Forse non tutti sanno che Gennaio e Febbraio sono il periodo ideale per effettuare sui nostri cani il test di controllo per la Leishmaniosi.
Questo perchè, essendo il flebotomo che la trasmette inattivo per via delle basse temperature, in caso di positività si avrà maggior certezza che il cane non sia stato semplicemente esposto al parassita ma sia già da considerarsi infetto e/o malato, per cui sarà necessario procedere da subito con ulteriori accertamenti, mentre in caso di negatività, potremo mettere le mani avanti grazie al nuovo vaccino.

Insomma, qualunque sia l’esito si tratta di un esame rapido quanto essenziale, che attraverso un semplice prelievo di sangue ci permette, in pochi minuti, di compiere un primo importante passo nella lotta a questa malattia incurabile, molto subdola e purtroppo sempre più diffusa, che oggi più che mai è indispensabile conoscere per prevenirla a tutti i costi.

Cos’è la Leishmaniosi?

La Leishmaniosi è una malattia parassitaria che nel cane è spesso letale se non trattata, poichè provoca danni progressivi restando del tutto asintomatica, celandosi dietro periodi di incubazione lunghissimi (fino a 7 anni) o manifestandosi con quadri clinici estremamente variabili e complessi che possono ostacolare la diagnosi precoce o la corretta stadiazione del soggetto colpito.
Infatti, come si diceva, un cane che risulti sieropositivo, a seconda del periodo dell’anno in cui viene testato, del titolo anticorpale rilevato (1:40, 1:80, 1:160…), delle analisi del sangue e degli eventuali segni clinici, può essere classificato come:

  • Esposto: positivo al test ma con titolo basso e clinicamente sano;
  • Infetto: positivo al test, clinicamente sano ma dalle analisi emerge la presenza del parassita;
  • Malato (a diversi stadi): positivo al test, mostra segni clinici e/o alterazioni ematologiche e urinarie riferibili alla Leishmaniosi.

In ognuno di questi casi, la scelta del percorso terapeutico da intraprendere è complessa e il più delle volte si procede per tentativi, ricorrendo a farmaci che tengano sotto controllo i sintomi e arrestino lo sviluppo dell’infezione, ma che ad oggi non sono in grado di eliminare definitivamente il protozoo, il quale rimane latente nell’organismo provocando talvolta della recidive.
La comparsa e l’evoluzione della patologia tuttavia, dipendono in gran parte dal tipo e dall’efficacia della risposta immunitaria del cane, che può essere stimolata e potenziata attraverso tempestivi trattamenti specifici. Anche per questo, riconoscerla quanto prima può fare la differenza.

leishmania infantum leishmaniosi

I sintomi

Soprattutto nelle aree endemiche – cioè dove la Leishmaniosi è ormai ampiamente diffusa e radicata – la maggior parte dei cani affetti non presenta alcun sintomo, convivendo per tutta la vita con la patologia senza mai manifestarla. In altri casi questa può restare silente per mesi come anni, palesandosi all’improvviso in modo aggressivo o con sintomi lievi e pericolosamente generici.
I più comuni sono:

  • Abbattimento
    Debolezza
    Letargia
    Febbre
  • Invecchiamento precoce (soprattutto a livello del muso)
  • Aumento/ diminuzione dell’appetito
  • Perdita di peso
  • Linfonodi ingrossati
  • Artrite
    Gonfiore/dolore articolazioni
    Zoppia
  • Epistassi
  • Lesioni cutanee e/o oculari
    Dermatiti assortite
    Alopecia
  • Onicogrifosi (crescita eccessiva delle unghie)
  • Insufficienza renale (la più frequente causa di morte dei cani malati)

Come, quando e dove si trasmette

Nel nostro Paese, la Leishmaniosi è provocata principalmente dal protozoo Leishmania Infantum, che viene trasmesso per via vettoriale attraverso la puntura di un particolare insetto, il pappatacio o flebotomo, ma anche – sebbene più difficilmente – per via sessuale, transplacentare e trasfusionale a diversi mammiferi quali volpi, gatti, roditori, cani ed esseri umani.
La patologia è quindi classificabile come zoonosi, cioè trasmissibile all’uomo, ma ciò non deve creare allarmismi dato che il contagio diretto animale-animale, animale-uomo non è possibile: perchè l’infezione venga trasmessa da un individuo malato ad uno sano, è sempre necessaria la puntura di un pappatacio infetto!

