Al Primo Raduno Mondiale del Bracco Italiano, San Gimignano 2014, ero una ragazzina che si aggirava tra il pubblico con un bracco al guinzaglio, la reflex in mano e un gigantesco punto interrogativo disegnato in fronte dall’incapacità di comprendere ciò che mi accadeva intorno.
Di competizioni cinofile sapevo meno di zero.
Dei presenti, benchè grazie all’internet ne sapessi identificare tanti, non potevo dire di conoscere quasi nessuno.
Di bracchi italiani, a livello tecnico, non ci capivo un tubo e vederne così tanti, così diversi, tutti insieme accresceva oltre alla mia ignoranza, anche un senso di inadeguatezza nei confronti del contesto e di quel cristiano al centro del ring che, in giacca e cravatta sotto il solleone, distingueva i bei cani dalle ciabatte con un solo colpo d’occhio.
Tornai a casa con un principio di insolazione, ricchi premi e cotillon – poichè Ulisse venne proclamato il maschio roano più bello e nella prova di lavoro lui e sua figlia Beppina di Witigenove vinsero le rispettive batterie – ma soprattutto con una gran voglia di elevarmi dal mio insopportabile stato di mediocrità.
Da questo sentimento, neanche una settimana dopo, nacque lo Standard Illustrato, un progetto che al di là di istruire la sottoscritta è stato utilizzato da esperti e neofiti di tutto il mondo.



Al Secondo Raduno Mondiale, nel 2017, capitai solo di passaggio.
Mi trovavo già in Toscana, impelagata in Una cosa divertente che non farò mai più e, sapendo che ad Arezzo si trovava praticamente tutta la mia famiglia braccofila, non resistei alla tentazione di spararmi 6 ore di treno per passare a salutare.
Col senno del poi, ne valse davvero la pena.
Tutti i bracchi per i quali facevo il tifo ottennero ottimi piazzamenti ma, soprattutto, ebbi l’opportunità di condividere la felicità di Antonio Ficarelli mentre con Gaio, Macchia e Grappo Gino di Montericco vinceva il Miglior Gruppo d’Allevamento, l’ultimo riconoscimento di una passione lunga 60 anni.



Malgrado fosse stata solo una toccata e fuga, ricordo perfettamente il clima che si respirava quel giorno al Prato e quanto fosse evidente l’impegno profuso nell’orchestrazione di un evento così imponente da parte degli organizzatori.
Mai avrei immaginato che, a sei anni di distanza, sarei diventata una di loro.
Per parlare del Terzo Raduno Mondiale del Bracco Italiano infatti, non posso partire che da qui: dalle persone che insieme a me hanno lavorato senza risparmiarsi, affinché quella di Arezzo fosse sì una grande festa, ma anche una seria opportunità di incontro e confronto internazionale, tesa a garantire il miglior futuro possibile per la nostra razza.
Su tutti, ci tengo a menzionare Franco Scortecci, per il quale ormai l’unico limite è il cielo ed il Presidente SABI Alessandro Ermini, che ringrazio per la guida che rappresenta e per avermi affidato responsabilità importanti senza mai lasciarmi sola ad affrontarle.
Siccome però nel conflitto interiore tra la totale mancanza di esperienza e le mie manie di controllo, ho rischiato comunque di rimanere uccisa, devo un grande grazie anche alle persone che mi hanno aiutata – Andrea, Francesco, Paola, Maria, Franco, Giancarlo – o che perlomeno non hanno infierito, mentre cercavo di ricoprire al meglio il ruolo di addetta alla segreteria.



Da questa prospettiva, il Terzo Raduno Mondiale ha rappresentato per me un’esperienza completamente diversa dalle precedenti: ha preso vita un anno fa come un traguardo che sembrava lontanissimo e si è avvicinato a grandi falcate, portando con sè un sacco di progetti e scadenze collaterali, monopolizzando sempre di più la nostra attenzione, per poi volare via in un attimo, lasciandosi dietro un po’ di stanchezza ma anche nuove amicizie, insegnamenti preziosi e tanti momenti da ricordare.
Ad aprire le danze è stato, come da tradizione, il Convegno sul Bracco Italiano e Allevamento.





