Kinder, Ulisse e i fagiani mannari

Nei giorni precedenti all’uscita, aveva imperversato un fortissimo vento freddo per cui avevo deciso che la giornata di caccia si sarebbe svolta in una stretta valle, che ritenevo ideale a dare rifugio agli animali che volevano sottrarsi alla furia dell’elemento.
Dopo essermi messo scarponi e ghette, assieme a Ulisse e Kinder ho dato inizio alle danze.
Il forte vento intanto si era calato e ora c’era solo una leggera brezza che non lasciava tempo al sole di scaldare l’aria.
L’erba era asciutta e senza un filo di rugiada, condizioni ottime per esaltare le capacità olfattive dei miei compagni di ventura a 4 zampe.

Dopo i primi minuti trascorsi nello scendere un piccolo poggio, iniziamo la lenta salita della valle, stretta tra campi coltivati in un fianco e una montagna viva nell’altro. Viva perchè questo monte composto principalmente d’argilla, annualmente stravolge tutto con frane e crolli, che di anno in anno rivoluzionano tutto l’ambiente circostante. A dividere la parte selvaggia da quella coltivata c’è un boscaccio, che si allunga per tutta la valle come il corpo di un serpente. Il bosco è fitto, composto da alberi,arbusti e cannuccia di palude che rendono la visuale molto limitata favorendo i selvatici che sfruttando il vantaggio, creano vere e proprie sfide.
Mentre risalivo, cercavo di tenermi al mezzo del fianco della valle mentre i cani battevano il terreno incrociandosi e scambiandosi i lati della cerca, bordeggiando ed entrando nel bosco ma senza trascurare i campi coltivati.
Ed è proprio a metà della risalita che Ulisse compie un accertamento in mezzo a un calanchino ricoperto di ginestre.
Il bracco cala l’andatura e sembra volersi staccare la testa dal collo per portare il più in alto possibile il naso, alla ricerca di una flebile emanazione che gli sfugge.

Con lo sguardo cerco il setter e mi porto di buon passo verso il bracco che sta cercando di dipanare la matassa dell’emanazione, ma vedo che il lavoro è quello giusto, silenzioso l’assecondo e tento di avvicinarmi ulteriormente.
Il cane infila la direzione giusta e a metà tra una stoppia e il coltivo, si inchioda in ferma.

Riesco a fare 2 passi ed ecco che parte una fagiana alla quale lascio alcuni metri per permettermi un tiro tranquillo.
E’ così che compio la prima padella della giornata, con la fagiana che se ne vola via sghignazzando per il mio goal sbagliato a porta vuota. Non faccio in tempo a finire di bestemmiare contro la mia padellite, e mi accorgo che Kinder il setter, nel rincorrere la fagiana ha avvertito altro, ed è piombato in ferma, seguito in consenso da Uli.

Imponendomi la maggior calma possibile, ricarico e mi porto vicino ai cani. Ancora una volta parte una fagiana, ma questa è meno fortuna della sua amica e cade fulminata dalla mia fucilata.
Ulisse mi riporta questo bellissimo fiore dell’appennino, che con molta cura e onore ripongo nella cacciatora.

Riprendiamo la cacciata e controlliamo una serie di campetti che si aprono in cima alla valle in una specie di anfiteatro. Dopo aver ispezionato i primi lati, indirizzo i cani verso il versante che confina con il bosco selvaggio, rifugio di cervi, cinghiali e anche lupi. Vedo sotto di me Kinder che galoppa, ma manca Uli.
Risalgo velocemente il monte e scorgo il suo collare arancione immobile.
Non riesco ad accorciare la distanza che il fagiano si stacca e vola via cattivissimo, tuffandosi nel bosco sottostante.
Azzardo la fucilata più per premiare il lavoro del cane che per velleità e il gallo sparisce incolume dalla nostra vista. Contento per il bel lavoro dei cani ma un po’ deluso dalle mie doti balistiche, riprendo a cacciare e iniziamo a scendere, battendo la parte selvaggia della valletta.
A un certo punto mi trovo a dover attraversare un reticolato, ricordo dei tempi in cui il bestiame veniva lasciato al pascolo. Mentre mi accingo, vedo che manca di nuovo Ulisse per cui con il setter mi avvio verso il luogo in cui l’ho visto sparire.
Non faccio 10 metri, che Kinder consente sul suo amico, più sotto di venti metri in ferma contro il bosco.

