Il Principe Felice

O dell’ovvio, indegno e tardivo seguito all’articolo dedicato alla Principessa Fiona, nel quale si narra la storia a lieto fine di un cucciolo tra i più popolari delle 10 piccole Idrovore: Baskerville, detto anche CiccioBasky, nella sua nuova vita noto soprattutto come Felice.
E nonostante non avessi il minimo dubbio a riguardo, dopo averlo rivisto posso dire che lo è sul serio, di nome e di fatto: felice!
Il che non è sempre stato un epilogo scontato per lui visto che, agli sgoccioli dei suoi primi 60 giorni, sto canetto non se lo accollava nessuno.
Lo direste? Un arnese con questa faccia qui senza un tetto sopra la testa fino all’ultimo?

Momento: la verità è che ce l’avranno chiesto in duemila, ma se Baskerville aveva un superpotere, era quello di calamitare situazioni tragicomiche, così chi lo avrebbe usato per sfrattare la suocera, chi aveva bisogno di un antistress per il dogo argentino di casa, chi lo aveva praticamente pagato credendolo femmina (giuro), più passava il tempo più ci attanagliava il terrore di non trovare nessuno che se ne prendesse cura come volevamo noi.
Finchè è arrivato Giovanni.
Che mi telefona a titolo informativo sull’onda dell’impulso e finisce per sommergermi di domande, tutte di una pertinenza e di una sensibilità commoventi, chiedendomi di Baskerville perchè lo vorrebbe ma non può o forse può ma non si sente all’altezza o magari è all’altezza ma vuol essere certo di rappresentare la scelta giusta per il bene del cucciolo.
Dall’altra parte della cornetta, aggrappata all’ultimo lembo di una dignità ormai ridotta a groviera, io mi sarei messa a piangere di gioia, quindi avrei preso il cane e glielo avrei portato a piedi, singhiozzando, scalza.
Cosa che rifarei senza pensarci due volte.

Perchè esattamente come appurato con Dante, la Bruna e Fiona anche Felice è un bracco amatissimo, straviziato e con un posto speciale nel cuore di tutti i membri della famiglia. E chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo, magari durante le settimane pisane, sa bene che non avrebbe potuto essere altrimenti, dato che CiccioBasky, con la sua dolcezza disarmante, sembrava fatto apposta per diventare tutt’uno con delle persone che ne accogliessero l’indole amorevole e familiare: così è stato e niente potrebbe rendermi più…felice!

Un piccolo assaggio dell’ambiente meraviglioso in cui vive immerso il nostro beniamino l’abbiamo avuto appena raggiunto l’Agriturismo a due passi dal Lago di Garda, che ha il privilegio di chiamare casa e che anima insieme ad Otto, il bulldog che tutti dovrebbero incontrare una volta nella vita, il quale ci ha accolti con grande savoir faire, puntando tutto sulla proverbiale discrezione britannica.


Avrei passato volentieri il resto della giornata a guardarlo mentre, senza il minimo pudore, non lasciava niente di intentato pur di ripassarsi la povera Fiona, ma ero così impaziente di riabbracciare il mio bracchetto, che con la mente non potevo fare a meno di ripercorrere il PowerPoint dei best moments trascorsi insieme a lui.
Chi mi segue su internet o mi conosce di persona lo sa: io mi sono fisicamente ed emotivamente disintegrata per stare dietro a quei cuccioli e li ho amati tutti allo stesso modo, senza distinzioni nè riserve, come solo chi alleva una tantum può permettersi di fare.
Ma Baskerville.
Cosa volete che vi dica.
In mezzo al marasma di topolini appena nati, rossi fluorescenti e ai miei occhi ancora indistinguibili, lui è stato da subito quello bianco a pallini marroni. Neanche 24 ore dopo prendeva il nome dal mio libro preferito e nel giro di una settimana era già annoverato tra i più promettenti della cucciolata.

Allevarlo non solo è stato un privilegio, è stato anche clamorosamente facile. Quasi una passeggiata di salute, se paragonata all’impresa che fu tenere in vita la sua gemella diversa Fiona/Sambuca.
Dove lei era genio e sregolatezza, lui era tutto coccole e affidabilità.
Dove lei trasudava grinta, istinto omicida(-suicida) e rebeldìa, lui rilanciava con sguardi languidi, nobiltà d’animo e pace interiore.
Quando lei, giorno dopo giorno, si trasformava nella bella copia di Olena, lui lentamente si rivelava il clone di suo padre Grappo Gino di Montericco.

Al di là del valore morfologico, Baskerville era soprattutto un cucciolo al quale non si poteva non voler bene e che in pochissimo tempo ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti noi. Anche per questo, chiedere alla mia famiglia di separarsi da lui per affidarlo a Giovanni e Simone fu un gesto sofferto, che ho saputo perdonarmi solo nell’istante in cui uno splendido Bracco Italiano si è fatto largo tra i tavoli dell’agriturismo accogliendoci con la disinvoltura dell’oste consumato.
E penso che il mio cuore abbia mancato un battito.

Come Madre Natura abbia saputo trasformare un cucciolotto panzone e imbranato nel Signor Cane che mi sono ritrovata davanti rimane un mistero. Fatto sta che Baskerville, in tutta la sua acerba giovinezza, non sarebbe potuto crescere più bello e sereno di così.
In particolare di lui adoro il mantello – la cui pezzatura e tonalità di marrone sono marchio di fabbrica del papà Grappo – il movimento sublime, i lineamenti affinati dal tocco onnipotente del nonno Ulisse e poi la personalità affettuosa ma mai invadente o sopra le righe – anche grazie alle lezioni sul rispetto della privacy impartitegli dallo zio Ray a suon di amorevoli scagnate e tentativi di mutilazione (falliti in extremis).

Ma la cosa che più mi ha reso orgogliosa, è stato ritrovare la spontanea dolcezza che lo ha sempre contraddistinto nello sguardo e negli atteggiamenti.
Più delle chiacchierate telefoniche con Giovanni, dei messaggi, delle foto su Instagram è stato questo a darmi la misura dell’amore che lo circonda e che abbraccerà Felice lungo il cammino che lo consacrerà degno erede dei bracchi che lo hanno preceduto, senza mai dimenticarsi del CiccioBasky che è dentro di lui.

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