Raduno Mondiale: the dark side

Prima premessa: chi non è venuto (anche solo per assistere) al raduno mondiale è una pastinaca.
Seconda premessa: chiunque si ritenga allevatore / cinofilo/ braccofilo e non ha partecipato al primo raduno mondiale non è una pastinaca ma è quello che rimane alla fine del ciclo digestivo di chi mangia una pastinaca.
Perchè l’evento era così sensazionale che si poteva mancare solo a causa di morte violenta.
Forse, ma anche no. Bisognava esserci e basta.
In questo post scritto a freddo vi ri-racconto le 2 giornate del primo raduno mondiale del bracco italiano.

Mi riferisco solo alle giornate di sabato e domenica dato che a causa del tetris lavorativo-logistico-familiare non sono riuscito a presenziare al simposio del venerdì che però mi hanno riferito essere stato molto interessante e per questo me sto a magnà li gomiti.
Ci siamo rifatti abbondantemente nella giornata di Sabato che per noi è iniziata prima dell’alba quando, dopo un’ora buona di auto, arriviamo in quel magnifico posto che è San Geminiano.
Furgoni e van carichi di bracchi sopraggiungono da ogni dove e noi eccitatissimi ci precipitiamo in uno dei parcheggi indicati dalla mappa sorprendendoci per l’efficienza dell’organizzazione che ha provveduto a tenere le sbarre alzate a beneficio di chiunque partecipasse all’evento.
O almeno così credevamo.
Carichi come muli saliamo le scale, percorriamo i vicoli storti della cittadina e alle 7 spaccate, come recita il volantino, raggiungiamo il punto di ritrovo e troviamo…. che tutto era ancora da montare.
Per ingannare il tempo facciamo colazione nell’unico bar aperto poi al ritorno in piazzetta, iniziamo a riconoscere facce amiche nella marea di braccofili che si avvicendano in un carosello di strette di mano, foto e risate a risvegliare lo splendido borgo assopito.

Mentre aspettiamo che la manifestazione prenda il via si palesa il primo grosso problema: il caldo assurdo. Il comune di San Gimignano infatti ha proibito l’istallazione di gazebi, fatta eccezione per quelli riservati alla giuria, condannandoci ad un bagno di sole lungo 7 ore. Noi per fortuna e sveltezza riusciamo ad accaparrarci un posto all’ombra nel chiostro adiacente la Chiesa ma la stragrande maggioranza delle persone sarà costretta ad abbrustolirsi aspettando il proprio turno sul ring.
E questa è la prima nota dolente: organizzare un raduno con 200 cani, in un posto in cui non viene accordato il permesso di aprire un ombrellone non è cosa saggia soprattutto per il benessere dei partecipanti e in special modo dei bracchi, molti dei quali sono stati costretti in trasportini o peggio ad accompagnare il padrone sotto il sole ovunque egli andasse.
Tra una location per quanto bellissima e la tutela di cani e padroni, quest’ultima avrebbe dovuto essere prioritaria per gli organizzatori.

Tra una chiacchiera e l’altra, arriva il momento della sfilata per le viuzze del centro. L’idea è quella che i partecipanti sfilino alle spalle del portabandiera della propria delegazione, fatto stà che dopo i primi metri è già una corsa a chi arriva primo (ma dove?) e non si capisce più nulla.
Arriviamo nella piazzetta del Duomo dove ognuno si dispone come je pare per ricevere la benedizione delle autorità civili e cinofile sotto le sguardo dei bravi sbandieratori.
Memorabili gli attimi di panico al rullo di tamburo della banda che ha fatto imbizzarrire una buona parte dei bracchi presenti.

