Se ami qualcuno, tienilo al guinzaglio

Chiunque patisca la sorte di essermi amico nella vita social, mi ha letto concludere il 2017 lanciando anatemi contro chi porta il cane spasso senza mai tenerlo al guinzaglio perchè va d’accordo con tutti, chi lo lascia libero di vagare in autonomia tanto fa il suo giro e torna, ponendo l’accento in generale sull’ignoranza che sta alle spalle di chiunque si porti a casa un cane senza poi volerne o saperne gestire le reali necessità ed istinti, trasformandolo in una minaccia per gli altri animali, cose o persone che siano.

Lungi da me proprietaria di cani, per giunta da caccia, vestire i panni dell’ipocrita moralista che vorrebbe i nostri pelosi perennemente costretti alla corda ed immersi nell’infelicità di una vita vissuta nel divieto di poter assaporare la libertà di una corsa nel prato, magari dopo una giornata chiusi in casa da soli.
Al contrario, sono pienamente favorevole all’idea del cane rispettato anche nella sua esigenza di annusare, spiscettare in giro, socializzare coi suoi simili, purchè le circostanze lo permettano e si tratti di un soggetto equilibrato e sempre tenuto sotto controllo dal padrone.

Non ci vuole poi molto ad insegnare al proprio cane la condotta libera al piede, a restarci vicinovicino o a mostrare una qualche reazione davanti al richiamo: se fin da piccoli s’imposta un rapporto di fiducia e rispetto reciproci, l’obbedienza viene (quasi) naturale. Se invece non si hanno tempo, voglia, capacità di educare il proprio animale, proprio come si farebbe con un bambino per inserirlo nella società civile nella quale a modo suo dovrà vivere, allora probabilmente la decisione migliore è NON prendere un cane.
Nel caso fosse troppo tardi, siamo almeno abbastanza rispettosi da tenerlo al guinzaglio.

Perchè:
1. Lo dice la Legge
Adesso, non sono venuta qui a punirvi nel nome della Municipale, però ricordo a tutti che al di fuori delle aree appositamente concepite, il cane deve essere tenuto al guinzaglio – che non superi il metro e mezzo di lunghezza e c’è l’obbligo di portarsi dietro la museruola oltre ai famosi sacchettini per l’umido – senza aver paura di usarli.
Ergo, essendo il nostro cane considerato giuridicamente, civilmente e sentimentalmente un prolungamento del nostro corpo, siamo noi i primi a guadagnarci se ci dimostriamo capaci di crescerlo e gestirlo nella maniera più responsabile possibile.

2. Un cane slegato (magari) rompe le scatole
Agli appassionati pare impossibile, ma esistono anche persone che non gradiscono avere un cane tra i piedi – perchè hanno paura, sono allergici (alla normalità), indossano abiti non intarsiati di peli o impreziositi da bava di bracco – e vanno rispettate.
E’ profondamente scorretto imporne la presenza o costringere qualcuno a cambiare strada per non trovarsi ad avere a che fare con un cane che gira solo, o sufficientemente lontano dal proprietario da rappresentare un potenziale pericolo.

Penso alle mie già dolorosissime sessioni di jogging, durante le quali vengo spesso motivata a dare il meglio, dai classici cani mollati in campagna che mi rincorrono “per giocare” mentre invoco antiche divinità sumere, prima di tuffarmi al suolo per fingermi morta.
Che siano piccoli e tignosi e mirino al polpaccio, o grandi e coccoloni in cerca di carezze, non sono mai bei momenti.
Allo stesso modo, sarebbe carino tenere il proprio cane sotto controllo per risparmiare un brutto quarto d’ora a chi porta a spasso un soggetto particolarmente stronzo, particolarmente sfasciato o particolarmente in calore, tenendolo al guinzaglio proprio per evitare interazioni che terminino con una rissa, un morto o peggio, una gravidanza.

