Le expo ispirazioni

Per la serie #forsenontuttisannoche ma anche per la serie #esticazzi, lo scorso week end si è tenuta presso le fiere di Reggio Emilia, una serie di expo internazionali da capogiro alle quali abbiamo partecipato con gioia, non dovendo esporre un bel niente se non le nostre facce.
Ulisse infatti è già Campione e noi non siamo di quelli che i cani li ripresentano ad libitum: una volta finito il campionato, la domenica piuttosto si va a fà chiocciole; Olena invece è ancora troppo piccola per essere buttata nella mischia, per cui al momento ci troviamo in un limbo meraviglioso in cui tutto è già stato fatto e tutto deve ancora accadere.
Lasciato sul trespolo l’avvoltoio dell’anZia da prestazione quindi, ho fatto del mio meglio per godermi da spettatrice, 2 giorni su 3 di full immersion canina.

Era la prima volta che mettevo piede alle Fiere e sono rimasta piacevolmente sorpresa da tutto: l’organizzazione, la pulizia, il climatizzatore!, gli spazi immensi, il setting, e il fatto che essendo appena diventata socia del Gruppo Cinofilo Reggiano non pagassi gli 8 euro d’ingresso.
Dio vi benedica.
Se non fosse per lagggente e la democrazia, certe manifestazioni sarebbero tutto il bello che c’è.

Nonostante abbia grossi problemi ad entrarci, sono una di quelle che i ring se li guarderebbe tutti, perchè a parte i bei cani se ne vedono di tutti i colori.
E parlo delle 50 sfumature di fluo delle meches nelle chiome delle espositrici – che ve lo dico a fà, ho già preso appuntamento dal parrucchiere – delle discutibili mise di giudici ed handler, oltre al mare di casi umani a cui viene permesso di circolare senza che nessuno gli controlli l’antirabbica.
Se vi guardate un attimo intorno vi accorgerete che c’è l’imbarazzo della scelta: quelli con la labirintite che cercano un ring senza trovarlo, quelle che le mostre sono solo un’altra scusa per sfoderare la passeggiatrice dormiente che è in loro, quelli annegati nel catalogo, quelli impuniti che picchiettano con la mano sulla testa di cani altrui mai visti ( e mai una volta che ci rimettano un dito), gli esodati coi passeggini – fate qualcosa vi prego per quelli che di domenica, nei capannoni zipilli di cani e proprietari isterici, pretendono di farsi largo tra la folla coi figlioli nel passeggino – quelli che il cane lo cagano nel trasportino per recarsi con impellenza a cazzonesò per rimaterializzarsi 6 ore più tardi.
Io non sarò normale ma, specialmente in certi contesti, i miei cani non li perdo di vista un secondo e quando ne vedo alcuni lasciati incustoditi, mi sale un’angoscia che non ve la spiego.

Sempre a proposito di non essere normali, anche stavolta non abbiamo perso l’occasione per farci riconoscere.
Ecco quindi la famosa criniera di Ulisse impegnata in una staffetta intragruppo 7 che sfila al collo di Briony di Cavaldrossa, giovane setter inglese della mia amica Rossella, freschissima di CAC nonché Ris. CACIB!

Don’t try this at home, è roba per gente che degli sguardi perplessi a bordo ring non gliene frega un’accidente.

Domenica mattina invece ho potuto dare libero sfogo alla mia bambina interiore, quella che tutte le settimane si faceva comprare in edicola il giornalino dei cani, presto evolutasi in un ente cinofilo con gli occhiali snocciolante nomi dei Mini Pony e standard di razza, bullandosi nel quartierino perchè a parte lei, il cao de agua portoghese non lo conosceva nessun altro.
La stessa che nel millantato husky in regalo con le Big Babol ci aveva creduto davvero, la stessa che il suo cane preferito era il levriero afgano e prima ancora di averne visto uno dal vivo, si era preparata una collezione di bandane che così a pranzo non si sarebbe sporcato le orecchie.

Ma questo era prima che arrivassero i Backstreet boys.

Il fatto è che a qualcuno piace comprare vestiti, collezionare borse, emulare le ricette di MasterChef, spararsi 20 giorni a Formentera.
A me piacciono i cani.
E in questi giorni sono tornata 7enne, al periodo in cui mio padre chiese a me e a mio fratello – visto che così tanto desideravamo un cane – di quale razza l’avremmo preferito ed io, con la mia collezione di Quattro Zampe alla mano, l’avevo steso.

