Cos’hanno in comune Bracco Italiano, Setter Inglese, Spinone, Kurzhaar ed Epagneul Breton?
Sono tutti cani da ferma nonché degni rappresentanti di una macrocategoria che oggi conta un numero sempre crescente di appassionati, quella dei cani da caccia.
Grazie alla loro estetica variegata ed irresistibile involucro di un’indole docile e giocherellona queste razze, appositamente concepite per svolgere un lavoro, da qualche tempo si ritrovano a surfare sulla cresta di un’onda altissima, che ne ha favorito una diffusione trasversale, sacrosanta ma per certi versi travolgente come uno tsunami, che rischia di lasciare dietro di sè solo tanta confusione.

Ai futuri proprietari è necessario ricordare che:
1. i cani da caccia sono cani da lavoro e (per il loro bene) in tal senso dovrebbero essere selezionati, a tal fine utilizzati o quantomeno rispettati;
2. non sono cani come gli altri, perché presentano attitudini ed esigenze molto specifiche;
3. non sono equivalenti neanche tra di loro, poiché persino tra razze sorelle come quelle che compongono il gruppo 7 esistono sfumature che rendono ognuna di esse unica nel suo genere, determinandone l’identità specifica e di conseguenza anche la maggiore o minore compatibilità con le nostre esigenze.

Al fine di ridurre ulteriormente il margine d’errore e fornire una bussola a chiunque desideri orientarsi nella scelta (e nella gestione) del suo agognatissimo cane da caccia, nasce quindi questa nuova serie di articoli realizzati in collaborazione con esperti cacciatori/cinofili, che mi aiuteranno a mettere in piedi un confronto organico tra il Bracco Italiano e i suoi omologhi più noti ed apprezzati – non per stabilire se esista o meno una razza superiore, bensì per evidenziare il meraviglioso lavoro di differenziazione operato dalla selezione ed invitare chi volesse ad approfondire determinati aspetti nelle sedi più opportune (mò non è che posso fare tutto io).

Per dare poco nell’occhio e farmi subito un sacco di amici, il protagonista dell’episodio pilota non poteva che essere il celeberrimo Weimaraner, raccontato dalla mia amica Monica Fiorani – multiproprietaria di bracchi (tedeschi e non) handler e addestratrice – che ringrazio per l’umiltà ispiratrice con la quale si cimenta nella passione che ci accomuna e per la disponbilità con la quale ha accettato di condividere con me la sua esperienza ed il suo sentire braccofilo.


Nome: Bracco Italiano
Gruppo: 7 – Cani da ferma
Continentale Italiano

Attitudine: cane da ferma versatile, specializzato sulla selvaggina da penna tipica dell’ambiente italiano.
Resistente, tenace, adattabile e collegato.
L’andatura tipica è al trotto.

Standard morfologico

Nome: Weimaraner o bracco di Weimar
Gruppo: 7 – Cani da ferma
Continentale Tedesco
Attitudine: In Italia è utilizzato prevalentemente come cane da ferma sulla piccola selvaggina, mentre nel Nord Europa ha un impiego polivalente ed è utilizzato anche nel controllo dei nocivi oltre che come cane da pista di sangue per il recupero degli ungulati.

Standard morfologico

Carattere:

Sensibile, riflessivo, curioso, energico ma anche sfacciato e rufiano.

Forte, indipendente, affidabile, intraprendente ma anche orgoglioso e permaloso.

Adatto alla vita in famiglia:

Classificazione: 5 su 5.

Classificazione: 5 su 5.

L’indole profondamente sociale e socievole che caratterizza entrambe le razze le predispone a sviluppare una fortissima intesa e complicità con il padrone, nei confronti del quale si approcciano sempre con serenità ed equilibrio.
D’altra parte, storicamente, il Weimaraner era l’unico componente della muta di segugi a vivere sotto lo stesso tetto del cacciatore, col quale sviluppava una sintonia preferenziale.
Lo stesso vale per il Bracco Italiano, che nel proprio conduttore trova il punto di riferimento della vita.
Al di là dei mille risvolti positivi sul piano lavorativo, la condivisione degli spazi casalinghi e delle dinamiche familiari è vitale per il loro benessere psico-fisico, dato che i bracchi si legano moltissimo a tutti i membri della famiglia osservandone la gestualità fino a comprenderla perfettamente, ricercandone il contatto e la presenza in maniera quasi morbosa e adattandosi ad ogni situazione pur di seguirli ovunque.

Chi può e anela a vivere in simbiosi con il proprio cane, in ufficio come in ferie, in entrambi i bracchi troverebbe un gustosissimo compagno di avventure (e merende).
Per tutti gli altri è invece consigliabile impostare da subito una corretta gestione dell’attesa e dei momenti di solitudine, dato che nel Weimaraner più che nell’Italiano, l’ansia da separazione insorge molto frequentemente.

