Oh Lena

Dopo giorni di slalom tra i suoi momenti di veglia e i miei momenti di coma, eccovi tra capo e collo il riassuntone della prima settimana con la nostra piccola Olena di Casamassima.

Iniziamo dai numeri: la cucciola ha 82 giorni, misura al garrese 40 cm, è lunga 41/42 cm e pesa circa 7 kg.
E’ un pò magrolina e per farle prendere peso ci diamo dentro col mangime a cui abbiamo affiancato la cura del parmigiano reggiano che se ha mandato a monte le mie ultime 20 prove costume perdio, funzionerà anche con lei.

Quando non è impegnata col cibo, il suo mondo ruota intorno ad Ulisse che rincorre tutto il tempo come un’indemoniata per leccarlo o mordicchiargli il muso…solo una volta ha puntato più in basso e c’è da scommettere che non ci riproverà.
Se Ulisse non è in zona ripiega su (in ordine di apparizione): sassolini, foglie secche, siepe, la famiglia di merli che popolava il nostro giardino e che non rivedremo mai più, stracci intrisi di sostanze tossiche, annaffiatoio, filo del trapano, la scopa (ma solo quella a setole fucsia), mobili appena restaurati, insetti morti, barattoli di vernice, il delicatissimo roseto della suocera.
Tra casa e giardino il pericolo è ovunque e mentre lei scompare-riappare-scompare io passo le giornate a correrle dietro immersa in uno stato d’ansia perpetua.
Se volete dimagrire non fate la dieta, fatevi un cucciolo.

Per fortuna è una tipina sveglia e adesso pare (pare) aver capito che certe cose proprio non le deve mangiare, tuttavia le schifezze che le ho tolto di bocca i primi giorni manco ve le spiego.
Ieri è stato anche il turno del mio cellulare: lasciato incustodito sul pavimento è stato rinvenuto per puro caso a un niente dal suo esofago.
E che dire dell’arsenale che le sta crescendo in bocca?
Non ricordo di che colore fossero le mie dita prima di tutto questo mercurio cromo.

Fortunamente la simbiosi con suo padre procede a gonfie vele.
Peccato che il tempo delle corse spensierate, degli sguardi complici, dei momenti padre-figlia sia già finito e adesso se li vediamo correre insieme è perchè lui sta cercando di seminarla.
Per carità, Ulisse le vuole un sacco di bene, ma a ‘na certa ce la smolla:“Ciucciatevela voi che io manco la volevo”, pare suggerirci mentre si allontana facendoci il gesto dell’ombrello.
Lasciata a piedi dal baby sitter, la sottoscritta è scesa di grado: da individuo sbaciucchiante autoproclamatosi “mamma” a misero clown da rodeo, il cui compito è rotolarsi sul prato sventolando pupazzetti e intavolando dialoghi improbabili per convincerla a sfogare il prurito gengivale sulla mia persona piuttosto che sulle orecchie del papà.
Il problema è che quasi sempre il mio piano funziona.

Ma non è che la rosica sia tutta sta tragedia, insieme ci divertiamo anche un sacco.
Per farle superare lo stress da viaggio (e per placare la sua sete di sangue) passiamo molto tempo in giro: l’abbiamo portata al supermercato, dal ferramenta, all’allevamento di Montericco, al negozio di animali, a conoscere le nonne e gli amici (tutti, anche quelli che non sentivamo dalle medie).
Ci è costato un botto in benzina ma almeno al pensiero di salire in macchina non si agita più.

Ovviamente non ci facciamo mai mancare quattro passi in quartiere per esplorare la zona e scoprire cose nuove.
Non ha ancora chiaro che i kilometri che maciniamo intorno a casa dovrebbero stimolarla a rilasciare certi bisognini fuori dal perimetro domestico, la signorina preferisce godersi la gita e solo una volta rientrata, sporcare come si conviene.
In compenso al guinzaglio è bravissima, tanto buona da farmi tentare l’atto di fede di slegarla nel boschetto dietro casa ed è andata bene, non è fuggita alla ricerca di una padrona migliore.
Già che c’eravamo ho pensato che tanto valeva fare la sborona e saggiare l’apprendimento dei comandi: ottima comprensione di tutte le varianti del No! (tra cui oddioNo!, aaahiaaaaNo!, escidaquestocorpoNo!); vaga intuizione del fatto che la parola Olena in qualche modo la riguardi ma non le interessa sapere come; malcelata rassegnazione davanti al vieni che innesca la modalità risparmio energetico di chi la pronuncia per cui lei è pregata di avvicinarsi subito, grazie; strafottenza più totale del “seduta” che mette in pratica sua sponte ma ad minchiam.

Portarla a passeggio è un piacere oltre che una buona occasione per fare amicizie anche se nella maggior parte dei casi incappo in pensionati cacciatori che appena vedono il cane smontano dalla bici e fanno partire il disco della stagione venatoria dell’ ’83.
Ho trovato anche un sacco di cinofili confusi e felici tipo che “Anch’io avevo un cane così, uguale però bianco, le orecchie più corte e un pò di pelo sulle zampe. Ma il mio era da caccia” oppure “certo siete andati fino in Puglia, non ci sono allevamenti di breton qui vicino?”.
Menzione d’onore a tutti quelli che:
a) non capiscono il nome del cane (e un sacco di altre cose): “ma Olena come la pornostar?”
b) non lo capiscono e non sanno ripeterlo: Orena? Volena? Eh? Rena? Oh Lena? Morena? Atena (!!!) ?
c) proprio non se ne capacitano: “scusate ma non era meglio Olga?”
Mi sento di chiudere con la sentenza della vicina molesta “proprio una bella cagnina, cammina come se avesse le emorroidi”.
E pensi signora, è comunque più elegante di lei.