Se da bravi cinofili tutti prima o poi ci sorprendiamo a meditare sulla scelta più etica tra comprare o adottare, a prendere posizione definitivamente nel confronto tra dieta casalinga, crocchette e BARF, o a collaudare sui nostri menischi la fantomatica differenza tra collare e pettorina, in quanto braccofili o aspiranti tali, c’è un’altra questione che ci attende all’uscio e che ciclicamente infiamma gli animi degli appassionati fin dalla notte dei tempi: ma il bracco italiano, bianco arancio o roano marrone?

E nonostante ai giorni nostri la si possa ritenere solamente (spoiler) una questione di gusto personale, non ho resistito alla tentazione e ho posto il problema sia sul principale gruppo Facebook del Bracco Italiano che sul nostro profilo collezionando tante risposte, il più delle volte abbinate a foto di bracchi bellissimi, sulla base delle quali ho potuto trarre due conclusioni interessanti.
La prima è che alla domanda canonica e volutamente generica – di che colore è o preferite il vostro bracco? – il 91% dei braccofili si è diviso di default tra bianco arancio e roano marrone senza fare una piega.
La seconda, che in diversi casi le foto allegate non combaciavano realmente con la preferenza accordata.

Infatti, da Standard, le colorazioni distinte e possibili per il Bracco Italiano non sono due, ma cinque.

  • Bianco (ormai estinto e da non confondere con l’albino o il depigmentato)
  • Bianco arancio
  • Melato arancio
  • Bianco marrone
  • Roano marrone
colore mantello bracco italiano roano marrone bianco arancio

E se raramente accade che un bianco marrone venga spacciato per roano, la stragrande maggioranza dei melati viene erroneamente definita bianco arancio.
Tranquilli, niente che ci spedisca in prigione senza passare dal Via, dopotutto vuoi per comodità, vuoi perchè alla fine è questione di…sfumature, da sempre bianco arancio e melati vengono raggruppati e considerati parte della medesima macrocolorazione, così come accade con roani e bianco marroni.
In questo senso non c’è blasfemia nel fare di tutta l’erba un fascio, ma fintanto che lo Standard riconoscerà quattro diverse varietà di mantello, ciascuna con le proprie peculiarità e talvolta una nicchia di appassionati esclusivi, credo sia giusto valorizzarle dedicando ad ognuna di esse le famose quindici righe di celebrità!


Bianco arancio

E’ senza dubbio la colorazione più distinta e distintiva del Bracco Italiano, quella che meglio lo contraddistingue e lo avvantaggia sui ring delle esposizioni – dov’è imbattibile al colpo d’occhio – come nei sottoboschi più fitti, addentro i quali la maggiore visibilità del mantello, secondo molti cacciatori, unisce l’utile al dilettevole.
Il bianco arancio era prerogativa anche del cosiddetto bracco nobile, tipico della zona piemontese, alto e di struttura leggera che agli albori della razza, quando il Grande Bracco Italiano si considerava ancora suddiviso in due specie distinte, faceva da contraltare a quello di tipo lombardo, più massiccio, linfatico e ovviamente roano marrone.

Oggi come ieri, i bracchi bianco arancio sono caratterizzati da un manto a fondo completamente bianco, macchiato con pezzature più o meno grandi e di colore arancio o ambra più o meno carico, di cui tutte le tonalità sono apprezzate e le nuances più sature, a differenza di quanto vale per i manti marroni, addirittura preferite.
Di contro, la loro pelle può rivelarsi più delicata di quella dei roani, ossia maggiormente predisposta ad arrossamenti o dermatiti, non per forza di origine genetica ma anche a carico di fattori ambientali e alimentari.

L’intensità delle gradazioni di arancio varia da soggetto a soggetto ed è regolata della feomelanina, il pigmento responsabile di tutte le sfumature di rosso, arancione e giallo comprese tra il Setter Irlandese e il Golden Retriever, delle nostre lentiggini e persino delle focature, la vera croce e delizia degli arancio in generale, poichè pur non palesando il difetto – dato che sul loro mantello le temibili macchioline beige fanno pendant restando quasi sempre in incognito – possono trasmetterlo alle successive generazioni, con tutte le conseguenze del caso.
Un bracco bianco arancio/melato infatti può essere fatto accoppiare liberamente (per modo di dire, vi prego) con un bracco di qualsiasi altra colorazione, ma con risultati sempre differenti sia dal punto di vista del fenotipo (i caratteri che il cane mostra) che, soprattutto, del genotipo (i caratteri che il cane può non mostrare ma dei quali è portatore e che trasmette alla progenie).

Infatti:
Poichè risultato dell’espressione di geni recessivi, l’unione (fedele!) tra due bianco arancio, darà vita sempre a e soltanto a cuccioli bianco arancio/melati.
Dall’amore tra un bianco arancio e un roano eterozigote (cioè che pur non manifestandoli, perchè il marrone è dominante sull’arancio, è portatore dei geni recessivi) potranno nascere sia cuccioli bianco arancio, sia cuccioli roani eterozigoti.
Invece dall’incontro tra un bianco arancio e un roano omozigote, com’era per esempio il nostro Rosco di Montericco, otterremo solo cuccioli roani eterozigoti che, in un accoppiamento con un altro roano eterozigote, potrebbero di nuovo dar vita a bracchetti bianco arancio.
Giramenti di testa? Agevolo diapositive.