3. Si mette a rischio l’incolumità degli altri cani.
Proprio ieri pomeriggio stavamo passeggiando nei campi dietro casa, quando dall’erba alta è sbucato un aggeggio – 1/4 breton 3/4 polonio radioattivo – che si è avventato su Ulisse mordendolo al collo e alle orecchie mentre la proprietaria, presumibilmente impantanata nelle sabbie mobili, cercava di recuperarlo col metodo Montessori, ovvero ripetendo ossessivamente il nome del cane e accettando un fottesega come risposta.
Dice quello: son cose che capitano, e ci mancherebbe altro.
Solo che mentre Andrea strattonava a fatica il nostro bracco di 40 kg per evitare che del piccoletto rimanesse solo la pettorina, pregando la ragazza di venirsi a riprendere l’assatanato e magari di tenerlo legato, lei si giustificava con “pensavo mi ubbidisse” per poi continuare sulla sua strada seguita dal mini-velociraptor intonso, impunito e slegato, intonando il motivetto “Il mondo è mio”.
Peccato che invece il mondo sia di tutti e, in quanto esageratamente spazioso, sarebbe anche molto facile riuscire a conviverci, se solo tenessimo a mente che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri e che, oltre ad essere una precisa responsabilità penale, limitare l’impatto del nostro cane sulle esistenze altrui, è soprattutto un atto di civiltà.

4. Significa rispettare la natura.
Il cane, a prescindere dalla razza, possiede tutte le caratteristiche per rivelarsi un eccellente predatore e, ritrovandosi libero nell’ambiente, non si farà problemi a tornare alle origini improvvisandosi cacciatore.
Abitando nel bel mezzo di una zona di ripopolamento – che per chi non lo sapesse, sono aree dedicate alla proliferazione di specie autoctone, che qui vivono e si riproducono in tranquillità, visto l’assoluto divieto di caccia – ho perso il conto delle volte in cui ho visto shar pei, weimaraner o bastardini che fossero spingere branchi di caprioli su strade trafficate, rischiando di provocare un incidente, saltellare nell’erba alta alzando fagiani oppure lanciarsi all’inseguimento di giovani leprotti, poi lasciati agonizzanti a morire per niente.
Sarebbe molto bello se l’energia spesso canalizzata nell’indignazione per la categoria dei cacciatori, fosse invece utilizzata per prendere consapevolezza e condannare la leggerezza con la quale, tutti i giorni e senza imbracciare un fucile, mettiamo inconsapevolmente a rischio delle vite innocenti, pur di garantire momenti di svago scriteriato al nostro migliore amico.

E che dire poi di tutte quelle circostanze nelle quali ad avere la peggio in un incontro-sconto con il selvatico, potrebbe essere il nostro stesso cane? Pensiamo ai lupi, che almeno nelle nostre zone sono una realtà sempre più prossima, o ai cinghiali, qui in espansione estrema, che possono diventare letali persino per l’uomo quando si tratta di difendere i propri piccoli, ma anche alle nutrie, che lottando per la vita, possono trasmettere la leptospirosi.

5. Il cane libero è un pericolo per se stesso.
Gli apri la porta di casa, gli infili in tasca un mazzo di chiavi e ti raccomandi che alle 19 in punto si cena: da quel momento, il tuo cane si ritrova da solo con se stesso. Non c’è il padrone a dirgli che certe schifezze non si mangiano, che lì non ci si va, che questo non si fa e lui – che non è una personcina – si lascia trascinare dall’istinto in una marea di situazioni che non può e non dovrebbe affrontare da solo.
Potrebbe essere investito, picchiato, avvelenato, rubato, ucciso o potrebbe lui stesso provocare un’incidente o far del male a qualcuno.
Tutto questo senza che le sue azioni e il suo benessere smettano mai di essere una nostra responsabilità.

Si pensa di fargli un favore a regalargli il libero arbitrio, in fondo sei grande e vaccinato (almeno per i prossimi 3 anni).
Per come la vedo io, non è così.
Soprattutto se si parla di cani da caccia, selezionati per millenni allo scopo di farsi guidare dal naso verso qualcosa che potrebbe portarli anche molto lontano da casa, per tutti i motivi di cui sopra, la libertà incondizionata potrebbe rivelarsi una pessima idea.
Non c’entrano il collegamento, l’educazione o l’intelligenza.
Certe volte è solo questione di istinto e di pura fatalità: che in quanto esseri umani vorremmo controllare, alle quali i nostri cani si abbandonano e dalle quali, a volte, abbiamo il dovere di proteggerci a vicenda.