10 cose che dovresti sapere sul tuo primo Bracco Italiano

Insomma, stai pensando di convertirti al credo braccofilo: alla buon’ora.
Accompagnandoti ad un Bracco Italiano brilleresti per osmosi della sua eleganza, al parchetto come tra i boschi diventeresti subito quello col cane strano e la passione per il vintage – dato che, malgrado le origini, è una delle razze più remote e meno diffuse nel nostro Paese – e illumineresti la tua casa con un raggio di sole a quattro zampe.
Però il Bracco Italiano è molto più di questo e per aiutarti a compiere una scelta responsabile, in nome della tua serenità, del benessere del cane e della tutela della razza, ti ho preparato una lista di cose che secondo me dovresti sapere.
Ma figurati, non c’è di chè.

Autoritratto con cane – A. Ligabue

1. E’ il cane da caccia più antico di sempre.
Il Bracco Italiano trova le sue radici nell’Italia medievale – all’anno 1000 risalgono le prime testimonianze di un cane “braccoide”, a pelo corto con la tendenza a fermare gli uccelli – dov’era ritenuto il fermatore per eccellenza e dalla quale venne esportato per divenire il predecessore delle razze che con lui compongono il gruppo 7 della classificazione FCI.
Nasce come ausiliare per la caccia con le reti e l’archibugio, raggiunge il massimo splendore col passaggio alle armi da fuoco diventando il cane dell’aristocrazia (che affianca in tantissime opere d’arte), per poi seguire il nostro Paese in un’epoca di crisi profonda che lo porterà quasi a scomparire, salvo rinascere agli inizi del ‘900 grazie all’operato di alcuni coraggiosi allevatori, che sapranno rigenerarne le caratteristiche morfo-funzionali adattando il bracco del passato al panorama venatorio moderno.
Poichè in lui rivivono la storia della cinofilia e dell’arte venatoria del nostro Paese, il suo viaggio attraverso i secoli merita di essere conosciuto e valorizzato. Poichè l’essenza del bracco di oggi non può prescindere da quello che è stato, la memoria delle sue origini deve rappresentare un punto fermo anche per quello che sarà.

→ Lettura consigliata: “Il Bracco Italiano tra arte e storia” di G.C. Manfroni & M. Ferri

2. E’ grande, grosso e…
Con un’altezza al garrese che va dai 55 ai 67cm sui quali poggiano dai 25 ai 40 kg di dolce peso, il Bracco Italiano non può certo considerarsi un cane da grembo – ma lui non lo sa e ti sta sempre appiccicato lo stesso!
D’altronde la struttura importante è funzionale allo sviluppo del trotto sciolto e spinto che, in particolare sui terreni di caccia, conferisce alla razza quel portamento nobile e vigoroso che la rendono unica e inconfondibile.
Però non farti intimorire dalla stazza: il Bracco Italiano può (e dovrebbe) vivere tranquillamente in casa!

3. Deve lavorare per vivere (bene)
Che tu scelga di acquistare un cucciolo o di adottare un adulto, di puntare tutto sul Pluri Campionissimo o di scendere in piazza con un bracchetto anticaccia vegano no-global, stai portando a casa il prodotto di una lunga selezione finalizzata alla creazione di un atleta energico e infaticabile, pronto a sostenere i notevoli sforzi fisici e il grande impegno mentale che richiede l’esercizio venatorio.
Insomma, un cane da lavoro.
Il che non significa prepararsi ad accogliere l’Anticristo (nel dubbio preparati lo stesso), semplicemente onde evitare che il cane accumuli stress, rivelando doti da demolitore altamente specializzato non menzionate nel curriculum, dovrai consertirgli di sfogarsi attraverso una buona dose di attività fisica, ma anche e soprattutto di concentrarsi su un vero e proprio lavoro.
Trattandosi di una razza estremamente versatile e capace di instaurare con l’uomo un’intesa particolarissima, le discipline alle quali ci si può avvicinare con un Bracco Italiano sono molteplici e delle più disparate: mondioring, obedience, agility, cani-cross, mantrailing sono tra le più diffuse, ma ho anche il piacere di conoscere bracchi antidroga arruolati ai gates di aereoporti internazionali o impegnati nel sociale come Mirto, che grazie al progetto MiafFIDO impara ad assistere persone con disabilità motorie e uditive.

