Olena on holidays

Poche cose come l’inizio del terzo calore nel week end libero, la spina nello sperone il sabato sera e la tosse dei canili a casa chiusa, cancello aperto, bagagli fatti e marcia ingranata verso le ferie, ti fanno sentire il bisogno di una vacanza.
Alla fine ci siamo riusciti, abbiamo caricato in macchina il cane meno malconcio dei due, defenestrato le valigie di notte e siamo partiti per il mare in gran segreto.
L’idea era quella di rilassarci, ma sono bastate le prime due ore di spiaggia per renderci conto della falla nel piano: il resto del mondo.

Arriviamo a Calambrone (PI) e troviamo che della spiaggia libera – nella quale i cani possono entrare perchè di base c’è la qualunque – non è rimasto niente, completamente mangiata dalle correnti o ricoperta di alghe e sporcizia. Per cui ci spingiamo più avanti, attraverso i lidi intervallati da qualche sprazzo di spiaggia abbandonata.
Di cani non ce ne sono molti, ma quelli che troviamo sono tutti liberi e appena gli entriamo nel campo visivo, a turno ci corrono incontro assediando Olena, rigorosamente al guinzaglio.

E io c’ho pensato dopo ma potevamo farci delle magliette:
TOSSE DEI CANILI World Tour – da Reggio Emilia a Pisa – SOLD OUT
Perchè dovete sapere che a volte c’è un motivo se un cane viene tenuto al guinzaglio, lontano dagli altri: magari è in calore, magari è assetato di sangue o magari è… contagioso.
Ebbene sì, signore e signori, preparatevi all’ondata di focolai di tosse dei canili più grande della storia, perchè a giorni quei cani incustoditi che hanno osato infastidire Olena – mentre lei, poraccia, tentava di farsi un bagno senza l’ingrifato spaccamaroni di turno che provasse a montarla dalla parte della testa – dovrebbero iniziare a tossire come se dovessero espettorare Satana.
Tranquilli, di tosse non si muore (non così spesso, dopotutto) ma è altissimamente contagiosa anche quando i sintomi sono svaniti. ed ha un’incubazione di circa 10 giorni.
Se siete tra quelli che abbiamo incontrato in spiaggia, ve ne rimangono 6 5…così la prossima volta, cari i miei anarchici nemici del guinzaglio, i vostri cani imparate a tenerli sotto controllo.

Badate che io non ho niente contro chi tiene il cane slegato, a patto che sia telecomandato.
Se il cane è inaffidabile, lo tieni legato finchè non lo diventa – è una rottura, lo so bene, ma se lo facciamo noi non vedo perchè gli altri non dovrebbero.
Sleghi quel cane che se lo richiami ubbidisce, che ha un temperamento talmente mite da non creare tensioni, mai, con nessuno e soprattutto che non vada a rompere la palle agli altri, anche se “è buono”, “non fa niente”, “vuole giocare”, perchè:
– io non ho paura dei cani, però potrei averne, specie davanti a cani enormi che quando mi corrono incontro a bocca aperta ho sempre l’impressione che mi puntino la giugulare.
– il mio cane potrebbe essere in calore (per questo la tengo al guinzaglio) o potrebbe aver subito dei traumi psicofisici per cui il tuo cane gli fa venire un infarto o al contrario gli fa salire il nazismo,  la cui naturale conseguenza potrebbe essere quella di sfruttare il vantaggio dei 40 kg e fare il tuo  jack russell alla julienne…con la seccante conseguenza che poi magari viene fuori che è colpa mia, che non sono stata capace di sedare la rissa.
Tutti siamo in vacanza. Siamo qui per divertirci. Siamo amanti degli animali e vogliamo farci le vacanze insieme. Questo non vuol dire rovinare la giornata agli altri.

Lo stesso discorso vale per l’approccio di taaaaaanti bambini – posto che non è colpa loro ma dei genitori – verso  cani che non conoscono, che poi lagggente si lamenta se gli mangiano la faccia.
Non ci si avvicina ad un cane, neanche se vi garantiscono che è il più buono del mondo, urlandogli addosso, inseguendolo strillando come indemoniati, cercando di agguantargli le orecchie, magari brandendo bastoni.
A meno che ovviamente non vogliate farvi sbranare. In quel caso la vostra strategia è da brevetto.