Affidabile con i bambini (in supervisione):

Classificazione: 5 su 5.

Classificazione: 5 su 5.

Può stare in appartamento?:

Classificazione: 4 su 5.

Classificazione: 3.5 su 5.

Certo, sono i due cani più ingombranti del gruppo 7, sono energici, attivi e necessitano di uno stile di vita certamente sportivo e dinamico che non si limiti alla corsetta nel cortile condominiale o alla passeggiatina fino al giornalaio e ritorno, ma ciò non significa che i bracchi – italiani o di Weimar che siano – non possano vivere in appartamento: anzi!
Potendogli garantire tempi di sgambamento e lo spazio che meritano – senza imporre limitazioni impraticabili e stressanti sia per lui che per noi – la casa è l’ambiente ideale in cui vivere il rapporto con il nostro bracco, che soffrirebbe l’alineazione dal nucleo familiare al punto da presentare atteggiamenti sgraditi, tipo l’abbaiata compulsiva o la devastazione d’interni.

Potenziale distruttivo:

Classificazione: 2.5 su 5.

Classificazione: 4 su 5.

Moderato nell’Italiano, da alto ad altissimo nel Weimaraner che, come già anticipato, se non adeguatamente abituato o appagato mentalmente e fisicamente, risente molto del distacco dal padrone o della noia da inattività, con buona pace dei vostri complementi d’arredo.

Vita all’aperto:

Classificazione: 2 su 5.

Classificazione: 2 su 5.

Se ci tenete a rivederli, al di fuori delle mura domestiche il contenimento è d’obbligo.
Che si tratti del guinzaglio durante le uscite o di una rete perimetrale per la vostra villa con piscina, con cani di questo tipo non si può fare affidamento sull’educazione, sull’obedience o sui pezzetti di wurstel sempre in tasca: se l’istinto gli dice di partire dietro ad un gatto o ad un odore nell’aria, il massimo che potete fare è affidarvi all’Altissimo (ovvero al satellite di un buon collare GPS), perchè al bracco che si allontana a grandi falcate, che voi lo richiamiate offendendogli la mamma non gliene potrebbe fregare di meno.
Lavorare sulla disciplina fin dalla tenera età aiuta tantissimo, ma credetemi, non basta quasi mai, specialmente qualora non fossimo cacciatori e ci ritrovassimo per le mani un soggetto fortemente venatico.
Il consiglio ai neofiti è quindi quello di armarsi di pazienza, comprarsi un buon guinzaglio e/o affidarsi ai consigli di chi con i cani da caccia ci lavora tutti i giorni.

Con altri animali:

Classificazione: 1 su 5.

Classificazione: 1 su 5.

Niente è impossibile, ma una convivenza pacifica e a rischio zero – specialmente con le papabili prede (conigli, uccelli, gatti) – è altamente improbabile e senza le dovute cautele, fortissimamente sconsigliata!

Don’t try this at home!

Con gli altri cani:

Classificazione: 4.5 su 5.

Classificazione: 3 su 5.

Essere cani da caccia, per quanto selezionati per convivere e cooperare con l’uomo e i proprio simili, non equivale ad essere adorabili amebe prive di personalità e spina dorsale. Piuttosto aumenta le probabilità di risultare equilibrati, recettivi e ben predisposti – dalla selezione prima e dalla socializzazione poi – a stemperare le tesioni, abbozzandola ove necessario, al fine di trovare sempre un modo per riuscire a lavorare in sinergia per raggiungere un obiettivo comune. Ma se in questo senso noi (bracchi) italiani in generale risultiamo più mansueti, bonaccioni e propensi a buttarla in caciara, molti Weimaraner possono essere un attimino più rigidi e dotati di una tempra più robusta che gli impedisce di fare serata con tutti. Ciò non deve destare preoccupazione, piuttosto attenzionare circa un aspetto spesso sottovalutato ma che appartiene a tutti i cani soprattutto alle razze da lavoro più audaci e polivalenti.

Two is megl che uan?

Il Bracco Italiano da dipendenza e prima di quanto pensiate vi sorprenderete a ponderare l’idea di prenderne un altro. Se così fosse, andate pur tranquilli: la stragrande maggioranza di loro adora la compagnia e non avreste grosse difficoltà ad allargare la famiglia introducendovi un altro cane qualsiasi.
Se invece ai blocchi di partenza c’è un Weimaraner figlio unico, l’aggiungere un posto a tavola potrebbe essere un pochino più complesso per tutti i motivi di cui al paragrafo sopra.
Ci si riesce, perchè ci si riesce!, ma in questo caso il carattere del singolo soggetto, come l’abbiamo cresciuto e quanto saremo capaci di gestire gli equilibri che cambiano, avranno un peso maggiore!

Addestrabilità (Sciura):

Classificazione: 2 su 5.

Classificazione: 3 su 5.