L’8 Settembre scorso, nell’auditorium dell’hotel Minerva, alla presenza del Presidente ENCI Dino Muto e di decine di appassionati giunti da tutto il mondo, si sono alternati i relatori di quest’anno:
Stefano Frattini dell’Istituto Vetogene con un interessante approfondimento sui meccanismi dell’ereditarietà e sulla genetica in generale, tema sempre più studiato perché di basilare importanza per la conservazione ed il miglioramento delle razze.
Claudio De Giuliani Giudice Internazionale All Rounder che con una serie di slide ha fornito indicazioni molto chiare circa lo standard morfologico, ponendo l’accento sulla centralità del ruolo del giudice nel garantire il rispetto dei dettagli che determinano il tipo, quindi la funzione, quindi la sopravvivenza della razza.
Giuseppe Colombo Manfroni Presidente onorario SABI e oggi membro del Comitato tecnico, ha invece presentato un saggio sulla strada verso il futuro del bracco italiano che parte da molto lontano nel tempo ed è piastrellata di obbiettività, umiltà, collaborazione e…caccia.
Gian Carlo Perani Vice Presidente SABI, si è focalizzato sulle tematiche oggi più discusse, sviluppando interessanti riflessioni sugli aspetti evolutivi ed involutivi della razza che talvolta dividono i braccofili, incoraggiando questi ultimi a mantenere sempre viva la comunicazione ed il dialogo.
Gianni Benasso membro del Comitato tecnico, ha chiuso l’evento con un excursus sulla storia della razza, focalizzandosi sulle sue origini e sul legame antico ed indissolubile con la sfera venatoria, indispensabile a determinare il suo futuro.
Durante il convegno è stato anche presentato un progetto al quale tenevo moltissimo: l’Antologia del Bracco Italiano, una raccolta dei migliori articoli pubblicati sugli Annuari SABI dalla prima edizione (1988) ad oggi, realizzata con il patrocinio dell’ENCI.

La mission era quella di riportare all’attenzione degli appassionati di ieri e oggi le pagine più belle della storia della razza, raccontata in tempo reale dai suoi protagonisti.
Come è facile immaginare, leggere tanti annuari tutti in una volta, più volte, è stato molto impegnativo, operare una selezione utile ed organica tra autori ed argomenti lo è stato ancor di più.
Del risultato finale però siamo molto soddisfatti e spero lo apprezzerete anche voi.
Poi, finalmente, è arrivato il giorno del Raduno.
La giornata è cominciata molto presto e tra l’allestimento della reception e l’organizzazione dei compiti della segreteria, mi sono persa molti best moments dell’evento, tipo la foto di gruppo e la sfilata per le vie del centro storico, terminata in Piazza Grande con lo spettacolo degli sbandieratori e l’inaugurazione ufficiale alla presenza dell’autorità locali ed ENCI.


Lo so perché io ci sono arrivata per un soffio, dopo una corsa in salita/discesa/salita contro il tempo ed il sovrappeso, imboccando ovviamente tutte le viuzze sbagliate, per poi presentarmi davanti al pubblico paonazza, in debito d’ossigeno e con uno strano fischio nelle orecchie, al preciso scopo di leggere a reti unificate un discorso di benvenuto in inglese.
Per una come me, questa roba è il materiale degli incubi, ma per fortuna non ho avuto il tempo per preoccuparmene.
Rientrata alla base mi sono rimessa al servizio dei Soci e dei visitatori in generale, avendo l’opportunità di incontrare tanti vecchi amici, dare un volto a dei nomi virtuali e fare nuove conoscenze che spero di coltivare nelle prossime occasioni, con più calma e magari senza una scrivania che ci separi.








Dell’esposizione vera e propria non sono riuscita a seguire quasi niente se non, in volata, l’ultimo giro di ring della Porzy che sotto esame del giudice De Giuliani ha riportato un 2*ECC in classe Libera.
Sono stati giorni frenetici per tutti e, conoscendola, abbiamo capito che anche lei, in certi momenti, non vedeva l’ora di tornarsene a casa dalla sua finta-mamma Olena. Nonostante questo ha tenuto botta dimostrando sempre grande equilibrio e noi non potremmo essere più felici della cagnolina che è diventata.