Aggirandomi tra i ring come in un negozio di giocattoli, ho immaginato di portarmeli a casa tutti, o almeno uno per ogni tipo riscoprendomi anche pericolosamente attratta da razze molto diverse da quelle con le quale finora mi sono trovata ad avere a che fare e che da bambina snobbavo, anche perchè sapevo essere poco adatte ad alla vita in appartamento.
A differenza del levriero afgano…

Ho persino stilato una nuova top ten da quasi 30enne che cozza decisamente con quella di me 7enne palesando la mia trasformazione in un essere più modaiolo e tamarro di quanto avrei mai voluto, ma tant’è.
Riservando al bracco italiano il primo gradino del podio fosse anche solo per la conoscenza diretta che ne ho e che me lo fa ritenere un cane nettamente superiore alla media, subito dietro piazzerei senza dubbio un bel dobermann, rigorosamente nero focato.

[PhotoCred: AdamsBullDozer]
The ever handsome Diego

Poi però immagino che i braccofili da rotocalco mi chiederebbero continuamente se si tratti dell’ennesimo (?) figlio sbandato di Ulisse, allora per il momento anche no.

Ripiegherei perciò su un lupoide qualsiasi, preferibilmente un pastore belga groenendael o come diamine si scrive.

[PhotoCred: Wolf shadow photography]
https://flic.kr/p/6hKD6X

Ideale per procurarsi dei mini infarti alzandosi di notte per andare in bagno.

Mi accontenterei anche di un pastore tedesco grigione.

[Photocred: Birgit Hann]
https://flic.kr/p/fnXbKJ

Gran cane da lavoro che terrei impegnato con le mie frequentissime maratone.
Di serie televisive.

O perchè no, un lupo cecoslovacco.

[PhotoCred:Peet B. Shelley]
230

Da battezzare per forza Spettro, come il 90% di quelli che incontri al guinzaglio di fans di Game of Thrones.

La gangsta che è in me invece vorrebbe tanto accompagnarsi nelle sue scorribande ad un simpaticissimo bull terrier.

PhotoCred: Sara Bethell
James Bone, Debonair Action Hero

Fosse solo per mettergli quello spendido collare con le borchie da me acquistato per Ulisse e che però Andrea mi impedisce di usare.
Ma anche per essere additata come essere immondo dalle vecchiette o poter fingere di avere un bracco italiano con la canna nasale ipertipica.

Se invece dovessi optare per un cane da spalla, mi procurerei sedutastante uno scottish terrier.

[Photocred: Kelly Hunter]
Whisky's 2nd Birthday

Da aizzare ad altezza giugulare contro tutti quelli che mi chiedono perchè Olena è così magra.

In alternativa, per placare il mio alter ego artistico-maddechè, mi vedrei bene con un barbone grande mole.

E’ pur vero che io non saprei dove andarci con un cane tosato come quelli che si vedono in expo, senza parlare della botta per l’autostima (la mia) e del fatto che non potrei più uscire di casa vestita come un clochard…però diciamocelo, più che cani sono opere d’arte.
Ogni cosplayer di Edward Mani di Forbice dovrebbe averne uno!

E poi vogliamo parlare dei meravigliosi Irish Wolfhound?

[Photocred: PhilNm]
Ben

Sono rimasta folgorata da questi levrieri che con la loro morfologia così particolare, almeno per chi come me ha negli occhi il cane medio del gruppo 7, sembrano arrivati da un altro pianeta. Imponenti ma eleganti, dallo sguardo dolce ma pieni di coraggio da vendere.
Ottimi se si abita in un posto da lupi tipo i colli reggiani!

Restando sui toni del grigio potrei infine pensare ad un weimaraner seppur con qualche riserva: sono cani molto eleganti, dei quali riconosco il fascino senza però subirlo per gran parte dei soggetti.
Ma se io avessi un bracco così, sarebbe un giovane maschio virgulto e testone come quello dei miei compagni di panico pre-ring Laura e Matteo.

Se io avessi un weimaraner, sarebbe Chablis Bower.