Con buona pace della mia (a)socialità, posso affermare con assoluta certezza che le serate più memorabili della mia vita sono tutte scaturite da un bracco.

Quella che davvero non scorderò mai risale a diversi anni fa, quando Ulisse mostrava da un paio di giorni blandi sintomi di malessere generale (che comunque svanivano magicamente avvicinandosi alle ore dei pasti e che quindi non ci avevano allarmati più di tanto) – finché una sera, accovacciandosi per espletare i suoi bisogni, rilasciò davanti ai nostri occhi un’enorme pozza di sangue.

Glissando sul principio d’infarto collettivo e sulla notte di veglia disperata trascorsa in clinica col cane più di là che di qua, dopo due giorni di analisi e test incrociati finalmente ottenemmo una diagnosi certa: anaplasmosi.
E a causarla era stato il morso di una zecca.

Per la cronaca Ulisse se la cavò e trascorse con noi l’altra metà della sua lunga vita, però ricordo che non fu semplice per lui rimettersi in sesto: ci vollero almeno 2 settimane di terapie e un mese abbondante di riposo per il completo recupero, al di là della fraccata di soldi spesi e di uno spavento di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Questa storia edificante per introdurvi al mer(d)aviglioso mondo delle zecche e ricordarvi perchè devono morire tutte, possibilmente male.

Tanto per cominciare, queste bestie immonde sono classificate dalla scienza come artropodi affini a ragni, acari e scorpioni, ed esistono in centinaia di varietà che possiamo incontrare a diversi stadi vitali (uovo – larva – ninfa – adulto) che però non ci interessa imparare a distinguere poichè essendo malvagie dalla nascita, vanno rastrellate senza pietà e con approccio democratico.

Per essere sicuri di riconoscerle, comunque, vi basti sapere questo: fanno schifo, soprattutto le femmine adulte, che dopo il pasto di sangue possono aumentare di 100 volte il proprio peso iniziale (crystosanto), per poi prepararsi a deporre un numero abominevole di uova.

Comunemente le zecche popolano habitat ricchi di vegetazione ma si possono trovare praticamente ovunque dato che, non essendo per niente schizzinose, parassitano ogni sorta di organismo – dal piccione al capriolo dal gatto allo scoiattolo – conficcandosi nella cute del malcapitato e rimanendovi attaccate per ore o addirittura giorni o settimane a seconda della specie (e della perfidia).

Passando da un ospite all’altro diventano così vettori e serbatoi di tantissime malattie, talvolta gravi, ma soprattutto difficili da diagnosticare nonchè noiosissime da debellare e che, sebbene nella maggior parte dei cani interessino gli animali, spesso colpiscono anche l’uomo.
Eccovene una breve lista.

C’è da dire che solo nel 5% dei casi tali infezioni possono risultare pericolose per la vita, ma ciò non significa che rappresentino esperienze raccomandabili e poi perchè esporsi al rischio quando si può scongiurarlo con qualche piccolo accorgimento?

Come le zanzare, i pappataci, le processionarie e i forasacchi, anche le zecche abbandonano la fase di quiescenza alla fine dell’inverno e al minimo aumento delle temperature escono da ovunque-diavolo-si-nascondano per tornare a infestare i fili d’erba, in attesa di qualcuno a cui aggrapparsi al volo.
Per evitare di essere noi quel qualcuno, una buona idea può essere quella di non addentrarsi nell’erba alta per rotolarcisi senza cognizione e soprattutto, nel caso dei nostri cani, senza un buon antiparassitario.

Da marzo-aprile a settembre-ottobre infatti i classici repellenti sottoforma di collari o spot on come Exspot, Frontline, Advantix ecc sono fondamentali a prevenire le infestazioni e le punture di tutti i tipi, perchè grazie ai loro principi attivi allontanano e/o avvelenano qualsiasi forma di vita provi a penetrare il derma del cane.
Specialmente nel caso delle zecche però il loro effetto potrebbe non essere immediato, per cui una scrupolosa indagine tattile per verificare di non esserci portati a casa ospiti sgraditi è sempre consigliabile al rientro da ogni passeggiata.

Questo perchè le maledettisime zecche sono capaci di iniettare la loro sudicia testolina dappertutto, prediligendo le aree meno facili da raggiungere per il cane – tipo il muso, le ascelle, la coda ma anche l’interno della bocca, delle orecchie o gli spazi interdigitali – e una volta conficcato il rostro nella pelle diventa molto difficile individuarle ad occhio nudo persino su razze a pelo corto come il Bracco Italiano.

Qualora ce ne ritrovassimo una sotto mano è importante rimuoverla senza ulteriori indugi poichè, ammesso che sia infetta, le probabilità che trasmetta malattie sono direttamente proporzionali alla sua permanenza sul corpo del cane, in quanto gli eventuali patogeni e batteri vengono passati all’ospite insieme ad una parte del sangue che la zecca rigurgita dopo alcune ore.

Le tecniche per estrarla sono diverse e dipendono molto anche dal sito in cui la malefica si è attaccata.
Vietatissimo l’uso di alcol, sostanze tossiche o di fiamme libere per costringerla a staccarsi spontaneamente: oltre a danneggiare il cane si rischia soprattutto di indisporre la zecca che, a spregio, potrebbe decidere di anticipare il rigurgito vomitandogli dentro tutti i patogeni di cui dispone.

Per rimuovere una zecca il modo migliore è senza dubbio quello di usare delle pinzette apposite o quelle da sopracciglia, afferrarla per la testa e asportarla facendola ruotare delicatamente su se stessa, insultando lei e tutta la sua specie per l’intera durata dell’operazione (altrimenti non funziona!).
La cosa importante è assicurarsi di non romperla per evitare che il rostro rimanga iniettato nel cane causando infezioni o granulomi. Se ciò dovesse accadere si può tentare di rimuoverlo con un ago sterile o le pinzette di cui sopra, ma se non siete mai stati campioni dell’Allegro chirurgo meglio rivolgersi al veterinario.


Una volta staccata che non vi venga in mente di rilasciarla in natura. Uccidetela e fate tutto quello che dovete per sincerarvi che sia morta, nessuno vi giudicherà.

Completata la missione è cosa buona e giusta mantenere per qualche tempo sotto osservazione l’area del corpo venuta a contatto con la zecca: nel caso venissero a formarsi aloni o escoriazioni oppure si manifestassero sintomi quali febbre, dolore alle articolazioni, vomito, stanchezza o ingrossamento dei linfonodi vi consiglio di non sottovalutare la situazione e procedere subito con le analisi mediche del caso.

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