Come promesso, dopo l’apprezzatissimo Piccolo glossario del Bracco Italiano, ecco il capitolo dedicato all’universo venatorio e alla sua particolare cosmologia, fatta di termini ed espressioni non sempre facili da decriptare ma che potrebbe tornarvi utile conoscere se a caccia col bracco vorreste andarci eccome o per uscire a testa alta da eventuali discussioni con chi vi fa presente che dovreste.
A completare la trilogia arriverà la parte che indaga e sviscera il gergo di expo e prove, non appena troverò il coraggio.
Buona consultazione.


Cerca: “La cerca è la prima , in ordine di precedenza e di importanza, delle qualità del cane, la trama, il canovaccio sul quale si imperniano tutti gli atti del cane da ferma. Se il cane non cerca è inutile che abbia naso, che fermi, sia corretto e che riporti” – Cani, caccia, prove di G. Griziotti
La cerca è il movimento del cane sul terreno volto al reperimento della selvaggina, influenzato dalle doti naturali del soggetto e dalle caratteristiche dalla razza alla quale appartiene. Nel caso del Bracco Italiano, questa deve essere svolta in modo intelligente, metodico e sempre alla portata del cacciatore.

Lacet: termine proprio dei garisti, che descrive la presa di terreno del cane che perlustra l’area spaziando in diagonali a destra e a sinistra del conduttore, dando vita ad un’azione di cerca scrupolosa volta a non tralasciare territorio utile all’incontro col selvatico.

caccia bracco italiano

Collegamento: predisposizione dell’ausiliare a mettersi al servizio dell’uomo lavorando per permettergli di completare l’azione di caccia nel migliore dei modi. Attraverso un buon collegamento, il cane dimostra di cacciare non per sè stesso ma in sinergia con chi lo conduce, e questa è una delle prerogative più note del Bracco Italiano.

Senso del selvatico: “E’ l’intuito che suggerisce al cane dove alberga la selvaggina secondo la stagione, l’orario e l’habitat” – Giulio Colombo

bracco italiano caccia ferma

Prendere il vento: quando il cane si mette contro vento per raccogliere gli odori trasportati dall’aria.


Ulisse di Casamassima

Emanazione: effluvio, sono le particelle olfattive del selvatico trasportate dal vento e delle quali il Bracco va alla ricerca, alzando la testa, per rilevare la presenza di animali. Da non confondere con l’usta che indica la traccia odorosa lasciata dalla selvaggina sul terreno e sugli arbusti.

Discernimento: capacità di distinguere un odore e adeguare l’atteggiamento venatorio alla circostanza e all’animale da trattare.

Cane da penna: riferito al Bracco Italiano in quanto una delle razze da ferma selezionate soprattutto per la caccia agli uccelli. Tra i suoi preferiti ci sono: la starna (ormai praticamente estinta in Italia), il fagiano, coturnici e pernici bianche e rosse, beccaccia e beccaccino, il frullino, la quaglia, in montagna il gallo forcello, occasionalmente anatidi, la gallinella d’acqua e il porciglione. La sua essenza “generica” e polivalente comunque, rende la nostra razza una degna antagonista anche di lepri e volpi.

SPECIE-CACCIABILI

Passo: riferito agli uccelli di passo ovvero quelli che si trovano in un certo periodo dell’anno e in una certa regione quando la attraversano durante le loro migrazioni stagionali.

Carniere: termine che letteralmente corrisponde alla borsa di stoffa nel quale il cacciatore ripone la selvaggina abbattuta, ma che per estensione comunemente indica il bottino di caccia.

Ungulati: a questa categoria appartengono daini, caprioli, cervi e cinghiali, animali che non rientrano nel carniere del Bracco Italiano ma che, essendo caratterizzati da una forte presenza olfattiva, spesso rappresentano un problema per i nostri cuccioloni i quali, per fattori genetici e/o per scarso addestramento, possono esserne distratti e portati fuori mano.

Fare buono: quando il cane, avvertendo l’emanazione di un animale, comincia a scodinzolare. Attraverso il movimento della coda, il cane da ferma esprime le proprie percezioni olfattive – da qui la frase “quel che entra dal naso esce dalla coda” – rappresentando per questo un canale comunicativo imprescindibile.

Incontro: il momento in cui il cane viene a contatto con la selvaggina, avvertendone e accertandone la presenza.

