Should I stay or should I go?

Uno degli aspetti con cui è più difficile scendere a patti quando si possiede un bracco italiano, è l’impatto che l’indole del cacciatore può avere sulla nostra quotidianità, catapultandoci in un sacco di situazioni non sempre facili da gestire.
Tipo ritrovarsi il giardino disseminato di merli in rigor mortis perchè planati nel posto sbagliato in un momento sbagliatissimo, dover assecondare epiche ferme o guidate di mezzora su protettissimi passerotti cittadini, oppure sguinzagliarlo in campagna nella speranza di passeggiare fianco a fianco verso il tramonto di un’altra fantastica trascorsa giornata insieme, e scoprirsi invece a bestemminare in marchigiano perchè, neanche il tempo di sganciarlo che lui, sulla scia di dyosolosacccosa, è già corso a 1 km di distanza, sbattendosene del romanticismo e delle imploranti grida di richiamo.

Per questo, ogni volta che pubblico testimonianze fotografiche delle nostre gita in montagna con Ulisse e Olena liberi ma sempre vicinissimi a noi, c’è chi non riuscendo a farsene una ragione, mi chiede se davvero sia possibile controllare la natura del cane da caccia in un ambiente aperto e ricco di stimoli, arginandone la tendenza ad allontanarsi senza per forza ricorrere al guinzaglio, e come diavolo sia riuscita ad ottenere questo strabiliante risultato.


Dunque.
Premesso che chi siete voi e chi è il vostro cane – in termini di sesso, età, linea di sangue, predisposizione naturale e carattere del soggetto – ha il suo peso sulla questione, il 90% di tutto lo fa l’educazione, e ove le circostanze ci consentano di goderci una passeggiata concedendo ad entrambi un pò di libertà, è consigliabile slegare il cane solo se certi della vostra intesa e soprattutto di una comprovata, cieca obbedienza ai comandi di base.

I nostri bracchi infatti, per quanto sicuramente intelligenti e collegati di natura, non sono affatto diversi dagli altri e davanti ad una ghiotta occasione sarebbero pronti a partire per la tangente per non tornare (prima dell’ora di cena), se non fosse che fin da piccoli sono stati abituati a vederci come supremi punti di riferimento e ad accettare i limiti che gli venivano imposti come piccolo prezzo per delle grandi libertà.
Come appunto quella di accompagnarci in campagna, al mare, in montagna, nel bosco eventualmente senza lo stress del guinzaglio, ma comunque obbligati a muoversi in un raggio limitato dall’effetto yo-yo, dato dal comando che nel tempo è diventato il loro secondo nome: Piede.


Comodo a caccia, utile al guinzaglio, fondamentale in situazioni critiche, lo stare al Piede, che per noi equivale a muoversi in uno spazio compreso tra le nostre rotule e pochi metri davanti/dietro di noi (a seconda della situazione) è, di tutti gli esercizi che vale la pena di insegnare al proprio cane, forse quello che più contribuisce a rafforzare il legame col padrone e ad aumentare il senso critico del cane stesso, che con l’esperienza capirà da solo quando è il caso di allontanarsi, quando no, o quando si sta allargando troppo ed è il caso di riavvicinarsi prima che a qualcuno venga in mente in legarlo.

Insegnare il Piede non è difficile, ma occorrono senz’altro impegno costante, pazienza e un pò di polso.
E siccome stiamo parlando di bracchi italiani: anche parecchio cibo.
Si comincia il prima possibile, verso i 6-7 mesi, in giardino o in zone recintate, portandosi dietro dei biscottini e nel caso un clicker – ma solo se lo sapete usare, non come me che all’inizio pigiavo in continuazione e alla povera Olena erano venuti un sacco di tik.
L’obbiettivo è questo: far camminare il cane accanto a noi, possibilmente alla nostra sinistra (metti che un domani vuoi portarlo in expo, il lato giusto ce l’hai già impostato) premiandolo quando ci segue, ignorandolo quando ci salta addosso, ci taglia la strada o fa il matto – perchè “premio” nella sua testa equivale a BENE COSì, FALLO ANCORA! dopodichè son @#@@# vostri.


Quindi col cane libero o al guinzaglio si comincia a camminare, attirandolo sulla nostra sinistra con un biscottino per fargli capire il concetto e, cambiando spesso direzione, si va avanti elargendo cibarie, complimenti, carezze ogni volta che il cane esegue bene l’esercizio, abbinando dopo qualche ripetizione la parola Piede – o Passo o Sebastiano, come vi pare – al premio.
Se non è completamente stupido, dopo un tot di volte il cane afferrerà il collegamento tra biscotto + parola Piede + azione di camminare alla sinistra del Padre, ed eseguirà l’esercizio con facilità.

Attenzione! Solo perchè dimostra di saperlo fare, non significa che rinnegherà un istinto secolare in nome dei due miseri biscottini che gli sventolate davanti mentre lui è preso a giocare o a seguire il naso verso l’infinito e oltre.
Il Piede è un pretesto, un esercizio di attenzione che si richiede al cane nei nostri confronti, e rappresenta l’inizio di un percorso che avrà risultati soddisfacenti solo lavorando sull’educazione, che abitua il cane a focalizzarsi su di noi imparando a leggerci, e al rapporto di mutuo rispetto e fiducia, che sono alla base di ogni momento che desideriamo condividere con lui.


Un cane che non ci rispetta, se è furbo, eseguirà da manuale tutti gli esercizi, ma una volta messo nella condizione di scegliere per se stesso, non darà il minimo ascolto alle pretese di un padrone che non è stato capace di imporsi, stabilendo poche ma inviolabili regole.
E’ infatti importante mostrarsi decisi e chiarire subito quali sono i paletti della nostra amicizia, dalla quale entrambi possiamo ottenere soddisfazioni se io, rispettando le sue esigenze, ottengo il rispetto delle mie.
Solo sulla base di questo possiamo diventare complici e lanciarci in qualsiasi altro progetto di vita insieme: dalla semplice passeggiata, alla preparazione in vista di uno show o della pratica venatoria.

Anche la caccia in questo senso aiuta tantissimo, poichè è proprio qui che il cane entra in contatto sia con la parte di lui che si abbondenerebbe alla natura, che con quella che deve far riferimento all’uomo per finalizzare un’azione comandata dall’istinto.
E questa è probabilmente la migliore occasione che abbiamo per dimostrargli che collaborando ci si diverte di più.
Ma se l’intesa che nasce dal binomio cacciatore-ausiliare è tanto primordiale quanto ineguagliabile, chiunque impegnandosi e lavorando con passione può intrecciare un guinzaglio immaginario, da infilare al proprio cane per renderlo libero di restare sempre accanto a noi.