4. Tiene cuore italiano!
Comunicatore efficace ed espressivo, regale nelle movenze, amante della buona cucina (è anche la sua stanza preferita!), irresistibile da cucciolo, latin lover per il resto dei suoi giorni, pensatore brillante, delfino curioso, legatissimo alla famiglia ma anche permaloso, mariuolo all’occasione e decisamente rufiano, il Bracco Italiano è un concentrato di italianità che scodinzola.
Per questo non c’è da stupirsi di come anche lui sia maestro nell’arte di arrangiarsi, esibendo in qualunque situazione una grandissima adattabilità – forse la vera marcia in più di questa razza – che nel tempo gli ha consentito di smarcarsi dall’etichetta di semplice ausiliare, per diventare prima di tutto un insostituibile compagno di vita.
Lontano dai boschi, dove scioglie le briglie all’avido cacciatore che è in lui, scoprirai nel Bracco Italiano un Amico prezioso, sempre pronto a seguirti ovunque (anche in bagno) ma con una personalità ben definita e indipendente, perspicace al punto di farti sentire stupido ma disposto a consolarti a suon di zampate o riportandoti l’orecchio, impareggiabile presenza fraterna per i tuoi bimbi ed una superlativa spalla comica per vari ed eventuali animali domestici – magari volatili esclusi.

5. Per molti ma non per tutti
Questo perchè il Bracco Italiano richiede una gestione all’altezza di considerevoli esigenze psico-fisiche spesso sottovalutate dai neofiti i quali, ottenebrati dall’entusiasmo e da quei due occhioni languidi e pii, mancano di intravedere l’intelligenza vivace e l’istinto primordiale sagacemente celati dall’italica bestiola.
Non farti ingannare dalle apparenze: quello che a te sembra un peluche grassottello, con troppe orecchie e neanche tanto sveglio è in realtà un fine stratega, disposto a qualsiasi bassezza pur di ottenere quello che vuole, ma soprattutto una forza della natura in attesa del momento giusto per scatenarsi.
C’è la concreta possibilità, ad esempio, che il Bracco Italiano lasciato libero tenda ad allontanarsi, guidato dal naso chissà dove, chissà per quanto tempo, rappresentando un pericolo per se stesso e per gli altri. Allo stesso modo, se non abituato, al guinzaglio tira come un trattore.
Per ovviare a certi problemi ed inserirlo nella società senza tutte quelle magagne che un cane di taglia medio-grande, grondante bava per giunta maleducato potrebbe causarti, è fondamentale armarsi di tempo, pazienza e coerenza ed impostare sin dai primi mesi una solida educazione di base, fondata sul rispetto reciproco, poche semplici regole ma più che altro tanti biscotti.
Ti accorgerai che lavorare con un Bracco Italiano, maschio o femmina che sia, oltre ad essere molto divertente, crea un rapporto straordinario e nel giro di pochissimo tempo, uno sguardo tra di voi varrà più di mille parole.

6. Pensa alla salute
In virtù della selezione operata fino ai giorni nostri, il Bracco Italiano può ancora considerarsi un cane piuttosto rustico, la cui aspettativa di vita si aggira intorno ai 10-12 anni.
Sebbene non risulti più colpito di altre razze dalle comuni patologie canine, tra i suoi punti deboli ci sono la pelle, che per cause genetiche e/o alimentari può sviluppare forfora, dermatiti o cattivo odore, e la predisposizione alla torsione di stomaco, che oggi si può prevenire grazie all’intervento di gastropessi preventiva.
Anche le lunghe orecchie penzoloni sono da tenere sotto controllo, in quanto batteri o alimentazione sbilanciata possono infiammarle fino a causare simpatiche otiti, ma soprattutto perchè rappresentano una comoda via d’ingresso per gli stramaledetti forasacchi, dai quali è sempre bene tenersi alla larga.
Infine il pelo corto, che perde a badilate per sempre, rende necessaria una maggiore accortezza nel prevenire punture di zanzare e flebotomi, ma permette di individuare facilmente spighe ed esseri immodi tipo le zecche, e ti agevola non poco durante i consigliatissimi bagnetti (anche) a secco.

