Scritti da cani (da caccia) #3

Da alcuni anni ho il piacere di seguire gli aspiranti cacciatori nella preparazione all’esame che li abiliterà alla licenza di caccia.
Le lezioni consistono sostanzialmente nel seguire il programma richiesto dalla Regione e dalla Provincia, ma si arriva a parlare anche di temi non indispensabili alla burocrazia ufficiale, altrimenti gli aspiranti cacciatori sparirebbero dopo le prime 2 lezioni, ammazzati dal colpo di grazia dell’abbiocco del dopo cena scatenato dalla pesantezza ermetica della 157(la legge sulla caccia).
In queste pause salva-vita spesso si parla di cani e cinofilia, ovvero provo a presentare ai giovani seguaci di Diana le diverse prospettive venatorie e quello che si può fare con il proprio ausiliare.

Da quel che sento e che vedo, ritengo purtroppo che la cultura cinofila in Italia sia alquanto arcaica e il panorama dei possessori di cani sia ricco di personaggi egocentrici e particolari sotto tutti i punti di vista.
Ci sono quelli per cui un cane non è niente altro che un mezzo, chiuso in un box (o kennel che fa subito trendy) per tutti i Santi giorni dell’anno tranne quando si deve andare a caccia oppure a manifestazioni.
Quasi sempre sono anche gli stessi che inveiscono se vedono un cane da caccia dormire comodamente sul lettone, come se trattare male i cani aiutasse a migliorare le loro prestazioni sul terreno.
Per quel che mi riguarda, tra un bracco e un brocco, non è il divano a fare la differenza.
Poi ci sono quelli che cercano di trattare al meglio i propri compagni a quattro zampe percependoli come bambini, arrivando anche a straviziarli, con il grande rischio di umanizzarli.
Io credo che un cane debba essere trattato come un membro del nucleo familiare, in maniera degna, senza maltrattamenti, rispettando la sua natura animale ma rendendolo partecipe della vita del proprio branco a 2 zampe.

Ma non è di questo che volevo arrivare a parlare, ho fatto troppo “melina” per dirla calcisticamente.
Molto spesso gli aspiranti cacciatori mi domandano da dove iniziare ad addestrare il proprio ausiliare, dato che non ne hanno la minima idea.
Si trovano abituati a vedere conoscenti, parenti, amici che hanno cani per cui il seduto è già roba da circo, mentre un “piede” se non un “dietro” son robe da master universitario.
A loro rispondo che un’ottima base sono i libri sull’addestramento, ma alla domanda successiva che mi pongono vado già in difficoltà: quale titolo e quali autori?

Da quando è arrivata Olena, Giulia totalmente digiuna di addestramento ed educazione cinofila, ha rispolverato le biblioteche di famiglia in cerca dei testi Sacri che alla fine abbiamo letto entrambi in 2-3 giorni rischiando l’overdose.
Finito questo periodo sono tornato a riguardare singolarmente con più calma i singoli testi, e sono arrivato a una conclusione: i libri sull’addestramento dei cani da caccia, sono una palla pazzesca.
Se nello scritto non è riportata nessuna avventura o situazione particolare, hanno un effetto soporifero che nemmeno Marzullo nelle sue migliori interviste.
Gli autori non si sono evoluti, sono rimasti fermi a concetti etologici di 50-60 anni fa, come minimo.
Intendiamoci, tanti testi sono ancora validi e rappresentano la base da cui partire per addestrare, ma ritengo molto valido il consiglio che do a tanti ovvero quello di non fermarsi sul singolo libro ma di spaziare anche su altri autori, discipline e materie varie.
Gli autori di testi che preparano cani per l’Obedience, per l’agility e per tutte quelle nuove discipline uscite negli ultimi anni, hanno un approccio totalmente diverso e i cani sono visti in un’ottica nuova, molto più moderna.
Il loro modo di spiegare e di proporre gli esercizi, di far apprendere i comandi, subisce una continua evoluzione e affinamento delle tecniche, praticamente quello che è venuto a mancare agli autori di testi venatori.

