Dal DNA al CAC: lo Standard del Bracco Italiano (vol IV)

Quarto episodio, ultima parte, il capolinea.
Si chiude qui la saga dedicata all’analisi morfologica for dummies del Bracco Italiano.
Non nascondo che a volte è stata ‘na faticaccia, specialmente a questo giro che nonostante fosse il più breve si è rivelato oscuro e pieno di terrori.
Intanto perchè si parla di colori, una delle tematiche più controverse della razza data l’ampiezza della forbice che va delineandosi sempre di più – in particolar modo sui mantelli dei bianco-arancio – oltre alle evidenti quanto inesplorate implicazioni genetiche che ci sono dietro.
Lo Standard letto così, pare semplificare molto la faccenda schiaffandoci “una tonalità più o meno carica” che almeno per me non è affatto facile definire, se poi ci aggiungete che ognuno i colori li distingue a modo suo, avrete un’idea della difficoltà della mia missione.
Garantisco vostro onore, di aver fatto del mio meglio con le matite avanzatemi dalle elementari, prendetela per quello che vuol essere, l’esemplificazione di un’ idea.

E poi si parla di difetti, altro argomento completamente estraneo alla stragrande maggioranza dei bipedi cani-muniti medi.
Ammetterete infatti che è difficile sentire qualcuno snocciolare con serenità i difettucci o le imperfezioni del proprio cane, che per carità di suo è una roba che ci sta, se non fosse che per contro i cani degli altri ce l’hanno tutte, dal ginocchio della lavandaia alla psoriasi.
Sarebbe importantissimo invece, almeno per chi si mette in gioco ed è quindi un potenziale selezionatore della razza, fare della sana autocritica, ammettere a se stesso che il proprio cane perfetto non è – perchè il cane perfetto NON esiste – e comportarsi di conseguenza, a seconda della gravità del difetto di cui è portatore.
Questo non solo perchè un cane “geneticamente difettoso” che vince e quindi (teoricamente) si riproduce più degli altri rischia di trasmettere la sua pecca nascosta alle generazioni future, ma anche perchè chiunque neghi l’evidente mancata attinenza del proprio quadrupede al regolamento morfologico contravviene alla prima regola dello Standard Club: giudicare con oggettività.
L’oggettività è sia la spada che lo scudo maggiormente in grado di proteggerci dagli altri quanto da noi stessi.
Specialmente in quei contesti in cui ci si espone all’analisi super partes per eccellenza: le gare di bellezza.

Nel mulino che vorrei, le esposizioni sarebbero un momento di confronto e di crescita personale, in cui si ha la possibilità di ammirare altri esponenti di razza, informarsi sulle genealogie, cogitare sugli abbinamenti più azzeccati, magari chiedere una monta perchè alla fine quel cane li ti piace proprio e la vita è troppo breve per passarla a rosicare piuttosto che a migliorarsi.
Principalmente invece quel che succede alle esposizioni è: lagggente che si incazza ovunque.
Perchè il giudice è incompetente, perchè il ring è in pendenza, perchè il cane non è abituato a trottare con un tasso di umidità uguale o inferiore al 23, 7%, perchè all’handler gli è venuta la sciatica.
In pochi ipotizzano che in effetti il proprio cane possa essere inferiore a quello che ha portato a casa il premio, ma chi lo fa ha la mia stima più assoluta in quanto azzecca l’atteggiamento: di fronte ad un’ analisi compiuta da un arbitro la cui competenza e serietà sono comprovate, bisogna prendere il giudizio per quello che è, accettando l’eventuale superiorità altrui, congratularsi col vincitore e una volta fuori dal ring farsi un esame di coscienza.
Non c’è da arrabbiarsi, casomai da riflettere.
Perchè quel cane ha ricevuto un giudizio superiore?
Forse è costruito meglio?
Forse ha un colore più giusto?
Forse ha un movimento più naturale?
Riflettere, appunto. Porsi delle domande e darsi delle risposte costruttive, perchè non è (sempre sempre) colpa del giudice.
Se si parte invece dal presupposto che tutte le competizioni sono corrotte e tutti i giudici compiacenti, tanto vale risparmiarsi i soldi di benzina ed iscrizione e starsene direttamente a casa, che si vive bene lo stesso.

Per come la vedo io infatti è fondamentale concentrare il giudizio su noi stessi piuttosto e prima che sugli altri, sul nostro cane piuttosto e prima che su quelli degli altri.
Non a caso, la seconda regola dello Standard Club è: farsi i ca**i propri.
Questo non significa inibire le opinioni, piuttosto è un invito a concederne con parsimonia e delicatezza.
Sparare sentenze, abbandonarsi a perizie non richieste su quanto sia chiaro quell’occhio, quella coda tagliata corta o quella spalla dritta solo perchè “io dico la verità, sono oggettivo” non ci rende dei piccoli paladini dello Standard di razza, piuttosto fa di noi degli incommensurabili spaccamaroni a cui prima o poi qualcuno piazzerà uno sgabello sulle gengive. Quindi occhio.
Se non riusciamo ad esimerci dal dare un giudizio, dobbiamo partire sempre dai nostri cani.
Quando si è metabolizzato per bene il concetto, si è capito persulserio in cosa consiste un bell’esponente di razza – e non in cosa consiste quello che secondo il nostro gusto personale è un bel cane – allora si può iniziare a lavorare e nel caso qualcuno ce lo chieda, esprimere un parere.
Per risultare credibili comunque bisognerebbe che le parole andassero a braccetto con un quantitativo abbondante di fatti, altrimenti è meglio tacere dando l’impressione di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio.