Potrebbe essere il posto adatto a ospitare una regina e con estrema cautela mi avvicino.
Anche Kinder fa lo stesso arrivando ad affiancare rispettosamente Uli. La cosa migliore sarebbe scendere sotto il luogo indicato dal cane ma qui il bosco è troppo ripido, cosa che mi costringe a rimanere dietro ai cani.
A un mio rumore, parte un fagiano che si butta a bomba in mezzo agli alberi, colpiti dalle mie fucilate al posto del pennuto.
Peccato!
È un guerriero con cui potrò misurarmi altre volte.
Battiamo un canalone nel bosco ma non troviamo nulla, risaliamo una calanco e quindi giriamo a sinistra tornando a scendere. I cani continuano a girare alla grande senza bisogno di un fischio o un’indicazione, perchè il loro lavoro non tralascia nessun posto adatto a fare da rifugio ai selvatici. Continuiamo la discesa e controlliamo dei boschetti e degli erboni che sono cresciuti sulle recenti frane che hanno interessato questo fianco di montagna.

A un certo punto, noto Ulisse che prende terreno lontano da me e sparisce. Lo rivedo comparire cento metri sopra, spostato sulla sinistra, che segue un’emanazione dentro a un folto gruppetto di giovani alberi.
Dietro c’è Kinder.
Uli scende e inizia a risalire su un poggetto ma qui si blocca in ferma, consentito dal frangiato. Non posso avvicinarmi ai cani, tra noi c’è una frana molle e l’effetto è quello delle sabbie mobili.

Faccio appena in tempo a tornare sul terreno solido che un fagiano si stacca davanti ai cani e parte planando verso valle, silenzioso e veloce come un mig. E’ troppo lontano e non penso nemmeno a sparargli ma noto che i cani sono ancora fermi, immobili, come se non si fossero accorti della partenza del selvatico.
Capisco subito cosa sta accadendo e senza perdere tempo, cerco di portarmi il più velocemente possibile vicino alla traiettoria tenuta dal pennuto . Quando sono circa a metà di questo cammino, un altro fagiano si stacca e imita il primo. Imbraccio, accompagno la traiettoria del fuggitivo e quando con il mirino gli sono davanti una decina di metri, lascio partire la prima fucilata che lo scrolla, ma non lo ferma.
Istintivamente mi porto ancora più avanti con la seconda, che chiude il fagio in volo facendolo cadere molto lontano ai piedi della frana. Mentre scendo verso il luogo in cui è caduto chiamo i cani che arrivano dopo poco iniziando una minuziosa opera di ricerca.
Passa qualche minuto, noto del trambusto in mezzo a un cespuglio e finalmente Ulisse ricompare con la bellissima preda, un’altra fagiana.

Contentissimo per le emozioni, riprendo a battere il territorio buttandomi dentro ai boschi alla disperata ricerca della prima beccaccia della stagione.
A questo punto fa caldo, ma l’aria non è pesante e si gira ancora bene.
I cani continuano il loro lavoro finchè a termine del bosco è il setter che si inchioda.
Aspetto Ulisse per il consenso, poi invito a guidare i cani ma niente si materializza davanti a noi. Continuiamo la nostra battuta per un altra oretta e a fine mattinata estasiati dalle emozioni vissute e le belle azioni viste, ci ritroviamo al punto di partenza dove così come’ra iniziata, termina la nostra avventura.