Probabilmente ciò è anche dovuto all’involuzione di certi tipi di caccia.
Oggigiorno per esempio, chi pratica la caccia con il cane da penna è portato a credere che il cane debba essere un missile a cui viene montato un beeper che indichi quando il cane è in ferma manco fosse un camion raccogli-rifiuti in manovra.
Tutto il resto non conta e forse è così perchè fa comodo che sia così, nel senso che non c’è più da lavorare per il collegamento, per la cerca, per la ferma, per il riporto ecc, ma ne parleremo approfonditamente un’altra volta.
Per fortuna non tutti i cacciatori/cinofili la vedono in questo modo e c’è ancora chi non si accontenta e passa le giornate lavorando con il proprio amico a quattro zampe per migliorare l’intensa nel binomio uomo-cane.

Tornando a bomba, tra i pochi libri che ritengo leggibili annovero Il cane da ferma di Vincenzo Celano.

Mi piace per il modo di scrivere dell’autore, non avvezzo a usare paroloni ma molto concreto nello spiegare le sue idee e i vari modi in cui è intervenuto e ha lavorato sui soggetti. Ho scritto soggetti perchè l’autore pur allevando setter, cita negli esempi riguardante l’addestramento, molte altre razze.
Credo che adottare un approccio di apertura, attraverso il confronto con altre razze, sia il modo migliore per acquisire un bagaglio e una sensibilità ben maggiore di chi per una vita ha avuto a che fare con una sola tipologia di cane da caccia.

Altro libro interessante è quello che è considerato la Bibbia per i cani da ferma Addestramento del cane da ferma di Felice Delfino.

Questo volume ormai introvabile, è stato scritto da un militare appassionatissimo di caccia, che vagando per lavoro in Italia, aveva la possibilità di addestrare e cacciare nei posti migliori della nostra penisola 60-70 anni fa, forse prima.
Il libro si legge bene non tanto per le nozioni sull’addestramento, ma per le avventure campestri del milite che tramite la penna, ricrea nell’animo del lettore il clima e l’ambiente italiano di quegli anni regalando immagini suggestive e sapori unici.

Altro volume che mi è piaciuto per la facilità di scrittura degli autori Valeria Merighi e Giancarlo Passini, è il libro intitolato L’ Epagneul Breton.

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Qui, oltre a tutta una parte sulla storia, la selezione della razza e altro, il Passini da buoni consigli su come avviare il proprio cane senza l’utilizzo di formule empiriche, ma con un piglio deciso e sicuro tipico di chi ha visto e cresciuto tanti cani.
E sui bracchi? mi chiederete voi braccofili al di là dello schermo. Giusto per attirarmi le simpatie dei più vi dico subito che i 2-3 libri scritti da braccofili non mi hanno entusiasmato.
Non partono da concetti sbagliati, anzi, però sono buttati giù con stili che non mi catturano: i gusti son gusti!
Altri testi che mi hanno interessato, sono quelli sull’addestramento degli spaniels e in particolare alcuni scritti dell’amico Marco Morisi, allevatore e giudice d’altri tempi, che ha saputo allevare e addestrare i migliori cani tra gli springer spaniel negli ultimi 30 anni.
Per questi scritti non vi do nessun titolo, nemmeno un indizio, così potete faticare un po’ nel cercarli e avrete maggiore soddisfazione una volta che li avrete trovati.
Quel che conta secondo me è il non fermarsi mai nell’acquisire tecniche e informazioni nuove sull’addestramento.
Non bisogna farsi limitare dai preconcetti ma spaziare nelle varie discipline cinofile poiché non tutti i cani sono uguali e il solo saper proporre uno stesso esercizio in modo diverso, potrebbe rappresentare la svolta per trasformare un indisciplinato quattro zampe, in un piccolo lord.
Un cacciatore svogliato, in un grande compagno di avventure.