Venaticità, tipicità e resistenza.
Una volta sganciato non gli deve mai mancare la voglia di trovare un animale.
L’inesperienza o la scarsa familiarità con territorio o tipo di selvaggina sono un altro discorso, il cane deve sempre mostrarsi smanioso, desideroso di incontrare una preda.
Preciso che questo non ha niente a che fare con l’abbattimento, non per forza: semplicemente un buon cane da caccia è tale anche perchè sa di dover lavorare non per se stesso ma per il fucile. Vederlo applicarsi in tal senso per me è indispensabile.
Dopodichè la tipicità della razza nelle forme, nella pische, dell’andatura e nell’approccio al vento la distingue e, a mio avviso, la eleva rispetto ad ogni altro cane da ferma.
La resistenza data dalla struttura muscolo-scheletrica è poi uno dei maggiori punti di forza del bracco italiano, in quanto gli permette di sorreggere intere giornate di caccia anche negli ambienti più impervi come i calanchi reggiani senza colpo ferire e senza mai perdere eleganza nel movimento e negli atteggiamenti.

La commistione dei tre elementi di cui sopra è l’aspetto della razza che mi emoziona di più: vedere un bell’esponente di razza che da tutto se stesso per soddisfare le aspettative del cacciatore senza mollarci mai, in virtù dell’avidità e della potenza strutturale che gli sono proprie, è uno spettacolo.
Se a questo si aggiunge un minimo di stile e un pizzico di eleganza, il quadro è completo.
Per la sua espressività mentre interroga il vento fino all’aggancio dell’effluvio alla filata, dalla ferma alla guidata, il Bracco Italiano è in assoluto l’ausiliare più bello e scenografico da vedere sul terreno.

Del bracco italiano niente.
Dei braccofili, quando si sguazza nel battibecco ma si rifugge il confronto sul campo.

Il Bracco Italiano ha un grande pregio: adattarsi con facilità a qualunque ambiente.
Nelle piane aperte, come le risaie, le colline o i calanchi, allarga la cerca in profondità.
In zone chiuse come i fitti o il bosco lavora scrupolsamente più sotto, modulando la propria attività, le energie e l’andatura in base alle condizioni del suolo, della flora e del tipo di selvatico che va a insidiare – che nel suo caso possono essere fagiani, quaglie, starne, pernici, beccacce, beccaccini ma anche anatidi, volpi e lepri.

selvaggina cacciabile starna fagiano beccaccia beccaccino bracco italiano

C’è molta affinità con lo Spinone e con tutti i bracchi ma, secondo me, il più vicino in assoluto è il Kurzhaar.
Le razze più distanti sono ovviamente quelle di matrice inglese, quindi Setter e Pointer: diverse per metodo, stile e mentalità.
Ciò non significa che non si possa lavorare insieme, tutt’altro: quando un inglese e un continentale uniscono le forze il divertimento è assicurato!

Un punto di forza da non sottovalutare è il continuo miglioramento che sta interessando la razza, dalla sua riselezione a questa parte, e che è fondamentale riconoscere affinchè questo possa proseguire nella giusta direzione.
Un punto a sfavore possono essere i costi di mantenimento.

La salute e la precocità di ferma.

Oltre ai soliti circa la pesantezza, la lentezza e i problemi di pelle?
Che il Bracco di oggi non sia competitivo ovvero che le sue performance non siano all’altezza del confronto con la concorrenza, a caccia come in prova.
Bisogna ricordare da dove si è partiti e per farlo basta soffermarsi su qualche fotografia o ascoltare i racconti di chi ha vissuto il Bracco Italiano negli anni ’60-’70, per comprendere la grandiosità del lavoro che allevatori ed utilizzatori hanno operato sulla razza. Non solo l’hanno resa più salubre, tipica e atletica ma le linee di sangue in cui non si è mai persa di vista la funzione hanno saputo dar vita a soggetti notevolissimi, con tutte le carte in regola per imporsi sul terreno e cosa più importante, trasmettere certe qualità alle prossime generazioni.

Creandosi una buona base di cultura cinofila a 360°, leggendo tutto e il più possibile senza pregiudizi e senza beatificare il Verbo di nessuno. Quella sui libri e su internet deve rappresentare un’infarinatura di base dalla quale partire per poi essere liberi di fare le proprie esperienze uscendo col cane e lavorando con lui per interpretarne la psiche e il carattere. Il Bracco Italiano infatti è un cane sensibile che va saputo maneggiare e anche in questo senso molte letture possono essere d’aiuto a chi non sa bene da che parte cominciare.
Un’ottima idea può essere quella di farsi affiancare da un professionista per correggere eventuali vizi o evitare di commettere errori, oppure da un braccofilo più esperto che possa indirizzarci. Le persone che hanno a cuore questa razza nel suo impiego originale sono ancora molte e sono sicuro che davanti ad un giovane appassionato che con umiltà chiede consiglio, non si tireranno indietro.
Alla luce di tutto questo, sarà importante scegliere un cucciolo figlio di cani sani, tipici e rigorosamente cacciatori.
Dopodichè viene il bello e col nostro bracchetto si dovrà cominciare dall’inizio, cioè dall’educazione di base, insegnando i comandi più semplici, interagendo il più possibile, portandolo con noi ovunque per esporlo al mondo con tutti i rumori e le circostanze del caso, ma soprattutto per creare con lui un legame di intesa e fiducia che ci agevolerà anche nel lavoro sul campo.
Una cosa che non dovrà mai mancarci è la pazienza, perchè il Bracco Italiano ha in genere tempi di apprendimento e maturazione più lunghi, non perchè è stupido ma perchè al contrario essendo un cane riflessivo e ragionatore ha bisogno di meditare su certi concetti prima di farli suoi, e la cosa non ci deve scoraggiare.
Ad aprirgli la mente e a trasformarlo rivelandone la stoffa, sarà comunque la caccia, alla quale possiamo avvicinarlo -senza troppe pretese!- già dai primi 6-7 mesi di vita.

Secondo le proprie possibilità ed inclinazioni è fondamentale che ognuno faccia la propria parte. Fare la propria parte nell’interesse della razza significa darle visibilità in qualunque occasione e con ogni mezzo possibile, blog e social compresi, possibilmente senza mai slegarla completamente dall’utilizzo venatorio.
Tanto per cominciare bisogna portarla a caccia, perchè quella sul terreno è la miglior vetrina e garantisce la migliore pubblicità. Poi si può partecipare ad eventi di ogni tipo, dalle verifiche zootecniche ufficiali (ENCI) alle “garette del formaggio” con la speranza di proporre il bracco ad un pubblico sempre più numeroso e variegato.
Questo oltre ad essere utile per la diffusione della razza, è prezioso per la nostra crescita, possibile solo attraverso il confronto con gli altri braccofili e non.
Un pò perchè vedere all’opera le altre razze aiuta a comprendere meglio la nostra e un pò perchè solo mettendosi in discussione con spirito critico e mente aperta si può aggiustare il tiro e migliorare, come cacciatori come cinofili e come Amatori del Bracco Italiano.

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About Me – chi scrive

Giulia Del Buono, millennial, classe ’86. Toscana per natura, emiliana per amore, cinofila per sempre, nel 2014 ho canalizzato le mie più grandi passioni – foto, cani e scrittura – e ne ho fatto BracchiReggiani. Mi manifesto anche su altri blog e riviste di settore. Dal 2022 sono Consigliere SABI & Segretario SABI International.

bracchireggiani@hotmail.com

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