Sfrullare: quando il cane non sente il selvatico e letteralmente lo investe facendolo partire.

Fermo al frullo: quando il selvatico parte, è importante che il cane non lo rincorra per evitare di disturbare l’altra eventuale selvaggina presente o interferire sul tiro del cacciatore. La correzione al frullo ha quindi lo scopo di insegnare al cane, che per istinto e avidità è portato ad inseguire la preda che scappa, a restare immobile.

bracco italiano trotto emanazione filata

Filata: è la fase di cerca che precede la ferma, per cui il cane rallenta l’andatura e a testa alta risale l’emanazione per poi arrestarsi in presenza del selvatico o altrimenti proseguire. Accompagnata da una fase di trotto morbido, la filata è da annoverare tra le più affascinanti e salienti cifre stilistiche del Bracco Italiano.
A caccia la filata è strumento efficacissimo, specialmente nel reperimento del selvatico diffidente. (…) il filatore difficilmente eccederà in sfrulli od in ferme in bianco.” – Le prove di lavoro dei cani da ferma di A. Chelini

cucciolo adulto bracco italiano roano marrone bianco arancio bianco marrone caccia ferma riporto fagiano

Ferma: avviene al cospetto del selvatico ed è un atteggiamento volto ad indicare la preda attraverso l’irrigidimento del corpo e della coda che risulta caratteristico e diversamente espressivo a seconda della razza, infatti come spiega Giulio Colombo “il pointer in ferma è fiero, accigliato; il setter è direi beato; il bracco e lo spinone sereni e calmi, l’epagnuel curioso, il kuzhaar compreso”.
Da Standard il Bracco Italiano ferma “restandosene il più delle volte eretto, o con gli arti un po’ flessi e la testa rivolta verso il selvatico. Eccezionalmente s’accoscia in pose contorte.”
Al pari di intelligenza, temperamento e olfatto, la ferma si annovera tra le qualità naturali del cane.

Ferma in bianco: (o “a vuoto”) il cane va in ferma in assenza del selvatico. E’ indice di inesperienza e/o di mancanza di discernimento.

Precocità di ferma: si ha quando la predisposizione alla ferma si manifesta sin dalla giovane età ed è una dote importante, da ricercare e selezionare nella razza, poichè sintomo di grande passione e mentalità.

Solidità di ferma: capacità di rimanere in ferma nell’attesa del conduttore per permettergli di concludere l’azione senza perdere la selvaggina. E’ questione di genetica e di addestramento.

ferma e consenso setter inglese e bracco italiano

Consenso: meglio se istintivo e non “costruito”, è un segno di rispetto alla vista di un altro soggetto in ferma.
Il cane che va in consenso non ha visto nè sentito la preda ma arresta la propria azione per non intralciare quella di un altro.


Ulisse di Casamassima in consenso su Del Zagnis Ray

Accostamento: tentativo del cane in ferma di avvicinarsi al selvatico, che nelfrattempo resta immobile, per guadagnarne un maggiore controllo dal punto di vista olfattivo oppure, soprattutto durante una prova di lavoro, di mettere pressione alla preda per stimolarne l’involo, permettendo così al cane di “risolvere il punto” nel poco tempo che gli è concesso.

bracco italiano in ferma

Guidata: da non confondere con la filata perchè è successiva alla ferma, nè con l’accostamento poichè in questo caso il selvatico è in movimento, consiste nell’inseguimento prudente da parte del cane, che cerca di mantenere il contatto con la selvaggina mentre questa fugge di pedina.

Olena di Casamassima

Risolvere: il cane porta l’animale a involarsi quando il cacciatore è nella condizione ideale per effettuare il tiro.

Rimessa: dove l’animale va a nascondersi dopo essere sfuggito al cane volando via.

bracco italiano riporto fagiano

Riporto: “Esso rappresenta la risultante essenziale, direi quasi l’epilogo della intera azione del cane veramente buon cacciatore. (…) Non si potrebbe definirlo tale se gli mancasse questa dote e non potrebbe mai essere considerato un soggetto completo” – Quarant’anni di addestramento di G. Puttini
E ciò deve risultare quantomai vero nel Bracco Italiano, che per natura è un ottimo riportatore e recuperatore.
Predisposizione innata ma spesso da affinare con un pò di addestramento, si parla di riporto quando il selvatico abbattuto risulta facile da individuare per il cane, che si limita ad andare a prenderlo per portarlo al cacciatore.

riporto cane caccia

Si parla invece di Recupero quando il selvatico è caduto morto in un punto inaccessibile al cacciatore (come può essere un roveto, un laghetto…) oppure, ferito, si è allontanato o nascosto. In questi casi la vista del cane non è sufficiente: deve ricorrere al naso e all’esperienza per individuarlo e alla passione per recuperarlo.