Ma se io sono un neofita e di bracchi non ne capisco nulla, come devo fare?
Un modo per apprendere potrebbe essere quello di prendere il cane e sottoporlo al giudizio di esperti del settore – persone con esperienza, possibilmente persone che coi cani che hanno allevato sono andati da qualche parte – chiedendo di individuare i punti di forza del nostro soggetto, i suoi difetti, in cosa potrebbe migliorare, se vale la pena portarlo in expo e/o farlo riprodurre, se si con chi, quali caratteri sarebbero da fissare, quali da lasciarsi alle spalle.
Questo a mio avviso è l’unico modo per crescere, sviluppare un occhio critico equilibrato, costruirsi un bagaglio di conoscenze e non farsi demolire dagli invidiosi.

Se avete seguito il PhotoStandard fino alla fine, significa che come me avete voglia di imparare e credo non esista approccio migliore.
Certo, leggere 4 articoli in croce sul tema non fa di noi degli espertoni ma spero almeno di avervi dato uno spunto ed invogliato a proseguire la conoscenza della materia, magari buttandosi sulla pratica attraverso una conoscenza diretta di quello che finora è stata pura teoria.
Se invece siete di quelli che si sono sciroppati foto su foto di Uli per coglierci in fallo e riempirsi la giornata sguazzando nella bile, vi suggerisco di rileggere quanto sopra controllando il livello di batteria rimasta ed eventualmente collegare il cervello alla presa elettrica più vicina.
In entrambi i casi vi ringrazio per avermi dedicato un po’ del vostro tempo e della vostra attenzione…della quale approfitterò per altri 10 secondi al fine di segnalarvi l’immensa soddisfazione di venire a sapere che la Società specializzata oltreoceano “The Bracco Italiano Society of America” ha adottato la versione inglese del PhotoStandard nel proprio sito ufficiale.
Se siete anglofoni da oggi potete gustarvela anche qui: Bracco Italiano Society of America- Breed Standard

Lunga vita e prosperità!

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Pelle
Consistente ma elastica, più fine sulla testa, alla gola, alle ascelle, ed alle parti inferiori del tronco; le mucose esterne devono avere il colore in relazione al colore del manto, mai con macchie nere. Le mucose interne della bocca sono rosee; nei roano o bianco marrone sono talvolta leggermente maculate di bruno o marrone pallido.

Pelo
Corto, fitto e lucente, più fine e raso sulla testa, sulle orecchie, sulla parte anteriore degli arti e sui piedi.

Colore
Bianco, bianco con macchie più o meno grandi e di colore arancio o ambra più o meno carico, bianco punteggiato di arancio pallido (melato),

bianco con macchie più o meno grandi di colore marrone, bianco punteggiato di marrone (roano-marrone),

in questa ultima combinazione di colore, un riflesso metallico è apprezzato, parimenti apprezzato il marrone di tonalità calda che richiama il color tonaca di frate.

Rosco di Montericco

preferita la maschera facciale simmetrica, tollerata l’assenza di maschera.

Taglia & Peso
Altezza al garrese fra i 55 ed i 67 cm preferibilmente l’altezza dei maschi va dai 58 ai 67 e quella delle femmine dai 55 ai 62.

Peso fra i 25 e 40 kg, in proporzione all’altezza.


N.B.
Solo i soggetti funzionali, clinicamente sani e tipici, devono essere adibiti alla riproduzione.
I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto.

 

DIFETTI

Ogni deviazione dalle caratteristiche indicate nella descrizione delle varie regioni costituisce un difetto, che deve essere penalizzato nel giudizio in riferimento alla sua gravità, alla sua diffusione e alle conseguenze sulla salute, sul benessere del cane e sulla capacità di svolgere il suo lavoro tradizionale.

Difetti gravi

Pelle sovrabbondante che determina esagerata giogaia, o giogaia indivisa e parecchie rughe sulla testa

Code curvate all’insù altamente indesiderabili

Prognatismo accentuato.

Altezza al garrese 2 cm in meno o in più dei limiti previsti.

Difetti eliminatori

I soggetti aggressivi o estremamente timidi, o che presentino in modo evidente delle anormalità d’ordine fisico o comportamentale saranno squalificati

Naso fesso,

convergenza degli assi cranio facciali
[“prolungando la linea superiore della canna nasale questa esce al di sotto dell’apofisi occipitale”]

 occhi gazzuoli,

la colorazione di default per gli occhi del bracco italiano è definita “ocra più o meno scuro o marrone a seconda della colorazione del mantello”. Costituiscono quindi un difetto gli occhi che presentino tonalità più chiare ovvero quelle che vanno dal giallo (occhio a civetta) al giallo-verde, al grigio, all’azzurro. Nella versione inglese dello Standard però, ad occhio gazzuolo corrisponde la dicitura “wall eye”, fenomeno genetico per cui il cane presenta solitamente un occhio marrone ed uno azzurro.

 enognatismo,

 monorchidismo & criptorchidismo,

  depigmentazione totale del tartufo o delle palpebre,

 mantello nero, **

 bianco e nero,

 tricolore,

⇒ unicolore

i colori e il disegno del manto vogliono esemplificare il concetto di tricolore inteso come soggetto che presenti 3 colori, qualunque essi siano e comunque essi compaiano (vedi anche focature).

 focature evidenti

* Che cosa sono le focature?

 mucose, pelle e suoi annessi con tracce di nero.

** la colorazione uniforme del manto è una mia scelta che mira ad esprimere maggiormente il tono di colore; il manto nero, fulvo e nocciola che si presentino anche in maniera non uniforme nel manto sono comunque difetti da squalifica.

 

THE END

Dal DNA al CAC: lo Standard del Bracco Italiano (vol III)

Dal DNA al CAC: lo Standard del Bracco Italiano (vol II)

Dal DNA al CAC: lo Standard del Bracco Italiano (vol I)