Allontanatici immediatamente dal reparto cani, ci ritiriamo in un angolino deserto e sgombro da rottami per provare a giocare 10 minutini con il cane in acqua.
Niente.
Veniamo benedetti dall’incontro con la creatura Irene, alta un metro e una Vigorsol con un timbro di voce a metà tra le unghie sulla lavagna e un antifurto, che decide di fare amicizia con Olena piombandole addosso alle spalle per poi fare a gara con lei a chi riportava per prima il legnetto dell’acqua…Olena è buona e si limitava a guardarla con disgusto, un altro cane l’avrebbe dilaniata, sotto lo sguardo bovino della madre.

Dopo un inizio del genere, al solo pensiero di dover gestire per una settimana cani molesti e bambini psicotici, nel tentativo di godersi due cazzo di ore di sole in pace, abbiamo chiesto a Olena se le sarebbe piaciuto visitare un posto qualsiasi lontano da lì, alchè lei c’ha risposto Perugia, chè ci abita pure un suo amico.
Così in men che non si dica, eravamo in Umbria!

PERUGIA

E’ un gioiello nel cuore dell’Italia.
Bella, antica e romantica.
Ci ha conquistati subito con la sua atmosfera medievale che la rende come sospesa nel tempo, contrapposta alla sua essenza turistica, universitaria e cosmopolita.
L’abbiamo visitata cartina alla mano, il tipo che ce l’ha venduta credo non ne vendesse una dal dopoguerra, nonostante questo siamo riusciti a perderci ma ovunque ci ritrovassimo, davanti agli occhi avevamo bellezza.
Le mura, i palazzoni antichi, le case di mattoni, le porte, gli archi, l’acquedotto.


Per non parlare del panorama.


C’è un’efficientissima rete di scale mobili che ti conducono in vetta, nel pieno del centro storico. Noi abbiamo lasciato la macchina in uno dei tanti parcheggi sotterranei scavati quasi tra i pilastri della città e ce la siamo scalata tutta a piedi: quando si ha al guinzaglio un bracco da traino, bisogna in qualche modo dargli soddisfazione.
In un attimo si sale a tornanti da Viale Indipendenza, si attraversa Piazza Italia e arriviamo su Corso Vannucci, la via principale, poi la splendida Piazza IV Novembre, dove veniamo ancoràti da una signora molto gentile che ci fa i complimenti e poi mi chiede il nome del cane:
– “Olena”
– “Olena? beh…e come mai?”
Signora ma che le devo dì? Io a certe domande non so più cosa rispondere.

La piazza è il fulcro artistico della città con la Fontana Maggiore, la Cattedrale, il Palazzo dei Priori e la Loggia di Fortebraccio, tutti beige che fa sempre molto chic!

Scendendo in via Maestà delle Volte, con le dritte giuste, si arriva fino all’Arco di via Appia.
Per me è l’angolino più incantevole della città.

A questo punto si può scegliere di rituffarsi per le vie del centro o percorrere tutta la via dell’acquedotto come abbiamo fatto noi, per ritrovarsi davanti all’altissimo Arco di Augusto. Qualunque cosa scegliate di fare, non ve ne pentirete.
L’ ora di pranzo ci riporta alla realtà. Proviamo a mangiare in una minuscola pizzeria al taglio, dove però ci viene detto che, per rispetto degli altri eventuali clienti (immaginari, il locale era deserto) il cane non può entrare.
Per noi non è un disagio, andiamo da un’altra parte oppure ci stravacchiamo dove capita purchè il cane possa stare con noi, però questo atteggiamento di negazione davanti al mondo che cambia, in cui tutti i settori più o meno si adattano ad una realtà in cui il cane è sempre meno bestia e sempre più parte integrante di un nucleo familiare poco disposto a lasciarlo legato a un palo pur di entrare a mangiarsi una panino, lo trovo davvero poco lungimirante.
Per quello che ci riguarda infatti, chi non vuole il nostro cane, non vuole neanche i nostri soldi.

