Questione di sp(h)iga

Al fine di aggiungere un tocco inquietante alle giornate di chi porta a spasso il cane ignaro delle minacce estive, dopo il saggio breve sulla vida loca delle gatte pelose, mi sembra opportuno proseguire la staffetta del terrore con un intervento a gamba tesa sui più insidiosi nemici dei nostri animali: gli ignorantissimi forasacchi.


Per chi vivesse al 25° piano di un grattacielo su Marte, i forasacchi sono spighe inutili, cattive e ubiquitarie, dalle quali bisogna guardarsi a partire da maggio e per tutta l’estate quando, ormai secchi, si staccano dalla perfida pianta madre per conquistare il mondo, o perlomeno romperci i cojoni.
Appuntiti ed agevolati da un’elegante peluria ad effetto velcro infatti, possono attaccarsi senza troppi problemi al pelo del cane e grazie alla demoniaca forma a V, riuscire a penetrare attraverso gli orifizi – principalmente occhi, naso, bocca, orecchie – o a conficcarsi nella cute per poi farsi largo dentro l’organismo causando otiti, fistole e altre cose belle.

Poichè infestano con la stessa arroganza campi incolti, pensiline dei tram e crepe nell’asfalto, procurarsi un forasacco è così facile da pensare di prendere il cane e segregarlo in casa dall’equinozio di primavera alla notte di Natale.
Ove la cosa, per quanto sensata, rischiasse alla lunga di diventare impraticabile, allora quello che possiamo fare per tutelare la sua salute è nell’ordine:
Impedire al cane di infilarsi e correre a perdifiato nelle aree infestate: il che significa tenerlo al guinzaglio (o non condurlo proprio) in aperta campagna e aiutarlo a dribblarle le spighe che si affacciano a bordo strada in città.
Estirpare dal nostro giardino, e volendo dai percorsi di passeggiata abituali, le Graminacee selvatiche quando sono ancora verdi, fascinose e innocue.
Bonificare l’ambiente in cui vive il cane, specie se condiviso con altri cani e con noi, che inavvertitamente possiamo diventare complici del forasacco portandolo in casa attaccato a scarpe o indumenti.
Spazzolare i cani a pelo lungo, tenendo le frange dei punti sensibili (orecchie e zampe) più corte possibili almeno in estate, oppure congratularci con noi stessi per aver scelto un bracco italiano.
CONTROLLARE SEMPRE E ATTENTAMENTE il cane al rientro da ogni passeggiata soffermandosi sul muso, l’interno dell’orecchio, gli spazi interdigitali, il ventre, le ascelle e la zona genitale.

Last but not least, saper riconoscere i sintomi di un forasacco già penetrato, per risparmiare al nostro cane ulteriore fastidio, dolore e danni che, a seconda del punto d’innesto, possono essere anche seri e permanenti.

Le localizzazioni più frequenti sono quelle a livello del muso, e riguardano in particolare orecchie e naso, i cui sintomi sono spesso i più facili da riconoscere.
In caso di forasacco nell’orecchio il cane scuote ripetutamente la testa in maniera molto energica, cercando evidentemente di espellere il corpo estraneo spesso peggiorando la situazione, dato che la forma del forasacco non gli consente di procedere all’indietro.
E’ bene quindi dare subito un’occhiata e, se la situazione lo consente estrarre la spiga.
Se invece il forasacco è già penetrato nel condotto uditivo probabilmente non è più visibile, ma il cane tiene piegata la testa sul lato nel quale avverte il fastidio (atteggiamento a testa ruotata): a quel punto una visita veterinaria è inevitabile per evitare infezioni, otiti o rottura della membrana timpanica.
Non accorgersi di un forasacco nell’occhio è quasi impossibile: il cane cerca in tutti i modi di eliminare il fastidio con le zampe, scuotendo la testa oppure tenendo l’occhio chiuso che in breve tempo presenterà arrossamento, una forte lacrimazione, gonfiore e pus.
Nel caso la spiga si infili nelle narici il cane starnutisce violentemente e a ripetizione, talvolta con gocce di sangue. Può accadere però che una volta abituatosi al corpo estraneo, l’organismo smetta di provare ad espellerlo, per cui i sintomi cessano facendoci pensare che sia tutto risolto, mentre il forasacco risalendo la canna rischia di conficcarsi nel naso formando un ascesso o peggio, proseguire lungo le vie aeree raggiungendo i bronchi.
Anche in questo caso una capatina dal veterinario è sempre raccomandabile, dato che la localizzazione a livello polmonare è la più pericolosa in assoluto.
Oltre che dal naso, la spiga può raggiungere gli organi respiratori anche e soprattutto attraverso il cavo orale, quando il cane, correndo a bocca aperta, la aspira senza accorgersene. In questo caso una strana tosse estiva può essere campanello d’allarme di una situazione da non sottovalutare perchè anticamera di gravissime patologie.
Può accadere infine che la spiga passi inosservata nascondendosi tra le dita, sotto le ascelle o s’incisti direttamente nella pelle, creando fistole o sacche di pus che oltre a gonfiore e arrossamento, portano il cane a leccarsi spesso la zona e/o a zoppicare. Se ci fosse bisogno di dirlo, l’unica cosa da fare il prima possibile è rivolgersi al veterinario.

Se personalmente non mi è mai capitato di imbattermi col cane in un plotone transumante di processionarie, nella mia vita ante-bracca, quando cioè mi accompagnavo a cocker spaniel e setter inglesi le cui frange di pelo raccoglievano la qualunque, quasi ogni estate era prevista una corsa disperata dal veterinario per verificare la presenza di un forasacco o per estrarlo sempre da un posto diverso.
Ieri come oggi erano ovunque e oggi come ieri fanno paura, ma è bene ricordare che con un pò d’attenzione, seppur nella sp(h)iga è quasi sempre una storia a lieto fine.