Negli ultimi tempi mi è capitato di frequentare parecchio la concorrenza e di guardare con occhi diversi il Bracco Italiano, al punto di pensare a chi me lo faccia fare.
Voglio dire dedicare così tanta vita alla sua causa quando a me, alla fine, i cani piacciono tutti (tranne uno).

Come accade nelle più intense e lunghe storie d’amore, sono quindi ripartita alla scoperta di ciò che amo ed ho amato a prima vista dei miei bracchi italiani, ma soprattutto di quelle peculiarità che ho imparato ad apprezzare conoscendo davvero la razza e che ritengo la caratterizzino, nella speranza che tutto ciò che l’ha distinta fino ad oggi resista al tempo e alla selezione che cambia.
Questa è la mia lista.


1. L’ estetica

Se ne può essere immediatamente conquistati e altrettanto velocemente repulsi, ma a colpo d’occhio il Bracco Italiano non può lasciare indifferenti.
Ricorda un pò il Basset Hound ma è più alto e snello. Ha un chè del Segugio, rispetto al quale però è più strutturato e pesante – anche se non al punto di confonderlo con il BloodHound – cosa che invece accade di default col Bracco tedesco-francese-spagnolo-ungherese che sia.
Non c’è da offendersi, dato che a distinguerci ci sarà a malapena un grado di separazione, ma è giusto ribadire che l’unicità della razza passa anche dalla sua morfologia.
Niente urla bracco italiano più della sua testa, caratterizzata da assi craniali rigorosamente divergenti e dalla canna nasale montonina, che fanno da cornice ad uno sguardo bonario e umanoide che francamente non ha eguali. Lo stesso dicasi per la struttura importante e apparentemente incompatibile con la fluidità vivace del trotto che invece ne contraddistingue l’andatura, ma anche del mantello a pelo corto meravigliosamente bianco e arancio oppure di una esclusiva tonalità di marrone caldo, della giogaia ben distinta e abbondante q.b., del torace a botte o della coda spessa – e corta perdyo!
Piccoli eppure imprescindibili dettagli che denotano il tipo e che, incastrandosi, fanno la differenza tra un cane qualsiasi ed un bracco qualunque, ma anche tra un bracco qualunque ed un bracco italiano.

Lo standard morfologico che ne conforma la bellezza non ammette ignoranza, ma è anche sufficientemente elastico da permettere a ciascuno di trovare il suo tipo ideale.
Il mio si chiamava Ulisse di Casamassima e dopo tutti questi anni resta se non un obiettivo, sicuramente la mia tendenza.

2. L’eleganza (sul terreno)

Quando non ti si siede sui piedi per starti il più vicino possibile, non ti esporta la safena a suon di zampate, non si scuote all’ottavo grado della scala Richter sprizzando bava da tutti i pori o non rilascia flatulenze e rutti liberi destabilizzanti perfino per se stesso, il bracco italiano è senza dubbio un cane elegante.
Banalmente mi basterebbe dirvi di immaginarvelo al trotto, ma il mio consiglio è quello di non limitarsi al movimento di per sè, bensì di ammirare il bracco che si muove nel contesto cui appartiene.
Per esempio mentre è impegnato in una singolar tenzone con la selvaggina, durante la quale vi sfido a non emozionarvi vedendolo che allunga il collo di due metri per agguantare l’emanazione, chiudere gli occhi per assaporarla e una volta accertata la preda agganciarne l’odore scodinzolando come un matto, continuare l’azione a testa alta per poi scalare le marce e ritrovarsi in una filata lenta ma implacabile sulla sua scia, fino ad arrestare tutto il corpo in una ferma sicura e alta sulle zampe, in vigile attesa che il selvatico faccia la sua mossa e il cacciatore chiuda la partita.
L’eleganza del bracco italiano, per come la vedo io, sta in qualcosa di molto più complesso e atavico di un gioco di gambe fine a se stesso. E se non lo ammiri almeno una volta sul terreno di caccia, oltre a mancarne l’essenza, ti perdi soprattutto uno spettacolo della madonna.