La Leishmaniosi si sviluppa in ogni specie con modalità ed intensità differenti, talvolta non ancora completamente indagate a livello scientifico.
Si sa però che mentre l’uomo può essere colpito in due forme distinte (cutanea o viscerale), ma entrambe facilmente diagnosticabili, trattabili e curabilissime, il cane contrae la patologia sempre in forma grave, cronica e quasi mai reversibile, diventandone per questo il principale serbatoio infettivo.
L’insetto che la diffonde infatti, non è che l’ospite intermedio nel ciclo vitale del protozoo Leishmania, il quale viene assorbito dalla femmina sana di flebotomo quando questa si nutre da un animale serbatoio e dentro di lei si sviluppa fino a raggiungere lo stadio infettante, per poi trasferirsi nell’organismo dell’ospite definitivo, dove inizierà a moltiplicarsi causando la malattia, nell’attesa di un altro pappatacio.

pappatacio flebotomo leishmania leishmaniosi

Sì, ma cos’è un pappatacio?
Il Phlebotomus perniciosus è un insetto ematofago tipo zanzara ma molto più piccolo e silenzioso (pappatacio= “pappare tacendo”), caratterizzato da ali strette tenute a V durante il pasto e dal corpo ricoperto di peluria giallina, che svolge il suo sporco lavoro ogni sera dal crepuscolo all’alba, indicativamente da Aprile-Maggio a Ottobre-Novembre.

Prosperando in climi caldi e umidi, i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo rappresentano l’habitat ideale per questi insetti, la cui presenza è assodata e persistente soprattutto in Spagna, Portogallo, Francia meridionale e Grecia.
L’Italia purtroppo non fa eccezione, anzi.
Se fino agli anni ’80 il problema Leishmaniosi riguardava prettamente il Meridione e le aree costiere del centro, in particolare Toscana e Liguria, l’innalzamento delle temperature e le maggiori movimentazioni di animali da e verso zone a rischio, hanno favorito la diffusione della malattia – della quale recentemente sono stati individuati focolai stabili persino in Piemonte, Veneto, Val d’Aosta e Trentino – rendendo oggi la nostra Penisola uniformemente interessata da questa minaccia.

Come si previene?

Facendo tutto il possibile per evitare che il nostro cane venga a contatto con un flebotomo infetto, così da tutelare la sua salute ma anche interrompere il ciclo di infezione e ritrasmissione che diffonde la malattia, ricorrendo a barriere fisiche, ingaggiando una spietata lotta chimica e incrociando le dita nella speranza di dribblare la sfiga.
In concreto, quello che possiamo e dobbiamo assolutamente fare è:

  • sanificare gli ambienti con insetticidi specifici (a tutela anche della nostra salute);
  • ridurre i siti idonei alla proliferazione delle larve che si nutrono di sostanze organiche in decomposizione e prosperano in natura (nidi, tane, incavi di alberi), quanto in ambienti domestici (crepe nei muri, cantine, cortili sporchi) e peridomestici (stalle, pollai, case abbandonate);
  • permettere al cane di trascorrere le sere/notti estive dentro casa oppure in box adeguatamente protetti con zanzariere a maglie fitte (1-2 mm);
  • all’arrivo della bella stagione, cospargere mensilmente il cane di ANTIPARASSITARI a base di piretroidi sintetici (l’unico principio attivo ad azione comprovata sui vettori di Leishmania Infantum) con effetto anti-feeding e insetticida, chiedendo al veterinario quale tra le varie tipologie disponibili in commercio meglio si adatta alle nostre esigenze.
    Tra i più efficaci:
    – Advantix, Exspot, Effitix, Frontline TriAct, Vectra 3D [SPOT-ON]
    – Scalibor, Seresto [COLLARI]
    – Duowin [SPRAY]
    N.B:L’applicazione degli antiparassitari vale anche e soprattutto per i cani sieropositivi per evitare che infettino a loro volta i pappataci, ma soprattutto che vengano nuovamente esposti all’infezione rischiando delle ricadute.
  • abbinare agli antiparassitari la VACCINAZIONE, che pur non garantendo la completa immunità, riduce il rischio di progressione della malattia e la probabilità di sviluppare dei sintomi.
  • nonostante le mille accortezze, ripetere il TEST annualmente, soprattutto dopo aver soggiornato con il cane in zone endemiche.

Bibliografia

Gruppoleishmania
Omeovet
LeishVet
ESCCAP

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