La mia famiglia e altri animali

All’inizio era sembrata una buona idea, festeggiare la fine delle Feste con una cenetta per riunire parenti assortiti, di quelli che incontri al supermercato e ti viene voglia di passarci due ore insieme e quando poi te li ritrovi per casa, rivaluti le leggi dell’ereditarietà e i lati positivi dell’orfanato.
Finchè, tra un antipasto e un pregiudizio, salta su il marito di qualcuno, ed ecco che “quelli coi cani sono tutti rincoglioniti”.
A secco eh. Cioè non dopo ettolitri di Lambrusco e gnocco fritto.
Ciao ti vedo bene, sei dimagrito?
QUELLI COI CANI SONO TUTTI RINCOGLIONITI.
Benissimo.
Già qui, chiunque mi conoscesse anche solo a braccio, iniziava a rivolgermi occhiate di preoccupazione. Circa 7 secondi più tardi, mi ritrovavo circondata di malati di pulito, fondamentalisti della Buoncostume e tutte le figlie di Crudelia Demon:
Vogliamo parlare di quelli che al cane gli fanno le foto o di quelli che ci parlano? Oh Signur.
E quelli che gli mettono il cappottino? BRAVA BRAVA!
Figurati se torno dal lavoro e c’ho voglia di mettermi lì a fargli le coccole!
Menzione d’onore a tutto il nazismo che non ti aspetti in un minuscolo spazio vitale: bambini di 10 anni che va bene tutto ma tenerlo in casa mai, sai come sporca?
Ma chi diamine sei, un pubblicitario della Swiffer? Pensare che io a quell’età avrei ucciso per un cane, e infatti i miei genitori me ne comprarono subito uno, intuendo il pericolo.
Dulcis in fundo, giusto prima di passare ad indignarsi per gli eretici che il Parmigiano lo comprano in bustine già grattato, l’affondo: oggi noi che siamo i NORMALI, siamo i diversi.

Ovviamente lì per lì, trovandomi in minoranza e sprovvista di armi di distruzione di massa, non ho potuto far altro che fingermi morta – salvo ogni tanto camuffare il disagio con risate pre-registrate e portarmi la mano al petto, per simulare scandalo e incredulità: una performance da Golden Globe.
Se solo sapessero chi si sono messi in casa.


Una matta pericolosa convinta che l’unico posto di un cane, sia accanto al suo padrone: magari sul divano, volendo in vacanza, se necessario la notte di Capodanno. Specie se è l’unico cane di famiglia, specie se l’alternativa è quella di passare le sue giornate da solo in giardino o relegato dentro un box.
E’ che a me pare la cosa più naturale del mondo, quando si decide di prendersi cura di una creaturina, fargli spazio, dedicargli del tempo e sacrificare energie, soldi e libertà in nome del suo benessere.
Dovrei rivedere le mie priorità? Non con più urgenza di quanto dovrebbe fare il fine stratega che è entrato nel mio soggiorno e, senza soffermarsi sul fatto che le pareti che lo circondavano fossero costellate di ritratti braccofili, si è seduto a tavola e ha cominciato a catalogare per gradi di idiozia, la percezione del cane dei presunti assenti.

La verità è che ognuno è libero di pensarla come vuole, basterebbe riportare in auge la desueta astensione dal giudizio ed ingoiare a denti stretti sterili verdetti su chi, a differenza nostra, non trova soddisfazione nel disintegrare la sensibilità altrui per smascherare le falle nella propria.
Per te il cane è una bestia, per me è uno di famiglia, puoi allungarmi il sale?

Senza discussioni, senza costringermi a inscenare svenimenti davanti alla prospettiva di cani ammessi nei ristoranti, solo per evitare spargimenti di sangue o peggio, diventare volgare, che se Olena mi sente dire parolacce poi è un attimo che le ripete.
Trattenersi dal giudicare quindi, tenendo a mente che non c’è cosa più avvilente, del denigrare atti di compassione ed empatia nei confronti di un altro essere vivente cane, furetto o pianta grassa che sia.


Ti dico solo che P. e M. non sono venuti alla cena di Capodanno perchè il loro barboncino ha paura dei botti e non volevano lasciarlo solo.
Pensa che i nostri amici se lo portano in vacanza, cercano proprio l’albergo in funzione del cane!
A parte che io scommetto cosa vi pare che P. e M. neanche ce l’hanno un barboncino e non sono venuti solo perchè gli state sui maroni, ma poi a te che te ne frega, sei geloso perché mettono la salute del loro cagnolino prima del privilegio di ascoltare il tuo cervello fare i gargarismi? o forse il problema è che siccome non sanno a chi affidarlo, il barboncino st’estate si spara Formentera e te le maratone de il Segreto?

Va bè che per chi proviene dalla cultura contadina (e penso al parentado), il cane rimane una bestia chiamata a svolgere il suo ruolo senza tante pretese, sarà che io invece sono cresciuta in città, ma per me è sempre stato un’altra cosa.


Beati coloro che si comprano il cucciolo, lo mollano in giardino e alla prima nota stonata lo scaricano a terzi senza colpo ferire.
E’ solo un cane. Si ama di meno. Si soffre di meno. Un po’ li invidio anche.

Per me invece è un impegno dell’anima, prima che di tutto il resto, altrimenti il gioco non vale la candela, perchè avere un cane è bellissimo, ma nessuno ha mai detto che fosse un lavoro facile.
Bisogna mettere in conto sacrifici, rinunce, lo sbattimento del prendersene cura tutti i giorni dell’anno per i prossimi 10 anni (e forse più), dell’educarlo, del dedicargli attenzioni, del nutrirlo bene, dell’essere disposti (all’occorrenza) a lasciare mezzo stipendio dal veterinario, del passare lo straccio una volta in più se si aspira a mangiare direttamente dal pavimento.
Se non si desidera farsi carico di tutto ciò, allora semplicemente dovremmo ripiegare su un peluche.