  • TABELLA-COLORI-BIANCO-ARANCIO-X-BIANCO-ARANCIO

Melato Arancio

Affini per pregi, difetti e corredo genetico ai bianco arancio, i melati si differenziano per il mantello a fondo brizzolato, ovvero composto da peli bianchi e peli dello stesso colore delle pezzature, le quali appaiono più o meno grandi e di colore arancio o ambra più o meno carico, in relazione all’intensità della solita feomelanina, la quale in questo caso può conferire una colorazione ocracea anche alle unghie.

Malgrado un tempo tale colorazione non incontrasse il gusto di alcuni selezionatori che, al pari dei roani, li ritenevano “certamente dei degenerati o bastardi”, entro la fine del 1800 alla categoria dei melati appartenevano moltissimi tra i soggetti più forti e degni di nota che la razza avesse mai annoverato.
Per dire che non è un caso se ai giorni nostri i bracchi di questo tipo, pur essendo i meno famigerati, sono di gran lunga i più diffusi tra gli appassionati, che ne fanno sfoggio con orgoglio sui terreni di caccia come agli happy hour e in tutte le occasioni in cui vogliono essere sicuri di non passare inosservati.


Bianco marrone

Sono caratterizzati da un mantello a un fondo completamente bianco, interrotto da pezzature più o meno grandi di colore marrone, la cui tonalità più o meno scura dipende dall’eumelanina, il pigmento nero che “diluito” per effetto di geni che ne mutano la quantità o la struttura, copre tutte le gradazioni di colore che vanno dal Flat Coated Retriver al color fegato, passando per il blue del Mastino Napoletano al tono Isabella del Weimaraner.

Non sempre facili da battezzare e piuttosto difficili da selezionare – specialmente in passato, quando un presunto zampino d’oltralpe non li rendeva quasi mai cani attraenti – oggi i bracchi italiani bianco marroni vantano la colorazione più rara, forse ancora la più controversa delle quattro ma anche la più ricercata dai puristi ed esperti conoscitori della razza, che attrae con la stessa forza con la quale il marrone, preferibilmente tonaca di frate, spicca sul bianco senza vie di mezzo.
Il fascino di questi cani sta tutto lì, dove il non-colore incontra un colore caldo e profondo, ma ognuno dei due resta fedele a sè stesso, senza compromessi nè contaminazioni.


Roano marrone

Il bracco nobile sarà anche stato bianco arancio, ma il tipo selezionato dai Ranza, stirpe tra quelle che più a fondo hanno segnato la storia della razza, era di certo roano marrone.
E non di un marrone qualsiasi ma necessariamente di una tonalità chiara, che ricordasse il colore della foglia morta, del tabacco o se preferite…della tonaca di un frate, la stessa che dopo un viaggio nel tempo lungo due secoli è giunta fino a noi, continuando a rappresentare la stella polare di allevatori, roanisti maniaci e neofiti – ai quali, per capirsi, potrebbe essere utile il paragone col colore della cioccolata al latte.

Ricercato anche il color mogano (presente il Ciobar?) e i riflessi metallici, penalizzati invece i toni di marrone troppo scuri (quelli dalla Sacher Torte al Fondente NeroNero) che specie in abbinata ad un’eccessiva puntinatura del fondo e ad unghie quasi nere, rischiano di fare subito kurzhaarino mancato.

Questi soggetti sono contraddistinti da un mantello a fondo misto, in cui peli bianchi e marroni si mescolano riempiendo gli spazi tra una pezzatura e l’altra che tuttavia, rispetto alle altre colorazioni, tendono ad espandersi maggiormente sul corpo del cane, talvolta ricoprendolo quasi del tutto.
Peculiarità che può rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Infatti, se per certi versi un bel mantello roano definisce e rende unico il singolo soggetto sprigionandone il fascino, può altresì evidenziarne e amplificarne i difetti, lasciando all’allevatore ben poco margine di errore.

Riuscire a selezionare la giusta gradazione di colore, in questo caso non è che l’inizio.
Avvolta dal marrone una struttura gracilina verrebbe ulteriormente mortificata, una maschera facciale asimmetrica resa difficilmente mistificabile, un’iride per quanto di poco più chiara del dovuto avvistata da kilometri di distanza, esattamente come forfora, desquamazioni o altri problemi di pelle e pelo, sgraditi da tutti i punti di vista.
Per non parlare delle focature, che in particolare sulle tonalità testa di moro risaltano che è un (dis)piacere, diventando giudice, giuria e boia del cane che suo malgrado si ritrova a farne mostra tipo lettera scarlatta.
Per tutti questi motivi, il roano marrone è probabilmente la colorazione più impietosa, insidiosa e difficile da allevare con soddisfazione.
Ma anche quella capace di regalarne più di tutte.