7. Non è un cacciatore “chiavi in mano”
Certo alcuni soggetti possono risultare più precoci o determinati di altri, ma è molto probabile che per il primo anno di vita, il tuo Bracco Italiano non sappia neanche di essere al mondo.
Se può consolarti, ciò non riguarda soltanto la sfera venatoria, la lenta maturazione (soprattutto dei maschi) è tipica della razza e non deve impensierirti più di tanto: se la passione per la caccia gli scorre nelle vene, il tuo bracchetto si farà!
Solamente non aspettarti troppo da lui all’inizio, adotta un approccio soft, giocoso e costante nel tempo per stimolare l’istinto ed alimentare la sua fame venatoria, apprezzando i piccoli miglioramenti quotidiani. Dimentica le coercizioni, non forzare la mano e non mostrarti mai aggressivo: ricordati che il bracco è un cane molto sensibile, intelligente e permaloso, con l’atteggiamento sbagliato potresti compromettere il suo rendimento e il vostro rapporto in maniera irreversibile.

8. Ha uno Standard…d’eccezione
Dal 2010 la Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia proibisce “interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto dell’animale da compagnia o finalizzati ad altri scopi non curativi”, come la concheotomia (taglio delle orecchie) e la caudotomia (taglio della coda). Se a nessuno è mai venuto in mente di tagliare le orecchie a un bracco, la caudotomia neonatale preventiva è invece necessaria ad evitare lesioni e rotture della coda durante le azioni di caccia, per questo motivo il Bracco Italiano figura tra le 11 razze che, per l’ordinanza ministeriale emanata nel 2011 dal Consiglio Superiore della Sanità, rappresentano un’eccezione.
Inoltre, per la serie “forse non tutti sanno che”, lo sperone, che in altri casi comunemente viene asportato, nel Bracco Italiano è considerato caratteristica di razza.

9. Se è focato…
L’avvento dei social ha puntato il riflettore su un’evenienza finora nascosta sotto al tappeto dalla stragrande maggioranza degli allevatori nostrani: le focature, ossia delle piccole chiazze di pelo arancione visibili soprattutto sui mantelli roano marrone, ma presenti anche nei bianco arancio.
La loro origine è sconosciuta, così come il meccanisimo genetico che le provoca, ma sicuramente la loro comparsa niente ha a che vedere con il talento venatorio, l’equilibrio psichico e il benessere generale del soggetto che, esattamente come qualsiasi altro cane di razza e non, merita di essere amato e rispettato.
Devi sapere però che nei ring delle esposizioni cinofile le focature sono considerate un difetto da squalifica e i bracchi che le presentano non possono prendere parte ad eventi ufficiali nè essere messi in riproduzione poichè trasmetterebbero la colorazione sgradita alla progenie.

10. Uno tira l’altro
Ciù is megl che uan e lo sappiamo, ma il Bracco Italiano crea una vera e propria dipendenza. C’è qualcosa di lui che ti entra sotto pelle e dentro al cuore così in fretta e così a fondo, che ti domandi come hai potuto vivere fin a quel momento senza tanta dolcezza e simpatia accanto a te.
Tempo, spazio e risorse permettendo, posso garantirti che difficilmente resisterai alla tentazione di prenderne un altro, magari del colore complementare, magari del sesso opposto che moltiplichi bava, peli, aromi l’amore, l’allegria e il delirio nella tua vita che comunque, dopo il tuo primo Bracco Italiano, non sarà più la stessa!