Olena di Casamassima

Dente duro: si dice di quei cani che, al momento di abboccare la selvaggina per riportarla, la rovinano mordendola, masticandola e spiumandola.

Qualità naturali: sono le qualità imprescindibili, poichè trasmissibili geneticamente, che fanno di un soggetto un buon cane da caccia. Tra queste: intelligenza e psiche, avidità e resistenza, olfatto e senso del selvatico, portamento e andatura, ferma consenso e riporto.

bracco italiano roano marrone in ferma su beccaccino

Stile: “Dal lavoro del cane se ne può conoscere la razza. Lo stile è l’espressione, nel lavoro, dei caratteri fisiologici e psichici. Ogni razza, infatti, sul terreno, risponde alle attitudini che dagli antenati ha ereditato, svolge vario comportamento sia nel movimento, sia nei caratteri psichici.” – Cinofilia venatoria di P. Ciceri
Tra le caratteristiche che più di altre fanno lo stile del Bracco Italiano è giusto ricordare il trotto e la presa di punto.

Presa di punto: sono tutti quegli atteggiamenti che il cane mette in atto quando viene a contatto con l’emanazione.

Dressaggio: addestramento impartito dal proprietario o dal dresseur che “sappia tendere all’affermazione massima della personalità del soggetto attraverso l’ordinato affinamento delle doti naturali stesse e la spontanea elaborazione di quelle acquisite nell’esperienza del lavoro corretto” – Il cane da ferma di V. Celano

Il Delfino: manuale sull’Addestramento del cane da ferma passato alla storia col nome del suo autore, Felice Delfino, Colonnello dell’Esercito ma soprattutto appassionato cacciatore ed esperto cinofilo che focalizzandosi sul rapporto tra cane e conduttore, sulla comprensione del soggetto e sull’obbedienza piuttosto che sulle coercizioni, agli inizi del novecento rivoluzionò il modo di addestrare divenendo antesignano dei metodi moderni e punto di riferimento attuale e senza tempo.

Strumenti

bracco-italiano-al-galoppo-a-caccia-col-beeper-in-prato-verde

Beeper: strumento sonoro da applicare al collare del cane che ne segnala gli atteggiamenti di ferma, risultando particolarmente utile quando si caccia su terreni molto ampi, sconosciuti e/o in condizioni di scarsa visibilità. Frequentemente abbinato ad un localizzatore GPS, ha sostituito e potenziato la funzione del tradizionale campano.

Campano: una vera e propria campana da appendere al collare per seguire gli spostamenti dell’ausiliare nella vegetazione finchè questi non va in ferma. Precursore del beeper, si basa però sul principio esattamente opposto.

Collare elettrico: è un collare utilizzato prevalentemente nell’addestramento venatorio che, azionato da un telecomando, produce suoni, vibrazioni o impulsi elettrici per scoraggiare comportamenti sgraditi. La natura stessa dello strumento e l’uso sconsiderato che talvolta ne viene fatto, da sempre pongono il collare elettrico al centro di controversie internazionali.

Corda di ritegno: corda lunga (anche una decina di metri) utile durante la preparazione del cane da caccia per trattenerne la caparbietà e guidarlo nell’impostazione ottimale di atteggiamenti quali ferma, consenso e guidata.

Clicker: comunemente utilizzato per insegnare ai cuccioloni l’educazione di base, il clicker è un piccolo dispositivo sonoro che, abbinato al rinforzo positivo (premio), accompagna con un “click” l’esecuzione corretta del comando impartito o dell’esercizio richiesto.
Tutt’altro che diffuso tra cacciatori/addestratori, lavorando con un soggetto che ha metabolizzato il meccanismo, il clicker può rivelarsi un valido supporto nella preparazione del cane a 360°.

Bibliografia:

Il cane da ferma di V. Celano
Cinofilia venatoria di P. Ciceri

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