Colori non ammessi dallo Standard

Con focature o tigrature evidenti

Nell’immagine illustrativa volutamente esagerate, le tigrature sono piccole striscioline di colore chiaro, analoghe a quelle che caratterizzano il manto di molossoidi come il cane corso o il pittbull e che in qualche rara occasione compaiono sul mantello del Bracco Italiano.
Da dove derivano? Perchè si manifestano? Non lo sappiamo ma costituendo un difetto per lo Standard di razza, i soggetti che le presentano non possono partecipare ad eventi ufficiali nè essere messi in riproduzione.

Più frequenti risultano invece le focature, piccole chiazze di pelo arancione che compaiono su sopracciglia, rime labiali/guance e sottocoda di certi soggetti, solitamente roano marrone, ma che vengono trasmesse anche dai bianco arancio, sui quali però è piuttosto difficile individuarle.
Le ipotesi sulla loro origine e natura si sprecano, ma ad oggi restano appunto solo ipotesi, poichè non supportate da alcuno studio scientifico che indaghi non solo la comparsa della focatura in quanto tale, ma anche sul come e perchè questa si presenti in una razza di cui non è propria.
Come in caso di tigrature, i bracchi focati non possono gareggiare all’interno di manifestazioni ufficiali nè mettere su famiglia. Ciò non significa che non possano accompagnarci in qualunque altro ambito della nostra vita, rivelandosi persino ottimi compagni di caccia.


Bibliografia

Dog Coat Colour Genetics
Il bracco nobile di Cesare Bonasegale
L’enciclopedia dei Bracchi di Claudio De Giuliani
Bracco Italiano tra arte e storia di Giuseppe Colombo Manfroni

Ringraziamenti:

Grazie agli amici braccofili che mi hanno permesso di arricchire e rendere più fruibile l’articolo concedendomi qualche foto dei loro soggetti. In ordine di apparizione:
Bianco arancio
Isadora (Olena di Casamassima X Grappo Gino di Montericco) di Giulia Del Buono; Mirto (Polcevera’sS Circe X Baloo) di Claudia Rossi; “Argo” Giano dei Colli Orientali (Contessa X Dante) di Nicola e Federica Busato; Orco di Casamassima (Bianca X Ulisse di Casamassima) di Catia Santopadre; Argento di Witigenove (Agnes od nebeske brany X Ulisse di Casamassima) di Karel Vadlejch; Baloo (Abruca dei Sanchi X Ulisse di Casamassima) di Sophia Taroni; Bianca di Montericco (Ira di Montericco X Arno di Montericco) di Antoine Bugeja.
Melati Arancio
Arno di Montericco (Pila di San Leo X Ulisse di Casamassima) di Antonio Ficarelli; Ira (Minerva X Ulisse di Casamassima) di Rinaldo Rinaldi; “Arte” Polcevera’sS Herriot (Afra dei Sanchi X Polcevera’sS Django) di Francesco Poggi; “Paco” Elvis di Cascina Croce (Beirut di Cascina Croce X Ginevra di Cascina Croce) di Fabio Poggi; Asconio di Witigenove (Agnes od nebeske brany X Ulisse di Casamassima) e Agnes od nebeske brany di Karel Kahuda; Ares (Agamennone di Cascina Croce X Beba di Cascina Croce) e Benito (Circe di Witigenove X Garibaldi) di Lorenzo Bertacchi.
Bianco Marrone
Nina (Polcevera’sS Futura X Ulisse di Casamassima) di Claudia Pellegrino; “Baldo” Adone dei Sanchi (Arpa dei Sanchi X Perù dei Sanchi) di Laura Venturini; Uberto (Bella Speranza X Ayrton dei Sanchi) di Cecè De Mauro; Cacao (Polcevera’sS Circe X Baloo) di Andrea Chianese; “Fiona” Sambuca (Olena di Casamassima X Grappo Gino di Montericco) di Gianpaolo Manerba; “Felice” Baskerville (Olena di Casamassima X Grappo Gino di Montericco) di Giovanni Baronchelli.
Roano Marrone
Dorotea di Montericco (Bila di Montericco X Ulisse di Casamassima) di Gabor Essosy; Baldo (Abruca dei Sanchi X Ulisse di Casamassima) di Francesco Bonfiglio; “Dante” Raniero (Olena di Casamassima X Grappo Gino di Montericco) di Daniele Colombarolli; Agrippina di Witigenove (Ulisse di Casamassima X Agnes od nebeske brany) di Karel Kahuda; Gilda (Bruna di Montericco X Ulisse di Casamassima) di Antonio Ficarelli; Gina di Montericco (Gilda X Gollum di Montericco) di Antonio Ficarelli; “Bruna” Dracarys (Olena di Casamassima X Grappo Gino di Montericco) di Giulia Lugli; Rosco di Montericco (Mia X Po di Montericco) di Andrea Vaccari; Talamone (Velia X Rosco di Montericco) di Roberta Ciampolini; Ulisse di Casamassima (Nube di Casamassima X Rosco di Montericco) di Andrea Vaccari.

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