Da Olena a sirena

Dato che in famiglia di non normale ci sono già io, abbiamo deciso di costellare la crescita di Olena del maggior numero di esperienze possibili, così da non rischiare di ritrovarci tra le mani un caso canino pieno di tik e paranoie, incapace di prendere l’autobus da solo o staccare un assegno senza subire un attacco cardiaco.
Con all’attivo un’abbondante socializzazione intraspecifica, interspecifica, atmosferica, inserimento nell’ambiente expo, venatorio, di agility, contavamo finora un’assenza importante: il consolidamento della confidenza con l’elemento acqua, fondamentale in caso di riporto da un qualche laghetto in Toscana…ma più che altro perchè non vedo l’ora di comprarle il bikini.

Un primissimo e acerbo approccio l’avevamo avuto durante una gita sul Ventasso presso il Lago Calamone e già lì non è che l’idea di entrare in acqua ad Olena fosse risultata particolarmente brillante. Tantomeno a quel fighetto di suo padre, che per tuffarsi si tuffa, solo che poi passa il quarto d’ora successivo a scuotersi le zampine nel terrore che gli si arruffi il pelo!

Splash, riporto facile di Ulisse e voilà…ma si sa che il successo del riporto è reale solo se condiviso, d’altra parte i figli sò piezz’e’core!
Questo significherà selvaggina menomata per i prossimi 150 anni di caccia insieme, sapevamolo.

Poi c’è stata una piccola svolta in uno stagno dietro casa, certamente l’unico in cui pregavo che Olena non entrasse perchè più putrido d’una nutria d’Arno.
E invece lè, lanciato il ramoscello, un attimo di esitazione e poi riporto senza paura.


Rigorosamente non condiviso perchè da che mondo e mondo, quel che è di Ulisse è anche di Olena ma quel che è di Olena è solo di Olena!

Il vero divertimento però l’abbiamo trovato la scorsa settimana al mare.

Qui Olena si è trasformata da aristo-bracchetta mediopadana a Federica Pellegrini con la giogaia e gli speroni.
Dopo un inizio poco convinto – ragazzi saranno passate 3 ore dalla merenda a base di schiacciata e colombaccio?– si è rivelata un’infaticabile riportatrice, vincitrice a tavolino della staffetta Giulia-legnetto-Andrea-legnetto-Giulia e così via, oltre che molestatrice di passanti e bellezze al bagno.

Bersaglio preferito la cagnetta di fianco a noi, dalla quale però ha preferito prendere le distanze non appena ha scoperto che questa non solo non aveva il pedigree (oVVoVe), ma non sapeva neanche cosa volesse dire C.A.C. #cheporaccia

Temevamo che l’impresa sarebbe stata farle mettere una zampa in mare, invece il dramma è stato trascinarla fuori!
Non conosco la casistica per l’idiosincrasia verso l’acqua del bracco italiano ma per chiunque si trovasse a dover affrontare tale problematica, posso dire che la cosa si può risolvere e in un modo solo: con l’esposizione al disagio, esattamente come accade con l’avversione per la macchina.
Questo non significa coercire il cane a fare qualcosa che non vuole, leggi –> per l’amor di Dyo, non lanciare il cane in acqua!, bensì proporgli la situazione verso la quale mostra diffidenza, più volte anche per tempi brevi senza mai forzarlo fisicamente finchè non si abitua all’idea.
A quel punto stimolarlo ad esempio lanciando un legnetto in acqua inizialmente vicino, non mirando alla Sardegna!, poi sempre più lontano incitandolo a recuperarlo, quindi sommergerlo di complimenti quando affronta la paura e si butta!

Con un pò di pazienza è una cosa del tutto fattibile.
Dopodichè l’unico limite sarà il cielo!