Entrambe le razze sono predisposte all’apprendimento e alla collaborazione con l’uomo soprattutto all’interno del contesto venatorio, nel quale sapranno regalare divertimento e soddisfazioni.
Fuori da questo, tuttavia, la grande intelligenza e sensibilità dei bracchi non sempre ne facilitano l’addestramento, che in certi casi può rivelarsi un vero e proprio tentativo di esorcismo. Per questo è fondamentale adottare un approccio educativo paziente ma fermo, coerente e costante nel tempo, rassegnandosi all’evidenza del fatto che, per quanto disciplinati, la naturale inclinazione predatoria rende la stragrande maggioranza dei soggetti ambo-razze refrattari al richiamo e incompatibili con una rilassante passeggiata al guinzaglio.

Addestrabilità (venatoria):

Classificazione: 3.5 su 5.

Classificazione: 4.5 su 5.

A parità di potenziale, mentre il Bracco Italiano necessita di un addestramento su misura che tenga conto del carattere e delle caratteristiche psico-morfo-attitudinali del soggetto, il Weimaraner da bravo soldatino se la cava con molto meno, dimostrandosi più ricettivo ed in tempi più brevi ad un addestramento che deve essere comunque costante e risoluto.

Punti di forza

bracco-italiano-riporto-femmina-gallo-forcello

Intelligenza
Adattabilità
Resistenza
Collegamento
Recupero

Intelligenza
Addestrabilità
Acquaticità
Collegamento
Riporto

Abbaia?

Classificazione: 2.5 su 5.

Classificazione: 4 su 5.

Propensione alla guardia:

Classificazione: 2 su 5.

Classificazione: 3.5 su 5.

Il temperamento amichevole e compagnone del Bracco Italiano, in generale, non fanno di lui un guardiano affidabile. Non che il Weimaraner possa considerarsi aggressivo, ma di certo possiede un istinto di protezione più accentuato, la cui origine è da ricercarsi in uno dei suoi molti impieghi venatori, ovvero la difesa del capo di selvaggina recuperato. Questo aspetto, unito ad una maggiore tendenza ad abbaiare e ad una iniziale diffidenza nei confronti degli estranei, nel caso, lo rendono senz’altro più credibile!

Cura del pelo:

Il pelo non necessita cure particolari, ma ne perde parecchio durante tutto l’anno. La qualità (e l’odore caratteristico) della sua pelle invece dipendono da fattori genetici, ambientali e alimentari.

Il pelo (corto) non richiede attenzioni diverse da quelle di qualsiasi altro cane e il ricambio non avviene in quantità eccessiva.

Salivazione (bava):

L’abbondanza e la frequenza sono molto soggettive.
Però si.

No

Caudotomia (taglio della coda):

Ammessa

Ammessa nei soggetti a pelo corto

Patologie più comuni:

Torsione di stomaco
Displasia
Dermatite

Torsione di stomaco
Displasia
Sindrome di Wobbler
Iperuricosuria (HUU)
IBD

Costo

600 – 1000 €

1000 – 2500 €

Mantenimento mensile (per 1 cane sano modello base)

Approssimativamente 100 €

Approssimativamente 160 €

Cane per neofiti

Classificazione: 1.5 su 5.

Classificazione: 2 su 5.

Nè il Bracco Italiano comeCrystocomanda né il Weimaraner comeCrystocomanda possono considerarsi cani ideali per i cinofili alle prime armi o per chi, dentro di sé, sa benissimo di non avere tempo, spazio, voglia o competenze sufficienti a garantirgli la vita appagante che meritano.
C’è però da dire che anche noi, quando eravamo giovani e qui era tutti campagna, siamo stati neofiti eppure oggi eccoci qui, sani e salvi, a dire agli altri cosa possono o cosa non possono fare.
Per cui io metterei la questione su un altro piano cioè quello della consapevolezza.

E allora:
– siate consapevoli che questi cani, tanto adorabili ed eleganti da diventare negli anni oggetto di tendenza e finire al guinzaglio della qualunque, in realtà sono creature estremamente complesse e dalle esigenze contrastanti.
– siate consapevoli che in quanto bracchi sono cani molto dolci, empatici e coccoloni ma anche intelligenti fino a diventare subdoli e approfittarsi delle vostre debolezze per ottenere quello che vogliono, cioè la libertà di fare come diavolo gli pare.
– siate consapevoli che la loro paraculaggine insieme agli sguardi da piccola fiammiferaia sopravvissuta ad un disastro aereo li rendono quasi impossibili da educare con fermezza, ma che senza una disciplina ferma e costante la vostra vita può diventare un incubo.
– siate consapevoli che per quanto la selezione li abbia resi perfetti per vivere e lavorare accanto all’uomo, li ha anche mantenuti a strettissimo contatto con la loro natura primordiale, che li rende ancora oggi avidi cacciatori nel corpo e nella mentalità. E che anche voi lo siate o meno, per il loro istinto è del tutto irrilevante.

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