Sparpagliati poi facciamo ritorno alla piazzetta dove nel frattempo i ring sono quasi completati e finalmente si da il via ai giudizi.
I primi ad essere esaminati sono i bianco-arancio che la fanno da padrone nel catalogo della manifestazione con 100 presenze sul totale di 149 bracchi iscritti. Questi si avvicendano in 4 ring decisamente troppo piccoli, assolati, dissestati e in pendenza.
Non sono un giudice e non entrerò nei particolari, faccio solo 2 considerazioni: la prima è che la forbice dei colori ammessi nel bracco bianco arancio, è ormai troppo vasta. Passiamo dal giallo paglierino all’aragosta.
E’ ora che l’organo preposto affronti scientificamente la questione e cerchi di indirizzare noi appassionati nella selezione di colori giusti e possibilmente uniformi. La seconda considerazione è valida anche per i roani poichè non ho visto dei trotti e dei movimenti così entusiasmanti.
Diamo la colpa al selciato, diamo la colpa al caldo, però ho visto trotti macchinosi e pesanti. Qui mi è sorto un terribile dubbio: non è che con l’utilizzo ormai indiscriminato della braga, stiamo mettendo in riproduzione dei cani che non hanno la minima idea di cosa vuol dire trottare?

In attesa del turno di Ulisse ho guardato con interesse il ring delle femmine roane, dove ho visto diversi soggetti molto interessanti, belli, tipici con colori corretti in tutte le varie classi.


Ho poi dato un’occhiata agli esponenti dei maschi in classe libera e devo dire che oltre a non avermi entusiasmato, molti di loro mi hanno lasciato perplesso per colori, forme e movimento.
Quando arriva il nostro momento l’emozione e il caldo vanno di pari passo.
Sotto gli occhi del giudice Laschi si presenta un bel gruppo di maschi roani tutti piuttosto famosi.
L’interesse per Ulisse cresce negli occhi del giudice, che ci fa trottare numerose volte assieme agli altri nel ring, finchè decreta il terzo e il secondo posto incoronando il mio bracco vincitore dandomi una bella scarica di adrenalina che non mi abbandona nel secondo giro di ring quando Ulisse viene chiamato a contendere il titolo di miglior maschio roano. Dividiamo il ring con Aston dell’amica Roberta: Parma vs Reggio Emilia, storica sfida che calcisticamente avrebbe portato a risse inumane. Io e Roberta invece corriamo con il sorriso sulle labbra e la contentezza dell’ottimo piazzamento già realizzato dai nostri quadrupedi.
Ulisse porta a casa anche questa vittoria ma non riusciamo nell’intento di sbancare aggiudicandoci il titolo assoluto nei maschi,arrivando secondi.
Alla fine la bracca più bella del raduno è risultata essere Michelle di Forcati.

Contentissimi salutiamo gli amici e scendiamo verso il parcheggio pensando ai bracchi visti e riflettendo su quale di loro sarebbe stato un buon partito per la nostra Olena.
Ebbene in tutta franchezza sono molto in difficoltà nello scegliere un soggetto poiché non ho visto un maschio che mi colpisse e mi facesse bramare un suo erede.
Fermi tutti!
Non stò dicendo che i bracchi presenti fossero delle ciofeche anzi il livello è molto alto, c’è molta omogeneità ed è questo il vero pantano: non c’è più un n°1 che spicchi su tutti gli altri.
Fin da quando ho iniziato a frequentare il mondo dei bracchi, alle expò cosi come pure in prova, c’è sempre stato un campionissimo, un Giacherebbe dell’Angelo del Summano, una Rivana del Monte Alago, una Nefertite di Cascina Croce, un Mosè di Casamassima, un Pepe dei Sanchi, uno Zorro.
Tutti soggetti che quando erano presenti, non ce n’era per nessuno.
Oggi non è più così, il livello è molto standardizzato e nel bene o nel male nessuno svetta in modo così deciso.

Arriviamo in prossimità del parcheggio e vengo richiamato alla realtà dal trambusto verso le sbarre d’uscita.
Mentre al nostro arrivo le sbarre erano lusinghieramente aperte, per l’uscita c’è da pagare il pedaggio e visto che non avevamo il biglietto d’ingresso (poichè all’arrivo l’accesso era libero), abbiamo dovuto pagare a “forfait”: ben 15 euro per riscattare la libertà.
E qui son fiorite le bestemmie verso l’amministrazione e la sua trappola per noi ignari braccofili.
Ma la gioia di vedere Ulisse dall’alto dei suoi 8 anni arrivare così lontano ci distoglie dai cattivi pensieri, col portafoglio più leggero ma l’animo pieno di orgoglio salutiamo imprecando San Gimignano e imbocchiamo la strada di casa.

Teatro della seconda giornata sono le colline di Lajatico.

