GravidAnZia – atto finale

Se noi due ci conosciamo e ultimamente siamo finiti a parlare dei cuccioli di Olena, non ti sarà sfuggito che mentre tu sorridi saltellandomi intorno, ripetendomi che appena nascono fate un pulmino e venite a vederli (scommettiamo di no?), io dall’altro lato impallidisco, inizio a sudare e rispondo a monosillabi.
Parimenti, se non ci conosciamo ma mi hai scritto per avere informazioni, avrai notato come io non sia riuscita a rispondere con precisione a nessuna delle tue domande.
Quanti sono? Avete una femmina? Ci saranno bianco aranci? Ma li vendi? Quanto costano?
Non lo sappiamo, ma speriamo di si, ma speriamo di si, l’idea è quella e dipende.
Perlomeno l’incertezza è cristallina.

Perchè persino una come me, che ha già programmato ogni istante della sua vita fino al luglio 2084, si vede costretta a tirare il freno a mano davanti al paradosso del gatto di Schrodinger: Olena è incinta, ma i cuccioli devono ancora nascere e sopravvivere, ergo esistono ma per quanto mi riguarda, anche no.
O per dirla in termini di meccanica quantistica: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.
Quando saranno qui, belli e in salute e ci saremo guardati in faccia, potremo pensare a come chiamarli e a quale facoltà iscriverli. Ma dopo.
Fino ad allora regnano solo i peggiori scenari apocalittici.
Da metà Febbraio. Di 31 anni fa.

E se per caso tu l’avessi già percorsa questa strada e ti stupissi del carretto ansiogeno che mi trascino da Novembre – quando Olena sarebbe dovuta andare in calore – quasi certamente sei un inguaribile ottimista (o magari una persona normale) oppure ti sei avventurato in questa impresa astenendoti da ciò che io avrei dovuto continuare a non fare per il resto della vita: parlare con le persone.
L’ho fatto per amore di Olena, di informarmi sulla gestione delle cose, raccogliere testimonianze, suggerimenti e consigli un pò da tutte le parti. Però col senno di poi certe cose sarebbe stato meglio non saperle, soprattutto perchè tra amici, veterinari e allevatori, porca miseria avessi trovato due persone due, che mi consigliassero di procedere alla stessa maniera almeno su qualche fronte.

Tipo i vaccini.
Quelli che hai fatto ma soprattutto quelli che avresti (o non) dovuto fare, prima dell’accoppiamento, a metà gravidanza e dopo l’allattamento, indispensabili per qualcuno, da evitare secondo altri, specie per via delle (potenziali) conseguenze sulla salute dei feti.
E già il pensiero di vedersi uscire roba con 6 zampe e 5 teste, come partenza non è il massimo.
Però a parte questo, i primi 40 giorni di gestazione, li abbiamo trascorsi in rassegnazione serenità.

A metà percorso, quando cioè hai la certezza che la cagna sia incinta, devi dare un giro di vite all’attività fisica, che magari per uno che alleva bulldog inglesi suona facile, per noi che abbiamo una cagna da lavoro, per giunta posseduta dal demonio, un pò meno.
L’alimentazione è un punto sul quale più o meno tutti (quelli con cui abbiamo parlato noi!) sono concordi, evitare la cucina casalinga per scongiurare carenze o surplus di vitamine, quindi optare per un buon mangime da cuccioli e femmine in lattazione.
Va da sè che anche qui c’è l’amico che invece solo carne e pane secco, quello che il mangime è giusto solo se costa 112 euro al kilo e quello che non cambia un tubo, moltiplica soltanto le razioni fino a somministrare al cane 1 kg di roba al giorno – peccato che Olena mangi da sempre 1 kg di roba al giorno, per cui a forza di aumentare gradualmente, adesso viene nutrita ad uso Jurassic Park.

Dulcis in fundo, la millemiglia di paturnie pre-parto.

Ma di che ti preoccupi, pensa a tutto la mamma, figurati che io quel giorno ero al mare.
Ci sono cagne che non fanno niente e sono del tutto cazzi tuoi.
– Falla partorire in una stanza tranquilla.
Mettila in salotto, così s’abituano subito al casino.
– La cassa parto di legno.
No che il legno fa le schegge.
– Sulla base mettici dei vecchi asciugamani, macchè asciugamani, straccetti sennò s’affogano, niente straccetti solo legno, si ma che schifo!
– Alla madre dalle un antibiotico, non glielo dare.
– Dallo ai cuccioli, ai cuccioli mai, basta il colostro.
– Dopo il parto lasciali tranquilli non stargli addosso.
Oddio ma se quando non ci sei te li schiaccia?
– La lampada a infrarossi ok, ma sempre accesa? siamo in Aprile.
Ma loro sono bagnati – eh ma si disidratano.

E se ti piglia fuoco tutto mentre dormi?
– Disinfetta bene prima, durante e dopo, quando entri e quando esci.
Ma cosa disinfetti che i bastardini partoriscono nei cassonetti?

– I cuccioli appena nati non li devi toccare.
Lo sai vero che quando nascono devi i
nfilargli un dito in bocca e percuoterli?

Giusto per rendere l’idea del perchè io non sia sicura di come ne usciremo.

Più impensierito di noi soltanto Ulisse, che si sta già immaginando baby sitter di un’orda indesiderata ed evitabilissima di mini samurai che se avranno il caratterino della mamma, c’è da farsi il segno della croce.
I suoi sguardi alla ma era proprio necessario? non ne sopporto già abbastanza?, la dicono lunghissima sul suo stato d’animo.

E poi c’è Olena, sempre più ingombrante, sempre più affaticata dopo ogni passo, che ogni tanto prova a rincorrere un merlo ma le viene subito il fiatone e allora preferisce accasciarsi al suolo, in attesa della prossima tranvata di crocchette.
Confesso che così incinghialita mi fa quasi impressione, però la vedo molto serena e in fondo è la scemina di sempre, con la sua mania di prendersi l’orecchio in bocca, di chiamare in continuazione con la zampina e infastidire Ulisse che ormai, riuscendo a seminarla senza difficoltà, appena la vede arrivare si teletrasporta all’altro capo del giardino.
Per fortuna c’è lei che scoppia di vita e sembra sapere esattamente cosa le sta succedendo e come dovrà comportarsi.
Non sappiamo cosa ci aspetta, ma in qualche modo lo affronteremo, perchè lei si fida di noi ma soprattutto, perchè io mi fido di lei.