3. Lo stile di caccia

Sarà la pigrizia, sarà la miopia, ma tra un cane che mi sfreccia davanti come un Intercity per poi andare in ferma in un’altra provincia – obbligandomi peraltro a correre per servirlo: non scherziamo – ed uno che invece dettaglia il terreno senza trascurare niente, rimanendo sufficientemente vicino da consentirmi anche di ammirarlo mentre lavora, personalmente preferisco il secondo.
E non si tratta di far prendere aria agli scheletri nell’armadio che vorrebbero il bracco italiano lento, pesante, un cane da pensionati. Semmai di riportare sotto i riflettori di una cinofilia sempre più pragmatica e meno filosofica, il lavoro del cane da lavoro che, a prescindere dalla razza di elezione, lo definisce e lo distingue in ogni aspetto morfologico, psicologico, funzionale e stilistico.
Quindi stupefacenti la velocità e gli strappi del pointer, fighissime le frange al vento del setter inglese al galoppo, ma l’approccio alla caccia sia dal lato fisico che mentale del bracco italiano, è a mio parere il più affascinante di tutti.

4. L’ estro

Dicesi “intelligenza” la capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell’esperienza e della contingenza.
E per quanto pertinente, per definire quello che c’è nella testa di un Bracco Italiano non basta.
Bisogna anche parlare di estro, inteso come ardore della fantasia e dell’immaginazione.
Perchè il Bracco è un artista: dell’accattonaggio, della paraculaggione, della piacioneria, dello sficcanasare, del cavarsi d’impaccio, del buttarla in caciara, dell’arrangiarsi e di tutti quei luoghi comuni ai noi fin troppo familiari, caratteristici di un irresistibile mascalzone latino.
La spiccata intelligenza è infatti solo la base sulla quale fioriscono quella sensibilità, empatia e perspicacia che gli consentono di interpretare la realtà che lo circonda, adattandosi ai vari contesti ma imponendo comunque il suo gioco, come solo i grandi fantasisti sanno fare.

5. La comunicazione

Nonostante si tratti di una razza pacifica e riflessiva, credo che il Bracco Italiano sappia essere anche molto estroverso – cioè proiettato al di fuori di sè – non solo nel manifestare le proprie emozioni, ma anche nel dedicare molto tempo ad interpretare e comprendere le nostre.
Le sue doti relazionali sono per questo spiccate e puntuali, per quello che riguarda la comunicazione non verbale ma soprattutto quella verbale.

Non che sia un cane abbaiatore, ma qualora incappassimo in un soggetto che non si fa remore ad utilizzare la voce, state sicuri che lo farebbe sempre a ragion veduta, almeno dal suo punto di vista!, e non solo per il gusto di fare casino.
Discorso a parte merita il mugugno ansiogeno e perpetuo – cioè quei versi gutturali di lamento misto a disapprovazione misto a impazienza misto a improperi – capace di protrarsi talmente a lungo da diventare la colonna sonora di una vita e tramite il quale il Bracco Italiano mette in discussione (tra le altre cose) la nostra privacy, la nostra cucina e il nostro stile di guida.

Alcuni soggetti sono per fortuna più compassionevoli di altri e preferiscono non esprimersi ad alta voce – i loro sguardi comunque valgono più di mille parole.