Personalmente me ne frego se qualche volta mettere le sue necessità prima delle mie mi limita, se ho i vestiti carichi di peli, se giro con le pantofole spaiate, se quando ripeto a Ulisse che non può avere ancora fame! o mi rotolo per terra con Olena, i vicini mi guardano malissimo.
Amo i miei bracchi e vorrei restassero con me per sempre, ma so che un giorno se ne andranno e al dolore atroce non voglio che si sommino i rimpianti.
Anche per questo il loro posto dovrebbe essere DENTRO casa, accanto a me. Perchè non sono citofoni, se li ho desiderati nella mia quotidianità, è stato perché ne facessero parte a tutti gli effetti e per tutti quei motivi che chi ha la mia stessa sensibilità a riguardo, conosce benissimo.

Le immagino le donne intorno al tavolo a sentirmi proferire cotante e tali eresie, storcere il naso e rispondere facendosi il segno della croce chè il cane porta sporcizia e c’è già tanto da tribolare. Il punto è che io non sono quel tipo di femmina, per me una vita con meno pensieri, più soldi in tasca o un salotto asettico non vale la sua assenza .


Dove c’è un bambino non dovrebbe vivere un cane, questa me l’ero scordata.
Per carità, che gli animali – tutti – siano potenziali portatori di batteri, ascaridi, zecche e malattie è innegabile, ma a pensarci un attimo, non ho mai conosciuto nessuno che poi è morto perchè teneva il cane sul divano. Anzi, già che ci sono, mi gioco anche la carta dei numerosi studi svolti in ambito salutistico/comportamentale, che mostrano interessanti risultati circa la riduzione dell’ansia, la maggior efficienza del sistema immunitario e la minore probabilità di sviluppare patologie del sistema respiratorio (allergie, asma) in molti dei bambini analizzati che fossero cresciuti a stretto contatto con un cagnolino.

Come questo sia possibile? Grazie agli antiparassitari, ai vaccini regolari, alle norme igieniche di base e al maggior controllo e senso della pulizia che ha (e si ha su) un cane abituato a vivere in casa piuttosto che all’esterno.
Poi come se fosse più saggio far interagire un bambino con un cane che vive da cane, da solo, magari a catena, magari confinato dove espleta le sue funzioni corporali, che mangia quello che trova e che da bravo animale non domestico (quindi probabilmente non socializzato), non ha la minima idea di come relazionarsi con le persone, specie quelle basse a portata di muso.
Ottima pensata, anche i fatti di cronaca vi danno ragione.

Va anche detto che giustamente il cane va trattato da cane, e per quanto possibile bisogna evitare di umanizzarlo, rinunciando a passeggini, accessori improbabili e torte di compleanno.
Certe cose le facciamo per compiacere noi stessi, più che per soddisfare un effettivo bisogno dell’animale, ecco perchè non dovremmo approfittare troppo della sua pazienza e della sua voglia di assecondare ogni nostra richiesta.
Rientra nei doveri di un padrone responsabile, fissare quei paletti che impediscano all’amore di trasformarsi in morbosità e maltrattamento, anche se in genere nutro più simpatia per quelli che
vivono col proprio cane dedicandogli un’attenzione in più, piuttosto che per quelli che “niente cappottino perché lo mortifichi mentalmente” e poi book fotografico del bracco imbragato perché del suo equilibrio psico-motorio a un certo punto fottosega, c’ho da farlo campionissimo!

Oh a me piacciono gli animali, guardo sempre SuperQuark, però come si fa a dire di voler bene a un cane?
Per me ha più senso chiedersi come si faccia a non volergliene.
L’amore non dovrebbe fare discriminazioni, nè temere la disapprovazione di nessuno, non è una biglia che rotola in un labirinto, piuttosto un disegno ritagliato fuori dai bordi che prende più spazio del previsto e francamente se ne infischia. E’ anticonformista e incondizionato, può assumere molteplici forme, manifestarsi in tanti modi e con intensità diverse, ma fintanto che è finalizzato al rispetto e alla comprensione delle esigenze altrui – fosse davvero anche solo per questo – sarebbe da valorizzare e mai da ridimensionare.
Ma un cane è un animale, non è una persona.
Eqqquindi?
Solo perchè si dice che l’amore di una madre per il proprio figlio è ineguagliabile, allora è inappropriato dare lo stesso nome al sentimento che si prova per la fidanzata o un marito? Siccome voglio bene a mio fratello gli manco di rispetto se accarezzo il cane in sua presenza?
I sentimenti non sono liquido che si muove dentro vasi comunicanti, per cui ciò che riempe l’uno necessariamente svuota l’altro. Affermare di voler bene ad un animale, in nessuno modo declassa o sminuisce il bene che si prova nei confronti di una persona, semmai il contrario, poichè come diceva sempre mia nonna “
chi un vol bene all’animali, unne vole neppure alle persone!“.

Forse la realtà è che con la passione per i cani ci si nasce, e diamo talmente per scontata la voglia di averli accanto da sorprenderci (a nostra volta) di come sia possibile anche solo concepire una vita senza di loro.
Allo stesso modo, neanche tutte parole del mondo, suonerebbero minimamente convincenti a mentalità non predisposte a concepire una tale condizione dell’anima.

Ma io preferisco pensare che non sia mai troppo tardi per ricredersi, non importa quanta resistenza opponiamo: se gli diamo una possibilità, l’amore di cui è capace un cane salverebbe chiunque, perfino i miei parenti.