Essendoci un po’ ammoscati dei ritmi arriviamo con una buona mezzora di ritardo rispetto all’ora d’inizio indicata, inutile dire che anche stavolta ci ritroviamo abbondantemente in anticipo.
La mattinata di gara si apre nel peggiore dei modi, con la notizia che la prova a selvatico abbattuto si sarebbe svolta con turno in coppia. Alcuni tra noi insorgono, l’idea di far lavorare contemporaneamente due cani che non si conoscono mettendoli alla ricerca di un selvatico da contendersi nella cerca, nella ferma e sopratutto nel riporto non piace a nessuno. Così gli organizzatori tornano sui loro passi e si parte rispettando quanto annunciato originariamente, divisi in 2 batterie.
La campagna toscana col suo terreno tipicamente adatto alla caccia col cane da ferma rappresenta senza dubbio lo scenario ideale per questo tipo di prova.
Riesco ad assistere ad alcuni turni ma rimango poco colpito di quel che vedo.
Anche stavolta il nostro turno è dopo la banda e quando arriva il momento l’orologio segna mezzogiorno.
Ulisse scalpita ma deve attendere perchè il terreno messo a disposizione dall’azienda è esaurito, così ci rimettiamo in attesa del permesso di accedere ad un’altra area, non “seminata” di fagiani. Non faccio in tempo a presentarmi al giudice Cioni che Ulisse parte all’arrembaggio mangiandosi il terreno. Scollina e lo ritroviamo fermo contro una macchietta. Al chè mi avvicino, faccio guidare, il selvatico parte e viene impeccabilmente abbattuto.
Ulisse riporta e riprendiamo la cerca sfruttando tutto il terreno a disposizione ma nel giro di pochi minuti il turno tanto atteso è già concluso. Io e Ulisse usciamo dal campo soddisfatti di quanto dimostrato e ben speranzosi per la classifica.

Tornati al punto di raccolta scopro che anche il mio amico della Repubblica Ceca, Karel Kahuda ha ben figurato con la figlia di Ulisse, Beppina di Witigenove, a cui manca solo il riporto a freddo per convalidare il risultato. Beppina esegue l’azione in modo esemplare, raccoglie i complimenti del giudice e duplica le speranze di un esito eccellente!

Ci portiamo al Teatro del Silenzio che farà da cornice alle premiazioni e come un miraggio vediamo spuntare nel nulla due gazebi: la nostra oasi, un ottimo rinfresco ad alleviare caldo e fatica.

Quando i giudici prendono la parola il sole è alto e l’emozione, come il calore, cresce sempre di più. Dopo una lunga attesa ecco il momento di premiare le due batterie: la prima viene vinta da Beppina di Witigenove che si aggiudica il 1°ecc, stessa sorte per Ulisse di Casamassima che col medesimo risultato viene proclamato vincitore della seconda batteria.
Una gioia e una contentezza unica.
Il 1 raduno mondiale per noi non poteva avere epilogo migliore.

Visto l’importanza dell’evento è giusto trarre delle conclusioni.
Bravissima la Società specializzata a creare l’evento e a pubblicizzarlo.
Migliorabile l’organizzazione sotto alcuni aspetti quali l’orario dei ritrovi, le locations che non devono essere solo belle ma anche pratiche e accoglienti per i cani.
La parata, poteva essere sfruttata molto meglio sarebbe bastato che qualcuno avesse letto i partecipanti nazione per nazione.
Quello che maggiormente mi è dispiaciuto è che si poteva sfruttare maggiormente l’evento per fini scientifici – allevatoriali. Visto l’alto numero di bracchi presenti, si poteva ad esempio fare un rilevamento dei dati biometrici o indagini simili, utilissime sotto il profilo allevatoriale, così da capire in che direzione si sta evolvendo la razza.
Un plauso alle persone che hanno reso possibile questo evento, mi auguro che chi approderà nel consiglio della Società di razza nel futuro, sappia ripeterlo con lo stesso entusiasmo e la stessa passione, trasformandolo in un appuntamento fisso seppur eccezionale. Infine tutti i miei complimenti agli organizzatori che col loro grande lavoro hanno dato vita ad un evento unico e…ripetibile!