6. La polivalenza

Tanto per cominciare è un cane generalmente sano e che non richiede attenzioni particolari, perchè così lo ha mantenuto fino ad oggi la selezione a scopo venatorio.
La stessa che ne ha fatto un ausiliare atletico e robusto, quindi prestabile a qualsiasi disciplina, attività sportiva o di semplice svago, che richieda un minimo di fitness.
Dovendo lavorare a stretto contatto con l’uomo è psicologicamente equilibrato, docile e addestrabile, parimenti, dovendo collaborare con altri ausiliari è generalmente ben disposto verso gli altri cani, coi quali si relaziona e convive senza problemi.
Non essendo affatto stupido, si amalgama perfettamente al contesto domestico dove ama vivere circondato dalle comodità e dalla sua famiglia, ciò detto, essendo comunque un cane che esige il suo spazio, specialmente se in compagnia si adatta benissimo anche all’esterno, purchè in condizioni idonee al suo benessere.
L’indole mansueta lo rende inoltre un’ottima compagnia per i bambini, lo spirito avventuroso unito alle scorte inesauribili di energia ne fanno un ottimo partner per i tipi dinamici e il carattere dolce e affettuoso fa il paio con chiunque desideri un compagno di vita così insostituibile da non sentire mai il peso dell’impegno che in realtà un Bracco Italiano richiede.
Visti i tempi che corrono, se è vero che sopravvive solo chi ha gli strumenti per adattarsi, sarà tutto questo a salvare il Bracco Italiano dall’estinzione.

7. L’ Italianità

Il Bracco Italiano è uno di noi e dovremmo andarne più orgogliosi di quanto facciamo.
Non solo perchè è stato fatto in Italia secoli orsono, ma anche perchè può raccontare, a chi sa apprezzarla, una delle storie più antiche e affascinanti della cinofilia: la nascita del cane da ferma e il suo viaggio ad ogni latitudine della nostra penisola, attraverso le rivoluzioni culturali, le crisi economiche e le Guerre Mondiali arrivando sano e salvo (ma c’è mancato poco!) nel nuovo Millennio.
Questa razza è stata testimone di tutto ciò che ci ha determinati come individui e come popolo, incarnando ancora oggi tante sfumature che rappresentano in giro per il mondo la versione migliore dell’Italiano medio.
Fosse anche solo per questo andrebbe valorizzato e tutelato dall’esterofilia che ci contraddistingue, al pari ovviamente delle altre 17 razze Italiane, tra le quali il Bracco, malgrado i numeri contenuti, resta una delle più diffuse.

Razze Italiane: i numeri del 2022 (Fonte: I Nostri Cani: giugno 2023)

1. Segugio Maremmano – 5814 cuccioli
2. Lagotto romagnolo – 4432 cuccioli
3. Segugio Italiano a pelo raso – 3059 cuccioli
4. Maltese – 2671 cuccioli
5. Cane corso – 2613 cuccioli
6. Pastore maremmano – 973 cuccioli
7. Segugio Italiano a pelo forte – 710 cuccioli
8. BRACCO ITALIANO – 642 cuccioli
9. Mastino napoletano – 445 cuccioli
10. Spinone – 404 cuccioli
11. Bolognese – 385 cuccioli
12. Piccolo levriero italiano – 351 cuccioli
13. Volpino – 201 cuccioli
14. Cirneco dell’Etna – 188 cuccioli
15. Segugio dell’Appennino – 165 cuccioli
16. Mastino siciliano – 92 cuccioli
17. Pastore bergamasco – 56 cuccioli
18. Spino degli Iblei – 49 cuccioli



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Una replica a “Bracco Italiano: 7 cose che amo di te”

  1. […] conosco le persone, più amo il Bracco Italiano.E qualora le prime 7 evidenze non fossero bastate a convincervi della sua superiorità, ne ho pronte altre 10 che non vi […]

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About Me – chi scrive

Giulia Del Buono, millennial, classe ’86. Toscana per natura, emiliana per amore, cinofila per sempre, nel 2014 ho canalizzato le mie più grandi passioni – foto, cani e scrittura – e ne ho fatto BracchiReggiani. Mi manifesto anche su altri blog e riviste di settore. Dal 2022 sono Consigliere SABI & Segretario SABI International.

bracchireggiani@hotmail.com

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