Ulisse goes to Hollywood

Esordirò mettendovi in guardia dalla possibile piega autocelebrativa che potrebbe prendere questo post ad un certo punto.
Nonostante la propensione a gallarmi non mi appartenga in generale, ci sono dei momenti della vita in cui bisogna avere il coraggio di dare a Cesare quel che è di Cesare.
Anche se Cesare siamo noi, visto che di guano addosso te ne buttano abbastanza gli altri e se ci si prende sottogamba da soli è la fine.
Sono quindi ammoniti gli haters (in italiano per i nemici dell’inglese, quelli che sdraierebbero me e i miei cani con la macchina) chè non voglio averli sulla coscienza per un reflusso di bile.

Questo per annunciarvi con gaudio che il PhotoStandard è partito alla conquista del mondo.
Ma tranquilli, io resto umile.

A chi finora non mi abbia comprensibilmente frequentato o leggendo i miei aborti fotografici photoshoppati con le scrittine fluo abbia pensato ma questi dove vogliono andà che c’hanno 60 40 anni in 2? Io adesso posso rispondere in America – coreografando a margine un elegantissimo gesto dell’ombrello, peraltro.
Inaspettatamente, il progetto nato per insegnare qualcosa a me stessa prima che agli altri e al massimo per fornire lumi a chi visitando questo blog non avesse la più pallida idea di come fosse fatto un bracco italiano, oltreoceano è stato apprezzato un kasino.

Grazie all’interessamento della sua segretaria, nonché mia strenue compagna nella lotta di partito braccofilo “meno critiche più criniere” Valerie Kessler, da inizio anno i link dei 3 episodi della saga con protagonista Ulisse di Casamassima, il bracco più gossippato ever, sono parcheggiati (e mi dicono clicckatissimi) anche sul sito del Bracco Italiano Club of America.

Non pago, il PhotoStandard è poi partito alla conquista della Bracco Italiano Society of America, dapprima come sezione vera e propria di Breed Standard,

in seguito, evolvendosi da semplice file virtuale a dispensa cartacea che è stata e sarà ancora utilizzata nei seminari di formazione dei nuovi giudici dell’AKC i quali mi è stato detto, hanno molto apprezzato l’iniziativa.
Dio benedica l’America, da oggi non solo per The Walking Dead!

Grande entusiasmo me l’hanno dimostrato anche gli inglesi che probabilmente percorreranno la stessa strada tracciata dalla BISA trasformando il progetto in un libriccino; mentre amici olandesi mi hanno proposto un ulteriore balzo evolutivo di cui spero di potervi presto mettere al corrente.
Che ve lo dico a fà son soddisfazioni!

In casa nostra invece, patria del bracco quindi tutta ggggente di un certo livello, la storia è diversa.
Nonostante le migliaia di visualizzazioni dall’Italia – rimarreste sorpresi e terrorizzati della precisione chirurgica dei rilevatori di posizione utilizzati da Google per ricavare le statistiche – i pochissimi segnali di vita da parte dei miei connazionali, indicano che la maggior parte degli italiani non è ancora pronta per approvare con serena oggettività, l’operato di due manco 30enni che propongono un’analisi “da ignoranti per ignoranti e non”, fotografando e analizzando un valido (ma impopolare) esponente di razza facendolo passare per lo standard fatto cane.
Chi cazzo ci pensiamo di essere, insomma?
Che Ulisse dopotutto non è neanche così bello ma d’altra parte ogni scarrafone è bello a mamma sua e l’arbitro è sempre un cornuto.
Che mentre noi siamo qui a pensare agli assi cranio facciali, c’è gente che col bracco ci va a caccia alla faccia nostra AHAHAHA (ma che te ridi che la caccia è chiusa?).
Che io e Andrea (sopratutto io, che ho visto per la prima volta un bracco 3 anni fa e mò sto qui a insegnare a voi, pivella che non sono altro) siamo dei quattrocchi montati che non partecipano ai raduni organizzati dalla ggggente ggggiusta reputandosi superiori. #a’stronzi!
Che il nostro blog faccccagare poi però ci copiano le foto e le postano su Instagram spacciandole per loro (si, vi ho tanato!).

Gradevolissssssimo atteggiamento questo, che ci accompagna nel quotidiano anche a mezzo commenti di facebook.
Essendo io figlia del mio tempo quindi perennemente connessa, con ambizioni da hacker, culo e camicia con Zuckerberg, con una tendenza patologica alla persecuzione sfociante sovente nello stalking silente, sono dentro ai social network – da Facebook a Pinterest- ad un livello che voi umani non potete immaginare.

Per questo mi è tristemente chiaro più che ad altri, che per lagggente normale, se una cosa non viene postata sui social, in realtà non è accaduta davvero.
Una nail art (ar cane), uno spritz, un CAC, una monta (inteso come reportage completo dell’atto sessuale, riprova di una sensibilità che la D’Urso vi fa una storia), un Nespresso con George, un esame del sangue, una bella azione di caccia, un intervento chirurgico, un 30 e lode di cazzi vostri.
Se non lo metti nel tuo status, non esiste.
Non solo, se non lo scrivi, siccome gli altri al posto tuo lo farebbero, vuol dire che TU hai qualcosa da nascondere.
Che delinqui, che c’hai la coscienza sporca, che sei un maledetto falsone che della SUA vita ci fa sapere solo quello che gli pare a lui.
E secondo me ci mancherebbe altro.
Come se la vetrina virtuale fosse un organo di controllo supremo, come se l’opinione degli altri sulla tua esistenza contasse più di quello ti dice la coscienza, come se non bastasse rendere conto a se stessi delle proprie azioni ma ci si dovesse stendere a pelle di leopardo davanti ai piedi di chi ci vorrebbe sempre proni.

E allora se vuoi essere credibbbbile, sarà meglio che tu ti attrezzi di macchina fotografica – lascia perdere l’alta definizione, non ti salverà – e ti procuri delle prove, documenti fotografici che dimostrino quanto sostieni.
Ma se fosse, meglio non si sappia in giro che sai smanettare con Photoshop.
Su di te aleggerebbe l’eterno sospetto della manomissione ad hoc della foto come accade spesso a me, che ammettendo di saperci fare abbastanza coi photo editor ne approfitto anche per confessarvi che in realtà Olena è bianco arancio!

Potrebbe farti comodo un testimone oculare.
Mi raccomando però che non sia un consanguineo, chè tua madre potrebbe aiutarti a nascondere un cadavere senza essere incriminata; o non sia uno legato a te da rapporti di amicizia, amore, fiducia e/o ritorno economico (per godere di una qualche imparziale credibilità insomma, dovete andare a caccia con gente che vi odia); non vale neanche la parola del cadavere di turno sfoggiato accanto al tuo faccione sorridente mentre lui che teneva pure famiglia è crepato di morte violenta.

Se ti dice particolarmente male finisce che ti chiedono il video.
Come se uno si aggirasse per il mondo con REC pigiato aspettando che succeda qualcosa per dimostrare agli altri che hanno a che fare con ggggente ggggiusta del loro stesso spessore.
Certo che anche il video però potrebbe essere montato ad arte, infatti me chiamavano Spielberg.
E a quel punto lì mi dispiace ma siete fottuti.
Chiudete l’account, vendete il bracco (a chi vi critica) e compratevi un carlino.