Il giro quasi completo della città ci impegna all’incirca 4 ore: il sole non scherza e abbiamo un disperato bisogno di riposo, facce amiche e un pò di svago per Olena. In nostro soccorso, più veloci dei Ghostbusters arrivano Francesco, Chiara e la libidine a 4 zampe, Napoleone di Casamassima.


L’ultima volta che l’avevamo visto era uno scugnizzo di 4 mesi, vivace e dolcissimo.
Adesso è bel braccone, roano dalle tinte calde e perfette, senza paura, esuberante e perennemente infoiato.
Volevamo dar sfogo alle energie assopite di Olena e ci siamo riusciti alla grande, non dimenticherà facilmente le rincorse per seminare il lontano cugino-pretendente…e neanche noi!

La prima giornata in terra umbra si conclude davanti a due buonissime torte al testo (una specie di piadina alta, farcita come se non ci fosse un domani) e una valanga di chiacchiere braccofile e non solo in compagnia di Francesco, Chiara e i loro bimbi: la cinofilia che ci piace, le persone che ci piacciono e che non vediamo già l’ora di riabbracciare.

CASTIGLIONE DEL LAGO

L’alba del giorno seguente ci trova sulle rive del Lago Trasimeno, in un meraviglioso hotel nel centro storico di Castiglione del Lago.


Ci alziamo prestissimo così da prevenire l’incontro tra la moquette e la vescica di Olena ( in casa ormai la tiene ma quando scappa scappa), dopodichè migriamo al piano terra per la colazione e scopriamo che per le vie del paese è in corso il mega mercato settimanale, che Olena – famosa maniaca dello shopping sfrenato- insiste per visitare da cima a fondo: dopo e solo dopo lo shopping (e un muffin al ciocciolato) saremo pronti ad iniziare la gita di oggi!


Castiglione del Lago è il centro più importante del Trasimeno. E’ un paese estremamente ben tenuto ed elegante senza essere snob.
Gli albergatori sono stati estremamente gentili sia con noi che con Olena e all’esterno di molti negozietti si trovano 2-3 ciotole d’acqua per i quadrupedi di passaggio: un paese a misura di cane!

Una volta visitato il centro e il castello avevamo pensato di prendere il traghetto verso una delle due isole del lago, l’Isola Maggiore e Isola Polvese (l’Isola Minore è privata), sfortunatamente non si può salire a bordo senza la museruola: non provate a convincere i marinai che il cane è buono e potete legargli il muso con il guinzaglio. Anche se avete già pagato il biglietto del parcheggio (per non rischiare, avete promesso di stare li fino alle 20!) e il battello è vuoto N O N S I S A L E.
Dio benedica le regole e chi le fa rispettare, non ci resta che esplorare il lungo lago a piedi, refrigerandoci nelle sue aree verdi, osservando i pescatori e scansando gli svassi kamikazee.


Ben presto ci rendiamo conto che è tutto molto bello, ma anche tutto molto uguale.
Quindi saliamo in macchina e costeggiamo il lago attraversando diversi paesini caratteristici fino ad arrivare a
Passignano sul Trasimeno, un altro bel borgo con un sacco di punti panoramici, un porticciolo simpatico e un sacco di ristoranti.


E stavolta, quando arriva l’ora di pranzo, al primo colpo troviamo il posto che fa per noi:
i 4 camini, un locale immenso in riva al lago che mi sento di consigliare perchè è bellissimo, le porzioni sono giganti, i prezzi onestissimi, il personale super gentile e tutto è assolutamente dog-friendly.


Se il modo migliore per salutare il Trasimeno è prendersi una clamorosa ingolfata di pesce, allora così sia.
Dopo soli 2 giorni non vorremmo, ma dobbiamo tornare a casa.
Abbiamo un sacco di avventure da raccontare e ancora tantissimi cani da contagiare!