Il raduno si è quindi concluso con la proclamazione dei vincitori assoluti tra i 229 soggetti a catalogo – cifre che fanno girare la testa e stabiliscono un nuovo record nella storia di questa manifestazione.
Non sono riuscita a farlo di persona, ma ci tengo a ringraziare di cuore chiunque si sia messo in gioco in una giostra di alto livello come solo un Mondiale può essere e mi congratulo con i proprietari dei soggetti che si sono distinti nelle rispettive classi e categorie.
Doveroso rivolgere un pensiero particolare alle famiglie di Jonathan Bardus e di Antonio Ficarelli che, in memoria dei loro cari, hanno messo a disposizione due premi speciali, assegnati rispettivamente al Miglior Giovane e al Miglior Gruppo d’Allevamento.




A questo punto, mentre per molti era già tempo di tornare a casa, noi addetti ai lavori avevamo ancora un appuntamento imperdibile: l’Assemblea ricostituente della SABI International, un’associazione che ha lo scopo di intensificare i rapporti tra l’Italia e il resto del mondo, al fine di mantenere ottimale lo stato di salute della razza e sotto controllo l’aderenza agli Standard originali di bellezza e lavoro, per preservare e uniformare l’unicità del Bracco Italiano.
Il progetto è senz’altro oneroso, ma il desiderio di portarlo a compimento è fortemente condiviso dai molti Paesi che hanno già aderito all’iniziativa con proposte interessanti, che ci impegneremo al massimo per concretizzare.
La cena di gala ha poi chiuso ufficialmente questa bellissima giornata di cinofilia e con tre ore di sonno scarse sulle spalle, eravamo pronti a cominciarne un’altra!
Tappa conclusiva di questa Triennale sono state infatti le prove di lavoro, il momento che personalmente preferisco, poichè ritengo non ci sia niente di più bello dell’ammirare il Bracco Italiano all’opera in quello che dovrebbe essere il suo habitat naturale: il terreno di caccia.
Mentre in varie zone di Collacchioni si avvicendavano le batterie della prova ENCI, io ho avuto il piacere di seguire ed assistere Giancarlo Cioni durante lo svolgimento della PQN (Prova Qualità Naturali) alla quale erano iscritti oltre 20 soggetti.
Per me è stata una mattinata molto bella ed istruttiva e spero sia stato lo stesso per i concorrenti, specialmente i non cacciatori e quelli meno avvezzi al mondo della cinofilia agonistica, che hanno così avuto l’opportunità di verificare sul terreno l’istinto e la naturale predisposizione venatoria dei propri bracchi anche a prescindere dall’addestramento.









Terminati tutti i turni, stanchini e leggermente accaldati ci siamo riuniti un’ultima volta per ascoltare le relazioni dei giudici e procedere con le premiazioni finali nella piazzetta di Pieve Santo Stefano, alla presenza dell’assessore e degli ultimi, stoici, partecipanti.
Dopo la cerimonia di consegna delle coppe e l’assegnazione dei Trofeo Bello & Bravo e Bello & Bravo Special, è arrivato davvero il momento di salutarci, dandoci appuntamento al 2026 per la nuova edizione, la quarta, del Raduno Mondiale del Bracco Italiano!



Prima di chiudere questa lunghissima cronaca personale, rinnovo i miei ringraziamenti all’intero Consiglio SABI, agli organizzatori, alle città che ci hanno ospitati, agli sponsor, agli esperti Giudici e al Presidente ENCI Dino Muto che ci ha sostenuti, permettendoci di realizzare una manifestazione tanto ambiziosa quanto importante per la nostra razza italiana.
Grazie a Pawel Prekop, Francesco Poggi e Marco Ragatzu per avermi concesso alcuni dei loro scatti.
Infine, grazie alle persone che sono al mio fianco da sempre, a chi lo è stato in questi mesi così impegnativi e a tutti coloro che vorranno esserlo nelle grandi sfide del futuro.



Commenti